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F-35, tutto il dibattito alla Camera sulla mozione della Lega

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Come è andata la discussione in Aula alla Camera della mozione presentata dalla Lega sul programma di acquisto dei caccia F-35 per sollecitare il governo giallorosso al mantenimento degli impegni

Conferma delle commesse, definire in tempi rapidi gli acquisti futuri programmati ed esplorare la possibilità di allargare la cooperazione nel settore aerospaziale e difesa.

Sono questi gli impegni richiesti al governo Conte 2 sull’acquisto dei caccia F-35 contenuti nella mozione 1-00260 in discussione ieri e oggi nell’Aula della Camera dei Deputati.

Con la mozione presentata dai deputati della Lega (e sottoscritta poi anche da Fratelli d’Italia), l’opposizione intende sollecitare il governo giallorosso a definire il programma di procurement Jsf, per il caccia di quinta generazione prodotto dalla statunitense Lockheed Martin. È tempo infatti per l’Italia di confermare o meno l’intenzione di perfezionare l’acquisto dell’intero lotto di 90 F-35, il caccia assemblato da Leonardo per conto di LM nello stabilimento Faco di Cameri (Novara), gestito da Leonardo (ex Finmeccanica).

LO STATO DEL PROGRAMMA JSF IN ITALIA

Avviato negli Stati Uniti nella prima metà degli anni ’90, al programma Joint Strike Fighter (Jsf), l’Italia ha aderito al programma già dalla fine del 1998.

L’impegno italiano prevede l’acquisto di 90 velivoli (rispetto ai 131 iniziali), di cui 60 di tipo A, a decollo e atterraggio convenzionale, e 30 di tipo B, a decollo corto e atterraggio verticale, 15 per l’Aeronautica e 15 per la Marina militare.

Al momento ne sono stati consegnati undici e l’Aeronautica italiana, nella persona del capo di Stato maggiore Alberto Rosso, ha sottolineato al Parlamento che l’incertezza riguardo all’F-35 avrebbe minato la qualità della flotta.

Come ha ricordato ieri sera in Aula il deputato grillino Giovanni Russo, “ad oggi risultano contrattualizzati 28 aerei ed un costo totale sostenuto per il programma fino ad ora di circa 7 miliardi di euro, con la conclusione della fase iniziale denominata LRIP e l’inizio per il 2021 di una nuova eventuale fase a pieno rateo di produzione”.

LO SCONTRO NELLA MAGGIORANZA GIALLOVERDE DEL GOVERNO CONTE 1

Il programma italiano per l’acquisizione degli F-35 ha subito molte turbative. Non solo, ha rappresentato terreno di scontro per la precedente coalizione di governo Lega-M5s. Il M5S, da sempre critico nei confronti dell’acquisto del velivolo, ha continuato infatti a manifestare perplessità una volta seduto al tavolo di governo a differenza della Lega.

Il leader del Carroccio nonché ex ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha spesso difeso i piani del paese di acquistare 90 F-35 soprattutto quando l’allora ministro della Difesa Elisabetta Trenta (M5S) sembrava intenzionata a tagliare gli ordini di due terzi.

LA VICENDA DELLE FATTURE

Non a caso, ieri il deputato leghista Francesco Zicchieri ha citato il caso avvenuto a primavera del blocco dei pagamenti dovuti a Lockheed Martin per i veicoli già acquistati dalla nostra aeronautica.”Circostanza che l’amministrazione Trump avrebbe anche potuto usare per danneggiare la reputazione del nostro Governo” ha fatto presente Zicchieri.

LE RASSICURAZIONI DI CONTE

Nel frattempo, dopo la crisi di governo agostana con il nuovo assetto dell’esecutivo a trazione M5s-Pd, il governo Conte 2 è chiamato a rispondere sul programma. Secondo il Corriere della Sera, l’Italia non si tirerà indietro sull’acquisto dei 90 caccia F-35 da tempo oggetto di discussione politica nel nostro Paese. Lo avrebbe confermato il premier Giuseppe Conte al Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo durante la visita ufficiale di quest’ultimo nel nostro Paese a inizio ottobre. Una posizione però che trova ancora forti opposizioni proprio all’interno del M5s.

