Nell’ultimo periodo, com’è noto, l’AI di Elon Musk integrata anche su X (social network sempre dell’imprenditore sudafricano) ha impensierito decine e decine di aziende, centinaia di associazioni, milioni di utenti e persino molteplici governi perché lasciata libera di creare deepfake a sfondo sessuale – ovviamente dietro indicazione degli utenti -, persino con soggetti minorenni. A stupire gli osservatori il fatto che, mentre in giro per il mondo diversi legislatori sono intervenuti iniziando a mettere mano a testi di legge che arginassero il fenomeno, xAI facesse spallucce. Almeno fino all’intervento di un’altra Big Tech statunitense che è riuscita a moderare, nel giro di poco tempo, la sboccata AI muskiana. Chi ha agito e soprattutto come?
Ireland’s Data Protection Commission (DPC) has opened a formal investigation into X over Grok “undressing people” on demand – including children – using AI. The inquiry covers four #GDPR pillars: principles of data processing, lawfulness of processing, privacy by design, and the…
— Lukasz Olejnik (@lukOlejnik) February 17, 2026
APPLE HA MESSO LA MUSERUOLA A GROK?
A rivelarlo è stata l’emittente americana NBC che ha potuto visionare un documento in cui Apple ha spiegato ai senatori USA come ha agito in celerità per spingere Grok (e chi ne tiene le redini) a più miti consigli. In verità quanto rivelato girava ufficiosamente per il Web da diverse settimane, ma il reportage della testata americana è comunque importante perché porta in superficie lo scontro carsico tra Cupertino e Grok.
Si ha dunque conferma di continui contatti tra Apple e la software house di Grok (coinvolti naturalmente pure i responsabili della piattaforma X) nei quali, semplicemente, Cupertino ha minacciato di rimuovere le applicazioni dal proprio App Store se non fossero prontamente arrivate contromisure per eliminare la produzione di deppfake a sfondo sessuale.
IL RISCHIO DI PERDERE LA VETRINA PER iOS
Un ricatto si dirà. No, in quanto Apple ha dalla sua i contratti che tutte le software house devono firmare se vogliono esporre i propri software sulla sua vetrina. Vetrina che, essendo legata a doppio filo al mondo iOS, rappresenta una buona parte dei device in circolazione ed è dunque fondamentale per la circolazione delle app.
I reiterati deepfake a sfondo sessuale di Grok costituirebbero vere e proprie “violazioni alle linee guida” e questo concedeva su carta ad Apple la possibilità di premere il fatidico “bottone rosso” che avrebbe espulso sia l’Intelligenza artificiale sia X dall’App Store, procurando a entrambe le aziende di Musk danni incalcolabili.
IL CONFRONTO AVVENUTO DIETRO LE QUINTE
Il documento visionato dalla NBC mostra di un colloquio carsico che si è protratto: “Così – si legge in merito alla ricostruzione che Apple ha fornito al Senato statunitense – abbiamo respinto Grok e abbiamo informato lo sviluppatore che sarebbero state necessarie delle modifiche ulteriori per rimediare alle violazioni, altrimenti l’app sarebbe stata rimossa dall’App Store. […] A seguito di ulteriori modifiche apportate dallo sviluppatore di Grok, abbiamo appurato che Grok era migliorata in modo sostanziale e pertanto abbiamo approvato l’ultima versione che ci è stata consegnata”.
LE MINACCE SONO SERVITE
Contestualmente, le aziende riconducibili a Elon Musk comunicavano al resto del mondo di avere implementato misure tecnologiche tali da impedire a Grok di modificare le immagini di persone reali, ovvero di rimuovere loro i vestiti, e soprattutto annunciando che sarà ritenuto responsabile direttamente l’utente che prova a violare le nuove regole comportamentali impartite all’Intelligenza artificiale.







