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Ecco i fini veri della Bce con il progetto di euro digitale

Euro Digitale

Eppur si muove. Il Vecchio continente continua ad avanzare verso la nuova valuta elettronica, quell’euro digitale che ha come fine principale sottrarre spazio di manovra a Bitcoin, Ethereum e compagnia immateriale. In piena pandemia era tornato a parlare del progetto, tramite il blog ufficiale della BCE, Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, che in un articolo di aprile argomentava: “Oggi più che mai i consumatori europei desiderano soluzioni di pagamento elettronico sicure, economiche e di facile utilizzo per far fronte al lockdown e trasferire denaro elettronicamente a imprese o famiglie in tutta Europa. Allo stesso modo, sono necessari sistemi di pagamento efficienti per mobilitare rapidamente le risorse messe a disposizione per sostenere le piccole imprese, i lavoratori autonomi e le istituzioni sociali”.

LA BCE SONDA IL TERRENO SULL’EURO DIGITALE

Eravamo in aprile, in piena emergenza da Coronavirus (che probabilmente ha spinto ad accelerare sullo studio di forme di pagamento più igieniche). Poi c’è stata l’estate ma la Banca centrale europea non è andata in vacanza: all’inizio di ottobre la BCE ha pubblicato un rapporto sulla possibile emissione dell’euro digitale, redatto dalla task force ad alto livello dell’Eurosistema e approvato dal Consiglio direttivo. Ne abbiamo parlato qui, inutile tornarci. Ora, invece, dopo neppure due settimane, l’Eurotower ha avviato un periodo di consultazioni di tre mesi, durante i quali sonderà il terreno e ascolterà le opinioni di tutti gli interessati. Dopodiché, se il progetto risulterà fattibile, entro il 2022 potrebbe già vedere la luce l’euro digitale.

LE DICHIARAZIONI DI LAGARDE

“Abbiamo bisogno di capire tutte le conseguenze che ci saranno a seconda di come verrà disegnato. Siamo ancora nella fase dell’analisi e abbiamo appena lanciato la consultazione pubblica in modo che i consumatori, gli europei, possano dirci quali sono le loro preferenze e di come si sentirebbero a loro agio nell’utilizzare l’euro digitale sempre considerando che si tratta di una moneta affidabile di una banca centrale”, ha dichiarato la numero 1 della BCE, Christine Lagarde, dando ufficialmente il via alla consultazione sulla valuta parallela ufficiale.

LAGARDE: “I CITTADINI VOGLIONO L’EURO DIGITALE”

“Stiamo guardando seriamente a un euro digitale – ha spiegato sempre Lagarde – Il progetto è guidato dalle preferenze dei consumatori e dal desiderio degli europei di non utilizzare più tante banconote e monete come in passato”. I consumatori, secondo la presidente BCE, vogliono ormai “effettuare pagamenti in modo digitale, in modo più economico, più veloce e con più sicurezza”.

PERCHE’ QUESTA IMPROVVISA CORSA ALL’EURO DIGITALE?

Sicuramente, come già si notava, la pandemia ha spinto la BCE ad accelerare sul progetto dell’euro digitale. La crisi economica che seguirà all’emergenza sanitaria richiederà un maquillage dell’euro, così da renderlo più appetibile, seducente e dunque più forte. In più, dai vertici della Banca Centrale europea ripetono che i consumatori, in tempi in cui occorre igienizzarsi ossessivamente le mani, stanno abbandonando la cartamoneta. Come si legge nel report, poi, c’è il tema di dotarsi di un helicopter money: “L’urgenza di far arrivare in tempo reale a tutta la popolazione indistintamente interventi di soccorso finanziario sarebbe soddisfatta al meglio se esistesse un conto individuale di ognuno presso la banca centrale”. Ma, in realtà, chi ci segue da tempo ricorderà che dell’euro digitale si è iniziato a parlare quando Facebook ha presentato al mondo la sua moneta virtuale, Libra.