LA POSIZIONE DEL MINISTRO DELLA DIFESA GUERINI

Ma stavolta il successore della pentastellata Trenta al dicastero della Difesa sembra favorevole al programma. Intervistato a inizio ottobre dal Corriere, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini (Pd) ha dichiarato:“Ho la responsabilità di assicurare efficacia ed efficienza della strumento militare con numeri, in termini di uomini e mezzi, che soddisfino l’esigenza operativa”. Pertanto, “la partecipazione dell’Italia al programma F-35 risponde a questi obiettivi ed è dettata da queste necessità”. Posizione questa contestata dai colleghi di coalizione M5s e Leu (mentre ha taciuto il Pd) come ha raccontato La Notizia.  “Sorprende la disinvoltura con cui Lorenzo Guerini, in poche battute, ha rinnegato anni di battaglie del Pd contro questo programma di cui nel 2014 aveva chiesto il dimezzamento in Parlamento. Cosa ne pensa il segretario Zingaretti di questa svolta? La condivide?”, ha chiesto il senatore Gianluca Ferrara, capogruppo M5S alla Commissione Esteri di Palazzo Madama.

LA MOZIONE DEL PD NEL 2014

Nel 2014 infatti l’aula di Montecitorio ha dato il via libera alla mozione Pd che impegnava il governo a dimezzare il budget finanziario previsto in un primo momento per il programma F-35. Nella mozione Pd si impegnava il governo a ricercare anche “ogni possibile soluzione e accordo con i partner internazionali”, allo scopo di “massimizzare i ritorni economici, occupazionali e tecnologici”. Senza dimenticare che all’epoca i grillini chiedevano addirittura al governo di ”cancellare l’intero programma”.

LA MOZIONE LEGA-FORZA ITALIA

Tornando a oggi, nel testo depositato da Roberto Paolo Ferrari (Lega), il governo Conte 2 dovrebbe non solo “esprimere un univoco orientamento alla conferma della commessa” e “definire contestualmente in tempi rapidi gli acquisti del velivolo programmati per il prossimo triennio” ma anche “esplorare, contestualmente, la possibilità di allargare ulteriormente gli ambiti di cooperazione nel campo aerospaziale e della difesa” fra Italia e Stati Uniti. “E come potremmo fare a proseguire in questo obiettivo, se non facessimo senza ipocrisie l’affermazione principale, cioè che noi vogliamo proseguire nel programma degli F-35?” ha domandato il firmatario in Aula ieri sera.

RITORNI ECONOMICI

I sostenitori del programma sottolineano inoltre l’importanza nevralgica delle ricadute sotto il profilo industriale e occupazionale. Ma anche sulle tanto sbandierate ricadute economiche del ruolo svolto dalla Faco di Cameri, occorre fare qualche precisazione. Al momento presso la Faco di Cameri, gestita dalla divisione Velivoli di Leonardo, si assemblano gli esemplari italiani e parte di quelli ordinati dall’Olanda. “C’è chi dice che gli F-35 delle forze armate americane verranno in manutenzione a Cameri ma non c’è nessuna certezza” ha puntalizzato Gianandrea Gaiani in una conversazione con Start. Per non parlare del ritorno occupazionale del sito. “All’inizio del programma Jsf si parlava addirittura di una ricaduta per 10mila posti di lavoro invece negli anni sono calati a 6500 e attualmente i lavoratori italiani impegnati a Cameri sono qualche centinaio di cui la maggior parte trasferiti da Caselle dove si occupavano dell’Eurofighter. Se avessimo continuato a sviluppare aerei prodotti da noi insieme ai partner europei non avremmo perso posti di lavoro”.

Per questo motivo, al momento, “le ricadute sia occupazionali sia tecnologiche e industriali, sono risibili, se paragonate agli investimenti in miliardi di euro per acquistare gli F-35 e per mantenerli in attivo”.

DIMINUITI I COSTI MA…

Ma il programma di sistema d’armi più costoso dell’esercito americano non è  messo in discussione soltanto in Italia. Anche negli Stati Uniti il Jsf sembra essere minacciato da tutte le parti come evidenziato in una recente udienza dinanzi al Comitato dei servizi armati della Camera. Nonostante la notizia positiva dell’abbassamento del costo dell’F-35 sceso al di sotto della soglia di 80 milioni di dollari (il velivolo LM costerà così meno di un velivolo di quarta generazione) alcuni legislatori  hanno denunciato infatti i problemi della catena di approvvigionamento. Al momento infatti solo un terzo dei caccia F-35 del Pentagono sono in grado di svolgere tutte le missioni per le quali sono state costruite.

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