Innovazione

Gaia-X, perché le aziende tedesche non molleranno il cloud di Amazon e Microsoft

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Gaia x

È improbabile che le aziende tedesche lascino i servizi cloud statunitensi dopo aver aderito al progetto Gaia-X dell’Ue. Il report Mlex

L’Ue procede spedita con Gaia-X, il progetto di un’alternativa alle piattaforme cloud statunitensi e cinesi per mantenere la propria sovranità digitale.

Tuttavia, è improbabile che le aziende tedesche lascino i servizi cloud statunitensi dopo aver aderito al progetto Gaia-X.

Secondo un report di Cynthia Kroet della società britannica di analisi di mercato MLex, le principali società tedesche, tra cui Deutsche Telekom e il fornitore di software Sap — entrambe aderenti al progetto del cloud europeo d’iniziativa franco-tedesca — smettano di utilizzare il servizio cloud di fornitori statunitensi.

Secondo MLex, le aziende percepiscono infatti l’alternativa dell’Ue ai colossi Amazon e Microsoft come un buon modo per offrire una strategia “multi-cloud” ai loro clienti piuttosto che in sostituzione.

Tutti i dettagli.

IL PROGETTO GAIA-X

Il progetto dell’Ue Gaia-X mira a fornire un’infrastruttura cloud computing per aiutare le aziende a condividere e archiviare i dati nel cloud sotto la protezione delle leggi sulla privacy europee.

In questo modo Bruxelles offrirà un’alternativa ai fornitori statunitensi Amazon, Microsoft e Google.

Dopo la presentazione di tre mesi fa, entro settembre verrà creata un’associazione senza scopo di lucro, con sede in Belgio per dare una struttura legale al consorzio Gaia-X. Le attività di ricerca e sviluppo dovrebbero portare alla fine del 2020 o all’inizio del 2021 a un primo mercato di servizi cloud.

L’OBIETTIVO

Con Gaia-X, i vertici europei puntano a garantire la sovranità digitale alle nazioni europee e a non soccombere ai giganti della tecnologia tradizionali. Ma il consorzio consentirà comunque alle aziende statunitensi o cinesi di aderire all’iniziativa, purché seguano le regole del blocco.

In altre parole, la partecipazione a Gaia-X non è limitata ai fornitori di servizi cloud con sede nell’Ue.

Secondo Politico infatti, il progetto è impostato come un gruppo di definizione degli standard che mira a scrivere nuove regole che consentiranno alle aziende di trasferire i propri dati più facilmente e in sicurezza tra diversi fornitori di cloud.

Gaia-X non sarà infatti un servizio di cloud storage in sé e per sé. Si tratta invece di una nuova piattaforma di servizi cloud dell’Ue che unisce i servizi cloud di più fornitori.

L’OPINIONE DI DEUTSCHE TELEKOM

Proprio per questo, Gaia-X non sarà un’alternativa che esclude i fornitori cloud statunitensi. Secondo Deutsche Telekom, Gaia-X è un’infrastruttura “che non sarà mai finita ma in continua evoluzione” e ha bisogno di assicurarsi che la comunità degli sviluppatori rimanga motivata a continuare.

Il gigante tedesco delle telecomunicazioni, che è tra i 22 membri coinvolti nel progetto franco-tedesco da giugno, sostiene che è meglio rimanere in un ecosistema aperto per poter offrire ai clienti una strategia di diversificazione.

“Non vogliamo creare ecosistemi più o meno chiusi. Ci affidiamo a una strategia multi-cloud  sia come utente di piattaforme cloud che come fornitore di servizi cloud per i nostri clienti aziendali”. Lo ha dichiarato un portavoce di Deutsche Telekom a MLex.

E QUELLA DI SAP

Anche Sap, multinazionale di software con sede in Germania, condivide la tesi di Deutsche Telekom, sebbene faccia parte dell’iniziativa Gaia-X. Un portavoce della società ha dichiarato a MLex che Gaia-X potrebbe offrire un ambiente digitale adatto alle aziende che altrimenti potrebbero esitare a spostare la propria attività nel cloud “a causa di requisiti normativi, mancanza di fiducia o mancanza di esperienza”.

