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Ma quanto è cashless la Generazione Z?

Generazione Z

La Generazione Z dei nati tra metà anni Novanta e primi Duemila è stata ribattezzata “iGen” per la sua voracità digitale. Vive con l’iPhone sempre a portata di mano, sospesa tra Black Friday e Friday for Future, le app di social trading come Robinhood e le piazze precovid della attivista green Greta Thunberg. Giovani ipertecnologici ma frugali che, più dell’11 Settembre, ricorderanno la grande crisi pandemica, e che oggi rappresentano oltre il 30 per cento della popolazione mondiale. Ecco perché banche, grandi aziende e società di consulenza strategica li tengono d’occhio, considerandoli la futura spina dorsale della cashless society, la ‘società senza contanti’. Ma con la Gen Z è meglio non dare nulla per scontato.

Certo questi Under 20 stanno modificando le loro abitudini di pagamento. Preferiscono le carte di debito a quelle di credito. Usano app come PayPal per inviare denaro digitale con lo smartphone. Billtrust, una società che offre soluzioni gestionali nei cicli di pagamento, sostiene che l’80 per cento dei Gen Z utilizza almeno una volta al mese le piattaforme P2P, più dei loro fratelli più grandi, i Millenials (75 per cento), più della Generazione X (70 per cento). Secondo Paysafe, 4 su 10 utilizzano abitualmente il borsellino elettronico, il 47 per cento ha una propensione per l’ecommerce (la Generazione X si ferma al 28 per cento). Se il trend emerso durante l’annus horribilis del Covid è stato l’aumento dei sistemi di pagamento digitali sul totale delle transazioni, sembrerebbe che gli under 20 non si sottraggano al fenomeno.

Se guardiamo attentamente i dati, però, i Gen Z non rinunciano facilmente a monete e banconote. “Rispettiamo il denaro e vogliamo usarlo nel modo giusto per fare acquisti intelligenti”, dice Jacob Chang al web magazine della banca americana TSYS, “i nostri soldi ci piace spenderli in esperienze che possiamo condividere con gli amici, come andare a mangiare fuori”. Chang a soli 19 anni è già direttore trend e marketing di JUV Consulting, una società che nel suo portfolio ha una cinquantina di aziende clienti. E ha le idee chiare.

I Gen Z usano il denaro contante per piccoli acquisti nei negozi di prossimità, per viaggetti occasionali, quando ricaricano le carte di debito. “Il contante continua ad avere un ruolo rilevante in gran parte dei casi d’uso oggetto di analisi”, scrive la società di consulenza italiana Reply in una ricerca sui comportamenti di pagamento giovanili. In un sondaggio effettuato da Global Web Index nel dicembre del 2021 su un campione di 200mila persone nate tra il 1964 e il 2004, emerge che oltre il 44 per cento dei Gen Z in alcune situazioni preferisce pagare in contanti, sorprendentemente più dei Millennials e della Generazione X.

Brainly, una delle più grandi web community degli studenti americani, ha analizzato i comportamenti di acquisto dei Gen Z durante le ultime feste natalizie. Gli under 20 hanno usato in prevalenza pagamenti elettronici per comprare gli amati prodotti di elettronica, ma quando hanno staccato gli occhi dallo smartphone per uscire di casa e fare shopping, hanno pagato il loro vestito nuovo in contanti. Un terzo dei Gen Z ha usato banconote, più delle carte di debito (21 per cento), più di quelle di credito (18 per cento) e dei pagamenti con le app (9 per cento). “Sono abitudini rilevanti,” spiega il vicedirettore di Brainly, “perché questo formidabile gruppo di consumatori viene incaricato spesso dai propri genitori di prendere importanti decisioni di acquisto”.

Una generazione che fa scelte di acquisto ponderate, consapevoli, sostenibili. Una generazione appassionata di tecnologia e per questo motivo più attenta alla questione della sicurezza dei pagamenti. Una generazione che in molti casi neppure sa com’è fatto il libretto degli assegni, ma che non rinuncia ad avere banconote in tasca. In conclusione, si può dire che il rapporto tra Gen Z e cashless sia molto più sfumato di quello che sembra.

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