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L’Italia ha un FOIA. Cosa cambia

Foia

Con l’approvazione del Foia, i cittadini potranno chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalla Pubblica Amministrazione, con le dovute eccezioni

Anche l’Italia ha il suo Foia, il Freedom of information act, che consente al cittadino di accedere, per conoscenza o trasparenza, ai dati e alle informazioni della PA. Il decreto legislativo è stato approvato in forma corretta, con vittoria delle associziani di settore raccolte sottoFoia4Italy: il testo iniziale, presentato dal governo il 20 gennaio scorso, è stato corretto in molte parti. Ora la pubblica amministrazione “ha obblighi – come si legge sul sito dedicato Foia4Italy – di informazione, pubblicazione e trasparenza e i cittadini hanno diritto a chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalle amministrazioni che non contrastino con la sicurezza nazionale o la privacy”.

Italia: un decreto atteso (per troppo tempo)

L’Italia ha un Foia, finalmente, potremmo dire. Sì, perchè il Bel Paese in materia di trasparenza arriva davvero tardi, visto che il Foia è già applicato in oltre 90 paesi. Per capire quanto l’Italia sia in ritardo, basta sapere che gli Stati Uniti ce l’hanno dal 1966, mentre la Svezia addirittura dal 1766 due secoli prima (certo, non nella forma attuale, ma lo aveva).

Il nuovo Foia

Il decreto approvato dal Governo  è molto diverso da quello approvato il 21 gennaio scorso dal Consiglio dei ministri (si trattava di un testo che solo in parte accoglieva le indicazioni  delle associazioni di settore in merito all’accesso da parte dei cittadini delle informazioni possedute dalla pubblica amministrazione).
Le principali novità riguardano il meccanismo del silenzio-diniego e la soluzione stragiudiziale dei contenziosi. Il primo tema riguarda il meccanismo per cui nella prima stesura della legge le pubbliche amministrazioni non sono tenute a motivare l’assenza di risposta verso i cittadini che chiedono di accedere agli atti, ai dati e ai documenti della PA: il silenzio-diniego, come suggerito da Anorc, è stato sostituito con un espresso rifiuto con obbligo di motivazione. Le modifiche al secondo punto, invece, prevedono che la richiesta di documenti sarà gratuita (si paga solo la riproduzione sui supporti materiali), non dovrà per forza essere iper-precisa, di regola sarà inoltrata online e ogni amministrazione indicherà un desk telematico o un ufficio-sportello unico per evadere questo tipo di richieste. E’ previsto il solo esborso per la riproduzione, su richiesta del cittadino, dei documenti in formato digitale su supporto fisico apri parentesi (CD, DVD, chiavetta USB).

Foia

Le eccezioni

La pubblica amministrazione, ad ogni modo,  si riserva di negare  in casi l’accesso ai documenti  nei casi in cui il rilascio delle informazioni possa ledere gli interessi privati o pubblici inseriti nelle casse. Sarà l’ANAC,  Autorità Nazionale Anticorruzione, a fornire le linee guida e a chiarire come dovranno essere interpretate le eccezioni, facendo anche riferimento anche al parere fondamentale del Garante della Privacy.

In caso in cui la Pubblica Amministrazione rifiutasse, senza apparente motivo, la richiesta di accesso ai documenti, il cittadino potrà rivlgersi al Tar o ad un Osservatorio, nato per monitorare l’attuazione del Foia.

II Foia a tutela degli interessi economici e commerciali

L’accesso ai documenti sarà consentito a patto che vengano sempre preservati dalle richieste, gli interessi economici e commerciali, sia quelli delle persone fisiche che giuridiche, come proprietà intellettuale, diritto d’autore, segreti commerciali. In pratica, il cittadino non potrà fare domanda per vedere i bandi degli appalti.

Il Sito Soldi Pubblici

Il decreto sul Foia punta anche a migliorare il sito Soldi Pubblici, dove i cittadini possono conoscere le spese effettuate da Comuni, Province, Regioni, città, e ministeri, con la possibilità anche di scaricare tutta la documentazione di proprio interesse

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