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Perché il comitato Ue per la privacy borbotta su Google e Fitbit

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Google Fitbit

L’European Data Protection Board (Edpb) ha avvertito che l’accordo tra Google per inglobare Fitbit, società leader nel settore dei dispositivi wearable dedicati al fitness, potrebbe rappresentare un rischio per la privacy

Non così in fretta sui dati sanitari. Ieri l’European Data Protection Board (Edpb) ha avvertito dei rischi per la privacy circa l’offerta di Google per acquisire Fitbit, pioniere del tracciamento del fitness. Secondo l’ente Ue per la privacy l’acquisizione di Fitbit rappresenta un rischio dal momento che raccoglierà i dati sulla salute e l’attività di milioni di utenti.

Lo scorso novembre Google ha ufficializzato l’accordo. In questo modo Big G tenta di accorciare le distante con Apple e Xiaomi nel mercato dei fitness tracker.

L’ALLARME DELL’ENTE EUROPEO PER LA PRIVACY

“Si teme che l’eventuale ulteriore combinazione e accumulo di dati personali sensibili riguardanti le persone in Europa da parte di una grande azienda tecnologica potrebbe comportare un elevato livello di rischio per i diritti fondamentali alla privacy e alla protezione dei dati personali”, ha affermato l’Edpb nella sua dichiarazione. L’Edpb è un organo indipendente della Commissione europea, il regolatore antitrust dell’Ue, ma fornisce consulenza sull’applicazione della legge sulla protezione dei dati.

Pertanto ha esortato Google e Fitbit a valutare i loro requisiti di privacy dei dati in modo trasparente e mitigare i possibili rischi per la protezione dei dati prima di richiedere l’approvazione dell’antitrust europeo.

L’ACQUISIZIONE DI FITBIT

L’acquisizione di 2,1 miliardi di dollari del produttore di smartwatch e fitness tracker aggiungerebbe i dispositivi indossabili al business dell’hardware di Google. Inoltre l’accordo favorisce le ambizioni della controllante di Google Alphabet di espandersi nel settore sanitario aggiungendo dati dagli oltre 28 milioni di utenti di Fitbit. Secondo International Data Corp., Fitbit era al quarto posto nel mercato dei dispositivi indossabili da aprile a giugno del 2019, dietro Xiaomi, Apple e Huawei.

LA REPLICA DI GOOGLE

“Proteggere le informazioni delle persone è fondamentale per ciò che facciamo e continueremo a lavorare in modo costruttivo con i regolatori per rispondere alle loro domande”, ha replicato il gigante tecnologico in una nota.

A novembre le due società hanno promesso che i dati degli utenti Fitbit “non verranno utilizzati per gli annunci Google” e che i clienti saranno in grado di “rivedere, spostare o eliminare i propri dati”.

Tuttavia, secondo alcuni analisti, anche senza utilizzare i dati Fitbit per gli annunci, Google potrebbe trarne vantaggio. Avere un dispositivo Google al polso potrebbe indurre chi lo indossa a utilizzare più servizi Google, il che rafforzerebbe l’attività pubblicitaria core business.

LA LENTE DEI REGOLATORI SU GOOGLE

Il colosso di Mountain View è già sotto inchiesta, insieme a Facebook, da parte dell’antitrust Ue. A dicembre Bruxelles ha confermato un’indagine sulle pratiche di raccolta dei dati di Google e Facebook. Attraverso l’indagine la Commissione europea intende approfondire le implicazioni sulla concorrenza dei giganti della tecnologia che raccolgono enormi quantità di dati.

Nel frattempo, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta già esaminando separatamente l’acquisizione di Fitbit da parte di Big G.

LA POSIZIONE DELL’ANTITRUST UE

Come riporta Reuters, ieri la Commissione europea, in un commento via e-mail, ha dichiarato che non è stato ancora ufficialmente informata. “Spetta sempre alle aziende notificare alla Commissione europea le transazioni con una dimensione europea”, ha aggiunto.

Non è ancora chiaro dunque se l’acquisizione dovrà affrontare la revisione del controllo delle concentrazioni nell’Ue. Ma è probabile. All’indomani dell’annuncio di Google, la vicepresidente della commissione Ue responsabile per la concorrenza Margrethe Vestager, aveva espresso timori per le grandi aziende guidate dal desiderio di combinare i dati degli utenti. I funzionari europei “si preoccupano quando le aziende si fondono a causa dei dati” ed esamineranno il “potenziale rischio di danneggiare la concorrenza o innescare problemi di privacy”.

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