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I Roomba diventano cinesi e negli Usa si sta attenti che non aspirino dati americani

I famosi robottini americani per la pulizia domestica da oggi parlano cinese. E dato che sono un concentrato di tecnologia con "occhi e orecchie" il nuovo apparato aziendale prevede una struttura ad hoc sulla falsariga di quella predisposta per TikTok che abbia sede negli States comandata da statunitensi che gestisca i dati dell'utenza statunitense per ridurre il rischio che informazioni riservate finiscano in Cina. Prime crepe nell'autarchia trumpiana?

iRobot, l’azienda produttrice dell’aspirapolvere Roomba, è più di una azienda tecnologica costretta alla bancarotta, ai sensi del capitolo 11 della legge fallimentare degli Stati Uniti. Rischia di essere il paradigma dello spauracchio che aleggia negli Usa: un’azienda in salute finita fuori strada dopo essere stata superata a destra a destra dall’innovazione made in China che si è rivelata più agguerrita e competitiva.

Come se non bastasse, l’avversario cinese non s’è limitata a sbaragliare la rivale americana: Shenzhen Picea Robotics, il principale produttore a contratto di iRobot, ha acquistato infatti gli asset del proprio cliente. Insomma, i cinesi sono i nuovi proprietari dell’azienda fondata nel 2002 e che pareva destinata a grandi cose, se si considera che “Roomba” è presto diventato il nome comune per identificare l’intero genere di aspirapolveri automatizzati (oggi per lo più asiatici) proprio come “Nutella” in tutto il mondo indica la crema di nocciole.

TIKTOK HA FATTO SCUOLA E FORD SI METTE IN SCIA

L’avanzata cinese fa paura agli americani. E non solo perché sbaraglia le aziende statunitensi. In ambito automotive pare che il Ceo di Ford, Jim Farley, abbia chiesto e ottenuto un incontro con l’amministrazione Trump durante la quale ha proposto di realizzare una cornice normativa che consenta alle Case cinesi di vendere negli Usa a patto che producano in loco e soprattutto vengano obbligate a fondersi in joint venture con le omologhe americane la cui quota di maggioranza sia nelle mani degli statunitensi.

In questo modo, avrebbe spietato Farley, si eviterebbero temuti casi di spionaggio e concorrenza sleale ma soprattutto si permetterebbe agli statunitensi di ficcanasare nel know-how maturato in Cina che oggi rende le auto asiatiche inarrivabili per i costruttori occidentali.

I ROOMBA MADE IN USA SARANNO CONTROLLATI IN AMERICA

TikTok ha aperto a un nuovo modo di fare affari con il rivale che oggi vanta non solo i capitali, ma anche l’expertise tecnologica. Bisogna dunque agire con pragmatismo replicandone il modello. Per questo il futuro del produttore dei Roomba non deve essere inteso come “cinese” in senso stretto: nascerà iRobot Safe Corporation, nuova controllata con sede negli Stati Uniti, che avrà un solo scopo gestire e supervisionare i dati dei consumatori americani.

I robottini per le pulizie, per quanto apparentemente inoffensivi, sono altamente sofisticati: hanno occhi, orecchi e la capacità di mappare. Il timore di Washington è che, oltre alla polvere, aspirino anche informazioni. Da qui la soluzione ponte: una azienda nel territorio Usa, sottoposta alle leggi Usa, che faccia da filtro tra l’utenza Usa e la proprietà americana.

IL CONSUMATORE AMERICANO PUÒ STARE TRANQUILLO. MA L’INDUSTRIA USA?

Per assicurare tutto questo e calmare le ansie statunitensi è stato garantito che questo particolare trait d’union amministrativo tra le due sponde dell’Oceano Pacifico sarà guidato da un consiglio di amministrazione indipendente composto da cittadini statunitensi.

Shenzhen Picea Robotics, che produce pure per Karcher, Anker, Electrolux, Whirlpool, Xiaomi, Philips e Haier, ha anche garantito che iRobot manterrà il proprio quartier generale a Bedford, nel Massachusetts: insomma, i Roomba continueranno a essere sviluppati negli Usa per gli Usa. E questo a quanto pare fa dormire sonni tranquilli gli americani che dimenticano però che il vero problema è un altro: la Cina sta facendo shopping di aziende occidentali perché ha prodotti tecnologicamente avanzati coi quali è impossibile competere.

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