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Perché la Germania blocca un accordo sui chip con la Cina

Elmos

Il ministro dell’Economia della Germania vuole bloccare la vendita di un’azienda di chip, Elmos, a una società cinese. Berlino inizierà a dare maggiore importanza alla sicurezza nazionale?

Martedì il ministro dell’Economia della Germania, Robert Habeck, ha annunciato l’intenzione di inasprire le restrizioni agli investimenti nelle infrastrutture critiche tedesche provenienti da soggetti non-europei. L’annuncio è giunto in un momento importante: Berlino, infatti, si sta muovendo per bloccare la vendita di una fabbrica di microchip a una società statale cinese.

La fabbrica è quella di Elmos, azienda tedesca con sede a Dortmund; l’acquirente (fermato) è Silex Microsystems, una sussidiaria svedese della cinese Sai Microelectronics.

LA VISITA DI SCHOLZ IN CINA

Il blocco della transazione segue di qualche giorno la controversa visita del cancelliere Olaf Scholz in Cina, criticata sia da alcuni elementi del suo governo (la ministra degli Esteri), sia da alcuni paesi europei (la Francia), sia dalle istituzioni europee. Il commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton dichiarò a proposito che “quando si ha a che fare con un rivale sistemico per l’intera Unione europea, non è più possibile per i singoli stati membri giocare da soli. Dopo la nostra dipendenza dal gas russo, l’Europa deve evitare di ripetere gli errori del passato”.

L’IMPORTANZA DEI MICROCHIP

I semiconduttori sono dei componenti dal grande valore strategico. Sono cruciali, infatti, per tutta una serie di industrie, da quella automobilistica a quella tecnologica, ma anche per la difesa: la dipendenza dall’estero per le forniture di microchip, o il trasferimento delle loro tecnologie a governi potenzialmente ostili, potrebbe dunque costituire una minaccia tanto per l’economia quanto per la sicurezza nazionale.

– Leggi anche: Chip, tutti gli effetti del nuovo blocco Usa alla Cina

COSA FARÀ LA GERMANIA PER PROTEGGERE LE AZIENDE CRITICHE

Il ministro Habeck ha dichiarato che la Germania deve sì coltivare e sviluppare le proprie relazioni con la Cina (è la sua prima partner commerciale), ma deve valutare gli investimenti nei “settori critici” come quello dei semiconduttori “con particolare sensibilità”.  “Ciò significa”, ha spiegato, “che dovremmo presumere che gli investimenti cinesi [nei settori critici, ndr] debbano avere ostacoli più alti da superare, e questo vale anche per Elmos”.

Secondo Habeck, lo stato dovrebbe garantire che le aziende coinvolte nelle infrastrutture critiche tedesche – come porti, impianti energetici e strutture di telecomunicazione – “rimangano il più possibile in mani europee”.

Già oggi il ministero dell’Economia deve dare la sua approvazione a tutte le acquisizioni, da parte di soggetti esterni all’Unione europea, di quote superiori al 10 per cento di aziende che operano in settori come la difesa o la componentistica per la sicurezza delle comunicazioni.

Di recente Scholz ha autorizzato l’acquisizione del 24,9 per cento di un terminal nel porto di Amburgo, il più grande della Germania, da parte della compagnia statale cinese di spedizioni marittime COSCO. Diversi ministeri, e anche le agenzie di intelligence, hanno criticato o sconsigliato la decisione.

LA REAZIONE DI ELMOS

Martedì mattina Elmos ha fatto sapere di essere stata informata dal ministero dell’Economia che il processo di vendita a Silex Microsystems verrà probabilmente bloccato. L’azienda si è mostrata sorpresa, perché pare che fino a quel giorno l’impressione era che l’accordo sarebbe stato approvato.

Elmos produce chip per i veicoli. L’accordo con Silex, che le due parti hanno raggiunto l’anno scorso, prevedeva di cedere alla società cinese la propria capacità produttiva per 85 milioni di euro. Silex è stata acquisita da Sai Microelectronics nel 2015, che ha detto di voler aprire una fabbrica di microchip a Pechino da 300 milioni di dollari “basata sulla tecnologia di Silex”.

Sui semiconduttori, la Cina è indietro: non possiede capacità di produzione di chip avanzati (quelli richiesti dalle sue industrie tecnologie) e dipende dalle importazioni di questi componenti, o dei macchinari per realizzarli.

Secondo alcuni, le tecnologie in possesso di Elmos non sono particolarmente sofisticate e pertanto la sua vendita a una società cinese non porrebbe problemi di sicurezza.

LA GERMANIA CAMBIERÀ LA SUA POLITICA ESTERA?

Il Financial Times ha scritto che la politica estera “mercantilista” della Germania, più orientata alla promozione del commercio che alla tutela della sicurezza nazionale, potrebbe cambiare: a innescare questo ripensamento potrebbe essere stata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, un paese autoritario da cui Berlino aveva sviluppato una profonda dipendenza energetica.

Prima di partire per Berlino, Scholz parlò della necessità di ridurre le dipendenze “rischiose” e “unilaterali” dalla Cina attraverso la diversificazione delle filiere: la Cina vale da sola il 12,4 per cento delle importazioni tedesche e il 7,4 per cento delle esportazioni. Rispetto ad altri esponenti del suo governo, tuttavia, il cancelliere non sembra particolarmente disposto a mettere in discussione i rapporti economici.

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