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Il riarmo di Berlino, il futuro di Fcas e Mgcs, il ruolo dell’Italia. L’analisi di Dottori (Limes)

Mgcs

Che cosa cambia nella difesa europea con il riarmo deciso dalla Germania? Le tesi di Germano Dottori, analista politico e consigliere scientifico della rivista Limes, sull’ultimo numero della rivista di geopolitica

 

Sulla difesa la Germania si divincolerà dall’asse con la Francia e punterà all’Italia?

Il piano di riarmo della Germania, che ha stanziato 100 miliardi per rafforzare l’esercito in risposta all’invasione russa dell’Ucraina stravolgerà gli attuali equilibri delle relazioni industriali nel settore difesa?

“Per il futuro è probabile che i tedeschi cercheranno di utilizzare la massa finanziaria messa a disposizione della loro difesa per promuovere l’aggregazione di poli produttivi europei da loro guidati, ponendo in termini nuovi le relazioni bilaterali intrattenute con la Francia e con l’Italia nel settore dei materiali d’armamento”. È quanto sostiene Germano Dottori, analista politico e consigliere scientifico della rivista Limes, sull’ultimo numero della rivista “La cortina d’acciaio”.

Come ricorda Dottori al momento l’asse franco-tedesco nella difesa si poggia su due programmi: il Fcas, futuro caccia di sesta generazione e l’Mgcs, carro armato di prossima generazione (Main battle tank).

“Tutti questi progetti sono stati concepiti in un contesto economico e industriale evidentemente molto diverso, che l’incremento delle spese militari tedesche è destinato a stravolgere” aggiunge Dottori.

E come si posizionerà l’Italia? “Dalla soluzione che verrà data al caso Oto Melara-Wass capiremo da che parte spira il vento” evidenzia l’analista.

Dopo aver perfezionato l’acquisizione del 25,1% di Hensoldt, società  tedesca di elettronica della difesa, Leonardo sta cercando di vendere le due controllate armamenti terrestri e navali. E tra gli offerenti c’erano il consorzio franco-tedesco Knds da una parte e il colosso nazionale della cantieristica Fincantieri dall’altra l’anno scorso. Ma a fine maggio è arrivata anche l’offerta di un altro player tedesco: Rheinmetall Italia.

Tutti i dettagli.

FCAS E MGCS IN DIFFICOLTÀ?

“In questo campo, i primi dossier a risentire delle nuove ambizioni di Berlino saranno verosimilmente quelli relativi al nuovo carro da battaglia europeo [Mgcs ndr], che dovrebbe sostituire i Leopard II tedeschi e i Leclerc francesi, e al cosiddetto Fcas: ovvero il caccia di sesta generazione destinato a sostituire gli Eurofighter Typhoon della Lutwaffe, i Rafale dell’Armée de l’Air e gli Ef-18 Hornet spagnoli, teoricamente concorrente del Tempest che verrà invece prodotto da Gran Bretagna, Italia e Svezia, con una partecipazione del Giappone al momento limitata, ma di cui non si esclude l’ampliamento” segnala Dottori.

Entrambi i programmi stanno arrancando al momento. Tanto che di recente, Éric Trappier il ceo di Dassault (azienda aeronautica francese che guida il programma Fcas insieme a Airbus e Indra) ha affermato che il decennio del 2040 fissato per l’operatività del New Generation Fighter è ormai irraggiungibile a causa della sostanziale stasi in cui versa il programma.

LE RIPERCUSSIONI PER ROMA

E secondo Dottori “le ripercussioni che sicuramente saranno avvertite anche nel nostro paese, che per ora si è legato in via principale alla Francia tramite la firma del trattato del Quirinale, attualmente ancora all’esame del parlamento per l’autorizzazione alla ratifica ma al quale si sta già dando informalmente attuazione. Ancorché iscritta nel quadro europeo, la cooperazione rafforzata italo-francese ha di fatto introdotto uno schema di concertazione preventiva tra Roma e Parigi che investe la sicurezza, la difesa e lo Spazio, con forti riflessi industriali. La Francia ha voluto fortemente l’intesa nel tentativo di bilanciare con l’apporto italiano lo squilibrio esistente nelle sue relazioni con la Germania, trovando orecchie sensibili nel nostro paese, egualmente desideroso di non farsi schiacciare da Berlino”.