“Come ogni altra innovazione, Gaia-X avrà successo solo se fornirà soluzioni ampiamente adottate sul mercato”, ha aggiunto un portavoce dell’azienda tedesca. “Sap, insieme ai nostri partner e clienti, ha iniziato a lavorare su casi d’uso per il settore pubblico, la sanità e il settore fin dall’inizio, con l’obiettivo di creare ecosistemi di condivisione dei dati basati su un alto livello di fiducia e sicurezza”.

CHI PARTECIPA AL CONSORZIO GAIA-X

Tra le 22 aziende coinvolte nel progetto — 11 tedesche e 11 francesi — ci sono anche la tedesca Siemens e la casa automobilistica BMW, nonché i francesi Atos, Orange, il gigante dell’energia EDF e OVH, una società di cloud computing.

Secondo un portavoce del ministero tedesco dell’Economia e dell’Energia, diversi paesi dell’Ue, tra cui il Paesi Bassi, Belgio, Estonia e Italia, hanno mostrato interesse a partecipare al progetto, così come alcune società europee.

GAIA-X NON ESCLUDE AMAZON E MICROSOFT

Come sottolinea MLex, è improbabile che Gaia-X funzioni senza il contributo dei principali attori stranieri del settore. “Francia e Germania possono scegliere di non lavorare con i fornitori statunitensi per alimentare la loro retorica sulla “sovranità digitale” dell’Ue, ma la realtà è diversa nello spazio cloud, dove è necessaria la collaborazione”.

ARRUOLATE LE AZIENDE STRANIERE

Lungi dall’escludere le società straniere, Gaia-X le ha incluse infatti nel suo lavoro nella prima fase concettuale dalla fine del 2019, arruolando colossi come Amazon Web Services per fornire competenze e aderire all’obiettivo del progetto di rendere i servizi cloud “interoperabili”.

“Amazon Web Services ha partecipato a più gruppi di lavoro tecnici Gaia-X e sarà felice di continuare a farlo”, ha dichiarato un portavoce del gigante statunitense, come ha riportato Politico.

Le compagnie straniere sono dunque presenti nel progetto europeo. Nel periodo precedente il lancio del mese scorso, il consorzio Gaia-X ha raccolto input da oltre 300 aziende che hanno partecipato a sondaggi e brainstorming su come dovrebbe essere il progetto. Politico riporta che i giganti della tecnologia, tra cui Amazon, Microsoft, IBM e altri, hanno influenzato l’idea del progetto.

L’INTERESSE DI MICROSOFT

Come già aveva sottolineato da Start a febbraio, Microsoft fondata da Bill Gates e guidata da Satya Nadella ha bussato al ministero dell’Economia tedesco per poter entrare a far parte di Gaia-X. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato a Euractiv che “nell’era della nuvola, tuttavia, riteniamo che sia sbagliato definire la sovranità lungo i confini territoriali”, aggiungendo che la società è “convinta” che possa offrire “un’architettura tecnologica adeguata” garantendo che la futura infrastruttura cloud dell’Europa sia protetta dall’accesso non autorizzato di attori malintenzionati.

IL MERCATO DEL CLOUD

Secondo la società di consulenza Canalys, nel 2018 quattro società sono riuscite a conquistare il 61% del mercato cloud: Amazon Web Services (32%), Microsoft Azure (17%), Google Cloud (8%) e la cinese Alibaba Cloud (4%).

Uno studio di Synergy Research Group ha mostrato che Amazon è in cima alle classifiche in tutti i principali mercati nazionali in Europa, oltre che in Europa nel suo insieme, con Microsoft al secondo posto nelle stesse categorie. In tutto il continente, anche Google, IBM e Salesforce hanno conquistato una fetta discreta di mercato.

Proprio per questo i vertici europei temono per la loro dipendenza da un piccolo numero di colossi tecnologici, che non sono europei.

Il prossimo passo sarà il prototipo di Gaia-X, attualmente in fase di sviluppo, per dimostrare la fattibilità della piattaforma.

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