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Esa, Esrin e non solo. Tutte le manovre spaziali di Tabacci e Battiston

Tabacci Spazio

Il dossier Esrin dell’Esa (Agenzia spaziale europea) analizzato da Francis Walsingham con mosse e manovre di Tabacci

 

Tutti ricordano la figura barbina dello scorso novembre: l’Italia – alla quale tutti immaginavano sarebbe andata la Direzione Generale dell’Esa – è riuscita a perdere questa occasione storica che non si ripresentava dal 2003. L’Italia è stata l’unico Paese a presentare due candidati: uno indicato dal governo Conte2, l’altro presentatosi da solo con inaudita scortesia istituzionale e critiche nemmeno troppo velate in Europa. Il comitato di selezione ha considerato entrambi non adeguati senza inserirli nella short list finale.

Qualcuno ha imparato la lezione? Ci si è resi conto che per i posti apicali internazionali non basta una lobby politica più o meno sgangherata e poco rilevante in Europa mentre vale la professionalità, capacità manageriali comprovate e non millantate? Così non sembra, secondo molti addetti ai lavori.

Da poche settimane, dopo una giravolta da potenziale salvatore del governo Conte3 a fan sfegatato del premier Draghi, il presidente del Centro democratico Bruno Tabacci ha ricevuto da sottosegretario alla presidenza del Consiglio la delega allo Spazio: “”Un parlamentare con grande esperienza politica”, ha rimarcato Formiche di Paolo Messa nel giorno della notizia.

Per storia e carattere l’uomo si è subito attivato muovendosi a largo spettro, incontrando tutti i possibili interlocutori di settore.

Digiuno del tema e ancor meno informato della storia, dopo alcuni incontri col nuovo direttore generale dell’Esa, l’austriaco Joseph Aschbacher, Tabacci si è convinto di maneggiare la materia e di avere chiaro il futuro che l’Italia avrà in Esa; in questo avvalendosi della preziosa collaborazione dell’attuale presidente dell’Asi le cui competenze sono oramai patrimonio comune nel settore.

Ed ecco l’occasione per dimostrare le proprie capacità politico-strategiche. Aschbacher ha dovuto lasciare la direzione di Esrin dell’Esa a Frascati che è il centro economicamente più ricco dell’agenzia.

Da qui l’idea geniale: siamo il terzo paese contributore, abbiamo una sola direzione, Estec in Olanda, ci tocca quasi per diritto divino anche Esrin ignorando, o preferendo ignorare, alcuni problemi: è prassi in Esa che un direttore di un centro, salvo un unico caso nella storia, non sia mai del Paese ospitante per ovvie questioni di opportunità; l’Italia ha votato per Aschbacher ma è uno dei 18 paesi che l’hanno fatto e non può pretendere alcun trattamento di favore; i candidati degli altri Paesi hanno curricula e managerialità di altissimo livello nel settore.

Ma Tabacci ha chiaro cosa fare: alcuni giorni prima della scadenza della presentazione delle domande di partecipazione informa varie persone a livello istituzionale che ha già scelto il candidato governativo: il professor Roberto Battiston, già presidente dell’Asi spodestato dal governo Conte 1. In più non aspettando nemmeno di conoscere, a data di presentazione scaduta, la eventuale presenza di potenziali candidati con migliori competenze nello specifico tema delle Osservazioni della Terra.

Non poche le perplessità da parte di molti analisti del comparti: il candidato ha vari punti deboli che non sembra siano stati presi in considerazione: non ultimo il suo saltabeccare professionale presentandosi, pur di restare sulla scena, persino come esperto di modelli statistici e previsionali su contagi e terapie intensive per Covid.

È un fisico delle alte energie, si occupa di raggi cosmici, non ha competenza nelle Osservazioni della Terra (ruolo istituzionale con i servizio connessi di Esrin; come manager molti addetti ai lavori non ricordano suoi particolari successi da presidente di Asi. Alcuni esempi: il fondo Primo Miglio nel quale aveva impegnato l’Asi con 10 milioni di euro è finito in una bolla di sapone e il cda dell’Agenzia ha dovuto cancellare l’iniziativa; la fondazione Amaldi, da lui creata autonominandosi presidente in palese conflitto perché vietato dallo Statuto dell’Agenzia, boccheggia (come scritto da Alessandro Da Rold del quotidiano La Verità; qui la versione della fondazione).

A questo si aggiunge la storia degli ultimi due anni del “candidato a tutto”: non qualificato in Esa e nei due tentativi di selezione del presidente Cnr è stato sempre sonoramente escluso dalla short list classificandosi in posizioni medie, superato da molti candidati valutati migliori.

A fronte di questi fatti si può giustificare la sua candidatura per Esrin? Chi consiglia Tabacci su questi temi? E la ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, formalmente ministro vigilante sull’Asi, ha idea di quello che succede?

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