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Il game over dei dazi potrebbe costare caro a Trump, Nintendo fa causa alla Casa Bianca

Oltre 1.000 aziende intendono trascinare nell'aula della Corte per il Commercio Internazionale degli Stati Uniti l'amministrazione Trump perché con il tratto di penna del giudice delle leggi statunitensi sarebbe venuto meno ogni appiglio giuridico a sostegno dei dazi pagati fin qui: oltre a Nintendo si sono mossi il colosso francese del beauty L'Oréal, la catena statunitense di ipermercati Costco e lo spedizioniere americano FedEx. Per il gigante giapponese dei videogiochi il danno totale è di 200 miliardi di dollari

Secondo il colosso nipponico dei videogame Nintendo la sentenza della Corte Suprema che lo scorso venerdì 20 febbraio ha bocciato la misura dei dazi ai sensi dello Ieepa (International Emergency Economic Powers Act, ossia la legge federale che conferisce al presidente ampi poteri per regolare il commercio e le transazioni finanziarie in risposta a minacce “insolite e straordinarie” alla sicurezza nazionale), significa non solo lo stop alla riscossione – sebbene, nel frattempo, l’amministrazione Trump sia corsa ai ripari e abbia fatto entrare in vigore nuovi dazi, la cui base giuridica è la Section 122 – ma anche e soprattutto avere in capo il diritto di chiedere indietro le somme versate senza però che l’attuale inquilino della Casa Bianca avesse titolo per imporle.

NINTENDO FA CAUSA ALL’AMMINISTRAZIONE TRUMP

Già lo scorso anno Nintendo aveva dichiarato che i dazi doganali avessero danneggiato i propri affari nel Paese nordamericano, causando la sospensione dei preordini della sua nuova console Switch 2, uscita nel giugno 2025 e prodotta in Vietnam e altri Paesi asiatici ai quali Donald Trump aveva alzato alle dogane gli alti muri della propria economia protezionistica.

UN DANNO DA DUECENTO MILIARDI DI DOLLARI

La Casa di Kyoto, che nel documento visionato da alcuni media statunitensi individua tra i responsabili il rappresentante commerciale Usa, Jamieson Greer, il segretario al Commercio, Howard Lutnick, il segretario al Tesoro, Scott Bessent e Kristi Noem (l’ex segretario alla Sicurezza interna degli Stati Uniti recentemente licenziata da Trump) non dettaglia almeno secondo quanto è stato riportato l’ammontare dell’esatto danno patito, limitandosi a ricordare che in totale nelle casse dell’erario americano sarebbero arrivati qualcosa come 200 miliardi di dollari non dovuti.

Una stima di gran lunga superiore alla forbice tra 130 e 170 miliardi stimata in precedenza legata appunto alle somme incassate dagli Usa e che ora le aziende di tutto il mondo potrebbero rivolere indietro. La società hi-tech sostiene che il tribunale deve intervenire in merito alla richiesta di rimborso “entro due anni dal sorgere della causa della prima azione”.

CHI SI MUOVE CONTRO I DAZI

Il rischio per il fisco nordamericano è che la guerra dei dazi lasci ora il posto a un conflitto di carte bollate che porti a esorbitanti richieste di risarcimento. Due dozzine di Stati americani hanno già intentato causa contro i nuovi dazi che il presidente americano ha imposto dopo l’intervento della Corte Suprema questa volta utilizzando la Section 122 come base legale. Anche adesso governatori e Procuratori generali sostengono non solo che non ne avesse titolo ma che con il suo agire stia ipotecando la solidità dell’economia Usa.

Parallelamente, oltre 1.000 aziende intendono trascinare nell’aula della Corte per il Commercio Internazionale degli Stati Uniti l’amministrazione Trump perché con il tratto di penna del giudice delle leggi statunitensi sarebbe venuto meno ogni appiglio giuridico a sostegno dei dazi pagati fin qui: oltre a Nintendo si sono mossi il colosso francese del beauty L’Oréal, la catena statunitense di ipermercati Costco, il produttore britannico di aspirapolveri Dyson, il fabbricante di lenti a contatto Bausch + Lomb, il produttore di pneumatici Goodyear e lo spedizioniere americano FedEx.

NINTENDO CONTRO TRUMP ANCHE PER I POKéMON

Ma i dazi non sono il solo motivo per cui Nintendo e l’amministrazione Trump potrebbero fronteggiarsi in Tribunale. La Casa di Kyoto non ha infatti gradito la comunicazione “istituzionale” che, prendendo di peso immagini, grafiche e loghi di un videogame a tema Pokémon fresco di distribuzione, Pokopia, srotola sui social della Casa Bianca il solito slogan “make America great again“.

La comunicazione ufficiale della Casa Bianca

“Non siamo stati coinvolti nella sua creazione o distribuzione, e non ci è stata concessa alcuna autorizzazione per l’utilizzo della nostra proprietà intellettuale”, ha dichiarato la portavoce di The Pokémon Company, Sravanthi Dev. “La nostra missione è unire il mondo, e questa missione non è affiliata ad alcuna visione o programma politico”.

Il videogioco Nintendo cui gli strateghi social si sono evidentemente ispirati

Cosa c’entrino i Pokémon ben visibili sullo sfondo con la comunicazione Maga è difficile da dirlo, anche perché si tratta di una proprietà intellettuale tutta nipponica, ma nonostante il nome del videogame cui si sono rifatti gli strateghi social trumpiani, Pokopia, appare evidente chi ha copiato chi…

 

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