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Guerra Ucraina, Cisco ha lasciato davvero la Russia?

Cisco

Cisco crolla in Borsa: la trimestrale delude le aspettative del mercato. Eppure secondo secondo la stampa ucraina, la multinazionale continua l’attività in Russia nonostante l’annuncio del ritiro

 

Si alza la pressione su Cisco Systems.

Giovedì scorso le azioni della multinazionale attiva nei servizi e nei prodotti ad alta tecnologia hanno toccato il minimo di 18 mesi dopo che la società ha avvertito della persistente carenza di componenti, preoccupando Wall Street su come le esportazioni potrebbero soffrire a causa delle restrizioni Covid della Cina e della crisi ucraina.

Il titolo della società californiana ha perso il 14,3%, scendendo ai minimi dell’ultimo anno. Come ha riportato Radiocor, Cisco ha generato ricavi più bassi delle attese nel primo trimestre del 2022 e prevede per l’attuale un inaspettato calo delle vendite.

La società con sede a San Jose, in California, ha subito un colpo di 200 milioni di dollari dopo aver cessato le attività in Russia e Bielorussia lo scorso trimestre.

Infatti il 3 marzo Cisco ha annunciato è la sospensione delle operazioni commerciali in Russia a causa dell’invasione dell’Ucraina.

Eppure non è così secondo l’inchiesta condotta dal blogger ucraino Anton Shvets e pubblicata da Euromaidanpress. Circa il 20% dell’infrastruttura di rete russa si basa sulle apparecchiature di questo gigante tecnologico. Shvets ha chiamato i distributori ufficiali di Cisco in Russia che hanno confermato che le apparecchiature Cisco potevano essere ordinate nel paese. Proseguono sia le forniture che la manutenzione di queste apparecchiature in Russia.

Tutti i dettagli.

LA TRIMESTRALE DI CISCO

Dal 1 gennaio al 31 marzo 2022, Cisco ha registrato un utile adjusted di 87 centesimi, contro gli 86 attesi, su ricavi di 12,84 miliardi, contro i 13,34 miliardi previsti dagli analisti. I ricavi sono in linea con i risultati di un anno prima, mentre nel trimestre precedente erano cresciuti del 6%. Per l’attuale trimestre, il quarto del suo anno fiscale, Cisco prevede un utile adjusted di 76-84 centesimi e un calo dei ricavi rispetto a un anno prima dell’1-5,5%. Gli analisti attendevano previsioni per un utile adjusted di 92 centesimi su ricavi di 13,87 miliardi, pari a un +6%. Il titolo di Cisco, dall’inizio dell’anno ha perso il 23%.

IL RITIRO DALLA RUSSIA (E DALLA BIELORUSSIA)

In particolare, le entrate del terzo trimestre hanno subito una perdita da 200 milioni di dollari a causa della guerra in Ucraina.

E il 3 marzo Cisco ha annunciato che la società interromperà tutte le operazioni commerciali in Russia e Bielorussia. L’amministratore delegato di Cisco Chuck Robbins ha dichiarato allo staff in una lettera che “Cisco sta interrompendo tutte le operazioni commerciali in Russia e Bielorussia e continuerà a concentrarsi sul supporto dei nostri dipendenti, clienti e partner ucraini fornendo aiuti umanitari e accelerando i nostri sforzi per proteggere le organizzazioni in Ucraina dalle minacce informatiche. Siamo con l’Ucraina e condanniamo questa guerra ingiustificata”.

COSA EMERGE DALL’INCHIESTA DI EUROMAIDAN PRESS

In realtà, non è proprio così.

Tutte le infrastrutture di rete più o meno complesse in qualsiasi azienda seria utilizzano soluzioni Cisco in Russia. Il sistema di pagamento russo MIR, che la Russia ha utilizzato dopo la decisione di abbandonare Visa e Mastercard, si basa sulle soluzioni Cisco. Anche una delle più grandi banche russe, Sberbank, utilizza le soluzioni Cisco nei suoi data center.

MANUTENZIONE IN CORSO PER LE APPERECCHIATURE

Come emerge dall’inchiesta di Euromaidan Press, sito web del media ucraino in lingua inglese, molti siti web di distributori ufficiali Cisco continuano a funzionare. Ad esempio, un messaggio sul sito cisco-russia.ru.com, uno dei rappresentanti ufficiali di Cisco, conferma esplicitamente questo fatto: “Cisco Russia continua a lavorare e supportare clienti e partner. Siamo pronti a selezionare l’attrezzatura per il vostro compito e a fornire una consulenza tecnica. Verificare telefonicamente le nuove condizioni di fornitura con il gestore”.

Ciò dimostra che la società americana mantiene ancora lì le sue apparecchiature. Questo è possibile perché opera non solo direttamente, ma attraverso una vasta rete di rivenditori e distributori che continuano a collaborare con le società russe.

Euromaidan Press ha controllato molti siti web di distributori ufficiali della società e ha scoperto che continuano a funzionare. “Non basta rifiutare di firmare nuovi contratti in Russia. È necessario interrompere il supporto dell’infrastruttura precedentemente sviluppata, abbandonare i progetti avviati e interrompere l’assistenza e la manutenzione. E, soprattutto, astenersi dal prolungare i contratti già firmati” spiega la testata.

Pertanto, la sede centrale di Cisco in Russia può essere dismessa, ma non si traduce con l’interruzione totale. Secondo la testata ucraina, “attualmente quasi il 20% dell’intera infrastruttura di rete russa si basa su apparecchiature Cisco. Se la società avesse effettivamente ritirato i suoi affari dalla Russia, le conseguenze per il regime di Putin sarebbero state immense”.

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