Innovazione

Fincantieri, Naval e l’Airbus navale. Fatti, subbugli e scenari tra Italia e Francia

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Airbus navale

Le parole del ceo uscente di Naval Group pro Airbus navale a trazione francese. Le spinte di Parigi. La posizione di Fincantieri e dell’Italia. L’approfondimento di Chiara Rossi

Un “Airbus navale” al posto della continua “lotta fratricida” tra i player navali della difesa europea. È l’auspicio di Hervé Guillou, ceo uscente del colosso della cantieristica militare francese Naval Group. L’unica soluzione per non soccombere nell’export.

Coma ha riportato Defense News, alla sua ultima conferenza stampa prima di ritirarsi il 24 marzo alla guida di Naval Group, Hervé Guillou ha affermato che “negli ultimi 15 anni abbiamo visto un cinese, uno russo, due coreani, giapponesi, singaporiani, indiani entrare nel mercato della difesa navale. Stanno ponendo una sfida considerevole ed è per questo che l’Europa deve consolidarsi “.

LO SCENARIO INTERNAZIONALE DELLA CANTIERISTICA NAVALE

Come ha ricordato Guillou tra il 2009 e il 2018, la Cina ha affidato la costruzione di 136 unità navali al suo unico campione, di cui 11 esportate. Alla fine del 2019 infatti i due produttori cinesi CSSC e CSIC si sono fusi alla fine del 2019 per creare un gigante realizzando 11,1 miliardi di euro. Negli Stati Uniti, due player hanno pianificato di sviluppare insieme 78 unità nello stesso periodo. In Russia, un singolo attore ha prodotto 68 navi, di cui 14 esportate.  Nella Corea del Sud, dove i colossi cantieristici Daewoo e Hyundai hanno in programma una fusione da 1,8 miliardi di dollari, sono state costruite 40 navi.

LA FRAMMENTAZIONE EUROPEA

Nello stesso tempo “in Europa, 12 player hanno condiviso la produzione di 80 navi, di cui 49 destinate al mercato delle esportazioni. Nessun paese europeo è in grado di resistere alla concorrenza internazionale con il solo mercato interno”, ha dichiarato Hervé Guillou. “Con Bae Systems nel Regno Unito, Navantia in Spagna, ThyssenKrupp (Tkms) in Germania, Damen nei Paesi Bassi e Kockums (filiale di Saab) in Svezia, gli europei sono più divisi che mai”. Il ceo uscente di Naval Group ha ricordato come per l’ultima gara brasiliana per 4 corvette erano in gara ben 22 concorrenti e alla fine la commessa è andata a Tkms.

EXPORT, ESIGENZA VITALE PER GLI EUROPEI

Come ha ribadito Guillou l’esigenza di esportazione “è vitale per gli europei, di fronte a una dimensione ridotta delle loro marini militari e a un’accelerazione dei cicli tecnologici che richiede investimenti sostenuti in ricerca e sviluppo”.

“Oggi la situazione è completamente cambiata, il grosso rischio per i giocatori europei alla fine deve essere marginalizzato nelle esportazioni”, ha spiegato a inizio mese alla rivista Capital Patrick Van Den Ende, analista della Compagnie Européenne d’Intelligence Stratégique (Ceis).

IL CONSOLIDAMENTO DELL’INDUSTRIA NAVALE UNICA VIA PER GUILLOU

Il consolidamento dell’industria navale militare è dunque inevitabile per il numero uno di Naval Group. Tesi che ha rimarcato durante l’audizione in commissione affari economici del Senato francese lo scorso 28 gennaio.

“Che altro devo aggiungere?” ha osservato Guillou lo scorso venerdì. “Siamo gli unici al mondo a dover esportare oltre la metà della nostra produzione per sopravvivere”.

“Gli europei non hanno scelta. Nessun mercato interno europeo è sufficientemente grande, incluso il mercato francese, per mantenere le competenze e i livelli di competitività di cui attualmente godiamo e  che consentono alla Marina francese di essere la seconda marina del mondo dal punto di vista tecnologico”.

