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Google diventerà un editore a tutto tondo grazie all’AI giornalista?

Google si fa editore e svela ad alcune testate statunitensi la propria redazione di intelligenze artificiali. È il progetto Genesis, che ha sorpreso chi ha assistito alla presentazione ma non ha convinto del tutto...

 

Quella tra Google e il mondo dell’editoria è una lunga storia d’amore e odio. Basti pensare al recente regolamento del’Agcom che prevede un equo compenso che le piattaforme devono dare agli editori, che negli Usa si è trasformato in un assegno di appena 100 milioni di dollari in tre anni a favore del New York Times, o, guardando al Canada, al recentissimo Online News Act che costringe le Big Tech a negoziare accordi commerciali per pubblicare contenuti giornalistici. Si spiega insomma perché Google voglia diventare un editore autonomo, grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale.

LE NOTIZIE? SI FABBRICANO IN CASA

Purtroppo nemmeno l’arrivo di un simile colosso economico nel mondo del giornalismo sembra garantirà nuovi posti di lavoro, perché il Google – editore più che a professionisti in carne e ossa intende puntare tutto sull’IA.

È questo in soldoni l’obiettivo del progetto cullato in quel di Mountain View, parallelamente all’altra IA svezzata in fretta e furia per competere col ChatGpt di Microsoft, ovvero Bard. Nome in codice dell’IA scribacchina? Genesis.

COSA SAPPIAMO SU GENESIS

Da quanto si apprende, lo sviluppo sarebbe ormai in una fase avanzata, tanto che Google avrebbe già iniziato le presentazioni  a diverse testate statunitensi, come il New York Times, il Wall Street Journal e il Washington Post.

Chi ha assistito alla presentazione riporta che Genesis sarebbe in grado di creare testi a partire dai dati che le vengono forniti, sia che si tratti di eventi attuali, sia che si parli di altri generi di informazioni.

Ma i giudizi non sono unanimi. Molti hanno definito “inquietanti” le capacità del nuovo strumento, ma i più hanno comunque sottolineato che Genesis non sembra ancora in grado di svolgere in toto lavori accurati e comprensibili.

E poi c’è il grande problema del reperimento delle fonti, che coglie in contropiede anche i giornalisti umani: quali dati usa l’IA di Google per informarsi? Sfrutta i social? I blog non verificati o solo fonti autorevoli? Impossibile conoscerne il background culturale.

I RISCHI PER I GIORNALISTI

Secondo Google, che con questa nuova IA punta non solo a calarsi nelle vesti dell’editore, ma anche a cedere evidentemente in licenza la propria tecnologia, Genesis non nasce per rimpiazzare i giornalisti ma per affiancarli come “assistente” così da guadagnare “più tempo per svolgere altre attività”.

Ma, visto che non sono poche le testate che hanno iniziato ad avvalersi delle IA e a licenziare, difficile pensare che gli editori sborseranno migliaia di dollari in licenze mantenendo al contempo inalterati gli organici nelle redazioni.

Non dimentichiamo poi che CNET che aveva da subito assoldato gli algoritmi di intelligenza artificiale tra i propri giornalisti è stata costretta a correggere la maggior parte dei settantasette articoli che ha pubblicato. Insomma, almeno al momento gli algoritmi di intelligenza artificiale dovranno fare parecchia gavetta, prima di rimpiazzare i giornalisti in carne e ossa. Ma cosa succederà quel giorno?

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