Pertanto, secondo l’analista la difesa italiana è ben attenta a intessere legami sia con la controparte francese sia con la tedesca e non solo. Dottori ha ricordato infatti che il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha confermato lo scorso maggio in audizione in Parlamento “come in realtà le collaborazioni italo-francesi fossero già molto estese e, soprattutto, rivelando che il governo stesse ipotizzando di esplorare la possibilità di stringere intese analoghe al trattato del Quirinale con Spagna e Germania”.

Di recente Guerini è tornato di recente sul tema del consolidamento della difesa europea nel colloquio telefonico con il Commissario per il Mercato Interno Ue, Thierry Breton.

Il nostro Paese è pronto “ad assumere un ruolo da protagonista nel grande progetto di costruzione della Difesa europea”, e questo soprattutto grazie alla “forza dell’industria italiana nel settore della Difesa, funzionale al rafforzamento della base tecnologica e industriale europea”. Il ministro italiano ha ribadito nuovamente l’importanza di “creare sinergie, all’interno di un modello di mercato cooperativo”. “Il consolidamento dell’autonomia europea nei settori industriali strategici è un progetto in cui l’Italia crede molto – ha aggiunto Guerini – si tratta di un lavoro da fare insieme, con grande serietà e impegno, in pieno spirito di coesione e unità di intenti”.

LA STRATEGIA DELLA DIFESA ITALIANA

“In altre parole, la strategia italiana di autotutela nazionale sarebbe ancora una volta quella che passa per l’allestimento di una rete di rapporti in cui la rilevanza politica e strategica dell’apertura fatta nei confronti di un partner viene bilanciata dallo stabilimento di relazioni egualmente forti con altri in grado di equilibrarlo. Non è chiaro se i francesi gradiranno questo nostro approccio, ma potremo sempre replicare a eventuali rilievi osservando come anche Parigi abbia fatto la stessa cosa nei confronti di tedeschi e spagnoli” ha ribadito Germano Dottori.

Dunque per il consigliere di Limes “Tenteremo di negoziare con gli uni e con gli altri le condizioni migliori di accesso ai raggruppamenti in via di gestazione attorno ai programmi più ambiziosi, cercando di salvaguardare nei limiti del possibile ciò che resta della nostra «sovranità tecnologica» nelle nicchie più sensibili dell’industria aerospaziale e dei materiali d’armamento, cedendola invece dove il nostro paese sia in sensibile ritardo e non abbia più la possibilità di rimanere competitivo”.

IL DOSSIER OTO MELARA-WASS

“Dalla soluzione che verrà data al caso Oto Melara-Wass capiremo da che parte spira il vento” ha sentenziato Dottori.

Come detto all’inizio, gruppo della difesa tedesco Rheinmetall vuole investire in Italia acquistando fino al 49% di Oto Melara, la controllata armamenti terrestri messa in vendita da Leonardo insieme all’altra unità Wass.

A fine maggio l’azienda guidata da Armin Papperger ha presentato un’offerta non vincolante a Leonardo del valore tra 190 e 210 milioni di euro per la ex Oto.

L’ultima parola spetta comunque al governo, che controlla Leonardo (attraverso il Mef al 30%). “L’obiettivo è lavorare al mantenimento di un presidio nazionale aperto alla cooperazione industriale europea” aveva evidenziato lo scorso novembre il ministro della Difesa Guerini, interpellato sul dossier Oto Melara.

INSOSTITUIBILE L’APPARTENZA ALLA NATO

Infine, in qualsiasi direzione si muoverà l’Italia sulla difesa, non si può prescindere dalla cornice Nato.

“La sensazione, però, è che ci barcameneremo non solo tra francesi e tedeschi, ma altresì con americani, britannici e israeliani, forse persino con i turchi, cooperando con ciascuno su progetti diversi. Tale circostanza concorrerà a enfatizzare una volta di più il carattere insostituibile che ancora riveste per noi italiani l’appartenenza all’Alleanza Atlantica, unico contenitore nel quale queste spinte divergenti potranno essere in qualche modo gestite e armonizzate nel prossimo futuro” ha concluso Germano Dottori.

 

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