UN CAMPIONE NAVALE CON NAVAL GROUP AL CENTRO

Occorre dunque dar vita a un Airbus navale, il cui nucleo dovrebbe essere per Guillou niente di meno che Naval Group. “Perché abbiamo i mezzi e il desiderio di farlo… e altre società no”.

Secondo le stime del produttore francese, Naval Group è il primo costruttore navale europeo con 3,6 miliardi di euro. Dal prossimo mese il colosso sarà guidato dal sostituto di Guillou, Pierre Eric Pommellet, già vice presidente esecutivo di Thales.

SERVE DAVVERO UN “AIRBUS NAVALE”?

Ma “così com’è, è difficile impegnarsi (per gli industriali europei nel settore navale) in un tale ravvicinamento” come nei settori terrestre e aeronautico, ha sottolineato Patrick Van den Ende a Capital. Ciò richiederebbe un “forte impulso da parte delle autorità governative” e “una fusione basata su programmi realizzati congiuntamente”, ha evidenziato sempre a Capital Hélène Masson, Senior research fellow  della Fondation pour la recherche stratégique (Frs).

“Ammetto che oltre a livelli di spesa più realistici, il consolidamento industriale può aiutare ad affrontare il problema dell’aumento esponenziale dei costi di ricerca e sviluppo”. Ha replicato ieri a Defense News Hein van Ameijden, dg del colosso Damen, in risposta al ceo di Naval Group.

“Di conseguenza, il consolidamento dell’elettronica aerospaziale e della difesa è semovente anziché imposto politicamente. Sfortunatamente, Fincantieri, Navantia e Naval Group sono società di proprietà statale, generalmente non note per la loro indipendenza politica né per l’impulso all’efficienza” ha osservato van Ameijden. “Inoltre, puoi chiederti se il consolidamento di grandi costruttori navali navali creerà un’organizzazione efficiente. Il futuro appartiene ai centri di eccellenza tecnologica, non ai campioni nazionali”.

PROVE DI MANOVRA CON LA JOINT-VENTURE NAVIRIS CON FINCANTIERI

E Navaris,  joint venture paritaria tra Naval Group e l’italiana Fincantieri, non ha le carte al momento per diventare il campione immaginato da Guillou.

In quanto tale, Naviris appare come una “minima alleanza” il cui futuro sembra “condizionato dal lancio di programmi realizzati in cooperazione tra Francia e Italia”, ha puntualizzato Hélène Masson.

Naviris, operativa dal 13 gennaio, rimane sotto stretto controllo da parte della Francia. Una fonte interna al governo francese sentita dal quotidiano francese La Tribune ha dichiarato che se ci saranno risultati “si continuerà e si potranno anche rafforzare i nostri legami”. In caso contrario, ha proseguito la fonte, “si trarranno le conclusioni. Al momento sono solo delle alleanze”.

Parigi sembra essere fin troppo cauta circa le capacità della jv con Fincantieri rispetto al governo italiano. “L’alleanza fra Fincantieri e Naval Group costituisce per l’Italia e la Francia un’opportunità per guidare, nel settore navale, il processo d’integrazione dell’industria della difesa europea”. Ha detto il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, durante un’audizione parlamentare lo scorso 28 novembre. “In questo spirito sono state studiate le modalità di un’alleanza progressiva, ambiziosa ed equilibrata nella consapevolezza che riunire i punti di forza italiani e francesi avrebbe consentito l’istituzione di un leader globale, in grado di ambire a diventare il più grande esportatore internazionale nei mercati civili e militari”.

Sulla stessa linea di Guillou si è posizionato invece il numero uno di Fincantieri, Giuseppe Bono. “Penso che dobbiamo consolidare l’industria europea”, ha risposto così di recente Bono alla domanda su un possibile allargamento della joint venture Naviris, anche alla Germania e ad altri partner europei: aprendo le porte a nuovi soci in nome appunto di un’alleanza europea.

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