Mobilità

Fincantieri, ecco perché in Germania si borbotta sul nuovo ceo di Naval Group che arriva da Thales

di

Naval Group

Handelsblatt non fa mistero del motivo per cui il nuovo ceo di Naval (gruppo francese con cui Fincantieri ha una jv) che arriva da Thales finirà sotto stretta osservazione di Berlino. L’articolo di Pierluigi Mennitti

Fresco di designazione al vertice di Naval Group, uno dei principali costruttori navali europei che opera sul mercato mondiale dei sistemi di difesa, Pierre-Eric Pommellet si ritrova già incastonato nel taglio basso del numero di fine settimana del quotidiano tedesco Handelsblatt. Il consiglio di amministrazione del costruttore navale si riunirà il 20 febbraio, l’attuale ceo Hervé Guillou andrà in pensione alla fine di marzo. Ma già adesso il principale quotidiano economico tedesco confeziona un ritratto agro-dolce per il 55enne manager francese che presumibilmente sarà in sella da aprile. Trenta righe disseminate di punti interrogativi pronti a esplodere come mine e una conclusione che sembra quasi una minaccia: “In Germania si seguirà con interesse la direzione che Pommellet vorrà imprimere a Naval Group”.

UN CEO CHE ARRIVA DA THALES, IL GRUPPO CHE HA SPINTO PER L’ALLEANZA CON L’ITALIA

Che la Germania osservi da vicino le altrui vicende nel mondo della cantieristica marittima è ormai chiaro a tutti coloro che stanno seguendo in questi mesi il dossier Fincantieri-Stx, finito per volontà franco-tedesca nelle grinfie dei commissari di Bruxelles. E l’Handelsblatt non fa mistero del motivo per cui il nuovo Ceo di Naval Group finirà sotto stretta osservazione di Berlino: Pommellet proviene da Thales (è il direttore operativo), il gruppo che ha spinto per la stretta alleanza con l’Italia. Thales, gruppo di elettronica leader mondiale di apparecchi destinati ad aeronautica, spazio e difesa, “detiene una quota di minoranza del 35%” di Naval Group. Sostiene Handelsblatt che le spinte per l’alleanza nel settore delle navi militari con Fincantieri siano arrivate soprattutto da Thales, mentre l’ex ceo di Naval Group, Hervé Guillou, non avrebbe disdegnato un’intesa con i tedeschi.

I “SOSPETTI” DEI LAVORATORI E L’OMBRA DI GUILLOU

Ecco dunque che “la rapida ascesa” dell’ex numero due di Thales “non suscita solo approvazione”. Nonostante la stretta collaborazione con Naval Group (cementata dalla compartecipazione azionaria), “in occasione di gare d’appalto Thales si comporta più come un concorrente, presentando offerte anche contro il costruttore navale”. Per questo, sostiene l’Handelsblatt, “i lavoratori di Naval Group seguono con sospetto la decisione” presa dalla dirigenza, “nonostante Pommellet sia molto qualificato”. Segue un succinto curriculum, dal quale emerge la lunga carriera nel settore degli armamenti e nella cantieristica navale francese e la considerazione che non avrà un compito facile, dal momento che la sua gestione dovrà misurarsi con i successi del suo predecessore Guillou, il manager che ha concluso un contratto miliardario con l’Australia per i sottomarini e si è adoperato per il consolidamento dell’industria navale in Europa. In questo quadro rientra anche l’intesa con l’italiana Fincantieri, riporta il quotidiano di Düsseldorf, sebbene Guillou si sarebbe volentieri alleato anche con aziende tedesche. A differenza di Thales.

L’ERRORE NEL COGNOME E IL PROBLEMA DEI TEDESCHI CON LE DOPPIE CONSONANTI

Un’ultima annotazione a margine. Il nuovo ceo di Naval Group risulta tanto indigesto all’Handelsblatt che il quotidiano ne riporta in maniera lievemente errata il cognome nel titolo, nella didascalia e in tutto l’articolo: Pommelet, con una elle, invece di Pommellet, il cognome corretto (sia detto a parziale difesa dell’Handelsblatt che il cognome errato si ritrova anche su alcuni siti d’informazione francesi, ma non sul sito ufficiale di Thales, e che i tedeschi hanno tradizionalmente un problema con le doppie consonanti). Ma per un giornale così autorevole, è una disattenzione da matita blu.

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