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Foia: una vittoria (reale) della trasparenza?

FOIA

Abbiamo un Foia: l’approvazione del decreto però non rappresenta (per alcuni) una vera vittoria della trasparenza. Vediamo il perchè

Anche l’Italia, oggi, ha il suo Foia. Il Freedom of information act consente un accesso libero ed incondizionato alle informazioni della PA, giustificato dalla sola volontà di comprendere se la Pubblica Amministrazione stia svolgendo bene il suo lavoro. “Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni… nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti…”, recita il comma 2 dell’art. 6 del Decreto Legislativo.

Si tratta di qualcosa di cui l’Italia aveva realmente bisogno: si tratta di un passo epocale. Sì, perchè il Bel Paese in materia di trasparenza arriva davvero tardi, visto che il Foia è già applicato in oltre 90 paesi. Per capire quanto l’Italia sia in ritardo, basta sapere che gli Stati Uniti ce l’hanno dal 1966, mentre la Svezia addirittura dal 1766 due secoli prima (certo, non nella forma attuale, ma lo aveva).

Le eccezioni

Il decreto, a dire il vero, non manca di eccezioni. L’accesso alle informazioni, infatti,è negato in tutti i casi in cui la Pubblica Amministrazione è chiama ad evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici inerenti a:

“a) la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico;
b) la sicurezza nazionale;
c) la difesa e le questioni militari;
d) le relazioni internazionali;
e) la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato;
f) la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento;
g) il regolare svolgimento di attività ispettive”

Foia
Marianna Madia, Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione

Foia: il decreto

Eccezioni a parte, le richieste del Parlamento e della società civile sono state pressoché integralmente accolte. Il decreto approvato dal Governo  è molto diverso da quello approvato il 21 gennaio scorso dal Consiglio dei ministri (si trattava di un testo che solo in parte accoglieva le indicazioni  delle associazioni di settore in merito all’accesso da parte dei cittadini delle informazioni possedute dalla pubblica amministrazione).

Le principali novità riguardano il meccanismo del silenzio-diniego e la soluzione stragiudiziale dei contenziosi. Il primo tema riguarda il meccanismo per cui nella prima stesura della legge le pubbliche amministrazioni non sono tenute a motivare l’assenza di risposta verso i cittadini che chiedono di accedere agli atti, ai dati e ai documenti della PA: il silenzio-diniego, come suggerito da Anorc, è stato sostituito con un espresso rifiuto con obbligo di motivazione. Le modifiche al secondo punto, invece, prevedono che la richiesta di documenti sarà gratuita (si paga solo la riproduzione sui supporti materiali), non dovrà per forza essere iper-precisa, di regola sarà inoltrata online e ogni amministrazione indicherà un desk telematico o un ufficio-sportello unico per evadere questo tipo di richieste. E’ previsto il solo esborso per la riproduzione, su richiesta del cittadino, dei documenti in formato digitale su supporto fisico apri parentesi (CD, DVD, chiavetta USB).

Una vittoria per la trasparenza?

Il decreto c’è: su questo non vi sono dubbi. Ma è già tempo di proclamare la vittoria della trasparenza? No, almeno secondo Anorc, convinta che, a causa anche della burocratizzazione delle istanze di accesso civico e delle numerose eccezioni, “il “Foia” tutto italiano costituisce nei suoi effetti concreti un’evidente retromarcia rispetto alla trasparenza garantita al cittadino prima della sua pubblicazione.”

Il testo non sembra garantire più la trasparenza che prima si concedeva al cittadino. A partire dai siti web: “ con il nuovo testo normativo si prevede che gli obblighi di pubblicazione più importanti, grazie ai quali i cittadini potevano sino ad oggi esercitare un controllo sull’utilizzo delle risorse economiche tramite un semplice accesso alla home page del sito web dell’ente (…) saranno sostituibili dalla pubblicazione di un link a una delle banche dati – le cui modalità di accesso non risultano essere state disciplinate”, si legge in una nota diffusa dall’Associazione. Insomma, quello che Anorc rimprovera al Foia è che, se solo qualche giorno fa, per conoscere le spese di un’amministrazione bastava collegarsi al sito, ora bisognerà accedere ad un database ricco di dati e informazioni, tra cui è facile perdersi (senza arrivare alle informazioni necessarie).

A tutto questo si somma “il disorientamento che sarà generato dalla possibile attivazione di tre diverse ” tipologie di accesso”.

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