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FedEx fa causa al governo Usa nella guerra a Huawei

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FedEx Huawei

FedEx ha intentato causa contro il Dipartimento del Commercio rispetto alle restrizioni di Huawei. La società di spedizioni statunitense afferma che è “praticamente impossibile” controllare ogni singolo pacco che consegna

Gli effetti della crociata di Trump a Huawei si stanno facendo sentire anche negli Stati Uniti. Lunedì FedEx ha intentato una causa contro il Dipartimento del Commercio Usa. La società di spedizioni statunitense ha dichiarato che non dovrebbe essere ritenuta responsabile in caso di consegna involontaria di prodotti che violano le restrizioni imposte da Trump nelle operazioni con Huawei. Questa è la seconda volta che il leader della consegna express rimane coinvolto nella guerra commerciale tra Stati Uniti, Cina e Huawei. Ecco i dettagli.

LA CAUSA DELL’AZIONE LEGALE AVVIATA DA FEDEX

La mossa è arrivata dopo che FedEx ha riacceso l’ira di Pechino sulle sue pratiche commerciali quando un pacchetto contenente un telefono Huawei P30 Pro inviato negli Usa è stato restituito al suo mittente in Gran Bretagna la scorsa settimana.

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Questo segna la seconda volta che FedEx rimane intrappolata nella morsa tra Huawei, Stati Uniti e Cina. Il mese scorso infatti, le autorità cinesi hanno dichiarato che avrebbero indagato su FedEx dopo che Huawei ha accusato FedEx di aver deviato due pacchi a lei destinati in Cina.

LA DIFESA DI FEDEX

Una portavoce di FedEx aveva risposto che i pacchetti sono stati deviati “per errore” e ha negato che il governo degli Stati Uniti o chiunque altro abbia chiesto di inviarli da qualche altra parte. La società di consegne di Memphis ha aggiunto poi che avrebbe collaborato pienamente con qualsiasi indagine normativa.

LE FRECCIATINE DI HUAWEI

Ma torniamo ora all’ultimo episodio. Domenica scorsa, il gigante delle tlc ha twittato che FedEx non aveva il diritto di impedire la consegna del P30 Pro, accusando il corriere di aver messo in atto una “vendetta”. Un portavoce di Huawei aveva già fatto sapere che l’azienda cinese non sta più utilizzando i servizi di spedizione né di FedEx né UPS.

 

IL MOTIVO DELLE MANCATE CONSEGNE

In una precedente dichiarazione, FedEx ha affermato che il pacchetto è stato erroneamente restituito a causa di un “errore operativo”. Dopodiché la società ha dichiarato che avrebbe accettato e trasportato tutti i prodotti Huawei a indirizzi diversi da quelli di Huawei e delle sue affiliate inserite nella blacklist nazionale statunitense. FedEx ha specificato di non avere ricevuto alcun “divieto generale” sulla consegna dei prodotti Huawei.

ALL’ATTACO DEL GOVERNO USA

FedEx non avrebbe nessuna intenzione di compromettere il rapporto con Huawei. Come ha affermato Trip Miller, managing partner di Gullane Capital Partners, società con sede a Memphis che detiene una quota di FedEx valutata a circa  7 milioni di dollari, “essere nel “mirino” del governo cinese “rappresenta un enorme ostacolo e rischio” per la compagnia di spedizioni.

Pertanto FedEx è passata ai fatti denunciando il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.

Secondo Fred Smith, ceo di FedEx, i regolamenti di spedizione stanno creando un “onere impossibile” per il gigante delle spedizioni.

FedEx ha dichiarato che l’Export Administration Regulations (Ear) “come attualmente costruito e implementato, pone un onere irragionevole su FedEx per controllare i milioni di spedizioni che transitano ogni giorno nella nostra rete”. “FedEx è una compagnia di trasporti, non un’agenzia di pubblica sicurezza”, si legge nella dichiarazione.

LA RISPOSTA DEL SEGRETARIO AL COMMERCIO

Il segretario al Commercio, Wilbur Ross ha risposto in un’intervista a Fox News: “In base alle norme, i corrieri non possono consapevolmente inviare pacchi violando le limitazioni imposte ma a loro non viene richiesto di essere un poliziotto o di sapere cosa c’è in ogni pacco”.

“Ci sono oltre 100 società nella black list” ha sottolineato Ross. “Quindi non è come se la questione è spuntata fuori dal nulla con Huawei. Questi processi sono in corso da anni. FedEx li ha seguiti abbastanza bene nel corso degli anni. Penso che questa sia una tempesta in una teiera”, ha concluso il segretario al Commercio. Sarà così eppure sempre questa settimana il New York Times ha riferito che alcune le società statunitensi tra cui Intel e Micron stanno fornendo ancora chip al colosso delle tlc cinese nonostante il bando di Washington.

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