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Perché FedEx ha fatto innervosire Huawei

Huawei ha accusato la statunitense FedEx di aver deviato due pacchi a lei destinati in Cina e ora rivedrà il suo rapporto con la società di spedizioni

Non c’è tregua per Huawei. Dopo il campo minato che gli Stati Uniti le stanno tessendo intorno, ora ci si mette anche FedEx. Secondo l’azienda cinese, FedEx – specializzata in spedizioni espresse – ha deviato due dei suoi pacchetti destinati alla Cina e ha tentato di reindirizzare altri due inviati dal Vietnam ad altre sedi del colosso tech. Huawei ha fatto sapere che alla luce dell’accaduto rivedrà i suoi rapporti con la società statunitense ecco i dettagli.

L’ACCUSA

Secondo quanto riferito dall’azienda di Shenzen, i quattro pacchi deviati contenevano solo documentazione commerciale e “nessuna tecnologia”. Entrambi i pacchetti deviati sono finiti negli Stati Uniti. A riprova, Huawei ha fornito pure le immagini del tracciamento delle spedizioni a Reuters. Al momento l’agenzia non è riuscita a verificarne l’autenticità.

LE DESTINAZIONI DEI PACCHETTI

Oltre l’errore commesso da una società leader nelle consegne, stupisce un po’ la destinazione finale dei pacchetti. I pacchetti partiti da Hanoi il 17 maggio, destinati agli uffici Huawei di Hong Kong e Singapore, sono stati bloccati dopo essere arrivati ​​nelle stazioni FedEx locali di Hong Kong e Singapore il 21 maggio per “eccezione di consegna”.

Secondo il sito web di FedEx, lo stato “eccezione” significa che un evento imprevisto impedisce la consegna di un pacco, ad esempio un ritardo doganale, una festività o nessuno disponibile per accettare la consegna. Ma gli altri due pacchetti inviati rispettivamente il 19 maggio e il 20 maggio da Tokyo, destinati per Huawei in Cina, sono finiti infatti a Memphis, in Tennessee, la sede della società statunitense. Proprio nel Paese che tanto sta dando filo da torcere all’azienda cinese, ultimo il bando delle apparecchiature Huawei imposto dall’amministrazione Trump.

LA REAZIONE DI HUAWEI

Eppure il gigante delle tlc cinesi è già corso ai ripari. Huawei ha già presentato una denuncia al regolatore postale cinese che indagherà sui fatti. Non solo, a rischio c’è anche il rapporto con la società di spedizione. “Le recenti esperienze in cui importanti documenti commerciali spediti tramite FedEx non sono arrivati a destinazione, e al contrario sono stati o dirottati, o soggetti a richiesta di essere dirottati, a FedEx negli Stati Uniti, indebolisce la nostra fiducia. Ora, come conseguenza diretta di questi episodi, dovremo rivedere le nostre esigenze per quanto riguarda la logistica e la consegna dei documenti”, ha dichiarato Joe Kelly, portavoce di Huawei.

LA RISPOSTA DI FEDEX

Una portavoce di FedEx ha risposto che i pacchetti sono stati deviati “per errore” e ha negato che il governo degli Stati Uniti o chiunque altro abbia chiesto di inviarli da qualche altra parte. Stava “lavorando direttamente” con le aziende per restituire i pacchetti alle persone giuste. Oggi la FedEx China si è scusata tramite il suo account sui social media cinesi per la “cattiva gestione” dei pacchetti Huawei e ha confermato che non vi era alcuna “pressione esterna” per deviare i pacchetti.

E LA TENSIONE SALE

Molto rumore per nulla dunque? Certo è che la reazione di Huawei testimonia la pressione che sta subendo dagli Stati Uniti. Dopo il divieto commerciale imposto da Trump, il colosso cinese ha già visto molti dei suoi partner più importanti degli Stati Uniti, tra cui Google, Broadcom, Qualcomm e Intel, interrompere bruscamente i rapporti.

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