COSI’ FACEBOOK HA DATO VITA ALLA CORSA ALL’ORO DIGITALE

La valuta digitale di Mark Zuckerberg, che un domani potrebbe essere collegata a ciascun account social e, dunque, valicare qualsiasi confine, non piace affatto né alla BCE né ad altre 25 banche centrali (ne parlammo qui). Le schiere dei nemici di Libra (leggi: Perché Bce, G7, Bri, Fed e Fmi sbuffano contro la Libra di Facebook) si sono arricchite di esponenti di peso che, dopo aver compreso che non sarà facile ostacolarne il debutto, hanno deciso di passare all’azione, facendo concorrenza nello stesso settore. Ci sarà del resto una differenza fondamentale tra Libra e l’euro digitale: la prima non ha garanzie di ultima istanza, la seconda sì: la BCE, che assomma nei suoi caveau le riserve auree dei Paesi comunitari.

COSA DICE IL REPORT BCE SU LIBRA

Del resto, che la preoccupazione ai piani alti dell’Eurotower sia palpabile, è rinvenibile anche nel report di inizio mese della BCE: “Attori privati al di fuori della supervisione delle autorità di regolazione europee, comprese grandi aziende della tecnologia stanno sviluppando soluzioni di pagamento non denominate in euro che potrebbero raggiungere una diffusione mondiale ed essere ampiamente usate per acquisti al dettaglio”.

L’EURO DIGITALE SECONDO PAOLO SAVONA

Segue da vicino il progetto anche l’ex ministro per gli Affari europei del Conte I, Paolo Savona, che in merito su Facebook ha scritto: “L’euro cartaceo, quello che usiamo tutti i giorni, è destinato a scomparire e le tecniche usate per usare i nostri depositi bancari cambieranno. Come possa avvenire è detto al capitolo 5.2, pagina 34, del Rapporto, avanzando due soluzioni: il ricorso a tecniche offline (o decentrate) senza l’intervento di terze parti, del tipo blockchain dei bitcoin, o tecniche online, grosso modo simili, ma pur sempre da precisare, a quelle comunemente usate nell’attuale sistema dei pagamenti con carte di credito e tramite rimesse bancarie, con la partecipazione di intermediari”. […] “La BCE – scrive sempre Savona – deve essere parte del meccanismo digitale per svolgere la funzione di snodo che raccoglie tutte le informazioni sui pagamenti al fine di svolgere i suoi compiti di politica monetaria”.

IL NODO DELLA POLITICA ESTERA

“La soluzione che verrà scelta – argomenta l’economista – non può prescindere dal conoscere quale sarà la decisione che prevarrà fuori dall’eurosistema, principalmente negli Stati Uniti per il dollaro e in Cina per lo yuan-renmimbi. È certamente un problema monetario, ma soprattutto di politica estera. L’UE deve decidere quali saranno le sue scelte e chiedere di confrontarle con quelle degli altri paesi nel corso di una Conferenza monetaria internazionale che ha il dovere di propiziare”.

I RISCHI PER SAVONA

“I rischi – scrive sempre l’ex esponente del governo gialloverde – sono che gli Stati Uniti preferiscano la convivenza tra una propria moneta pubblica (digitale o meno) e più criptomonete private, peraltro già operanti ma non ancora in pieno sviluppo, perché la FED non potrebbe essere dentro al sistema monetario internazionale criptato, dato il ruolo globale volontario del dollaro. La Cina, invece, potrà farlo per la sua struttura politico-istituzionale, che consente a essa il mantenimento del controllo delle informazioni sul proprio sistema dei pagamenti digitali, facendo ricorso a un proprio protocollo informatico che l’attuale protocollo Internet da tutti usato non permetterebbe. La criptomoneta cinese (peraltro già avanti nella sua realizzazione tecnica) sarà in condizione di attrarre risparmio globale, di cui il Governo conoscerà origini e destinazioni che, magari non renderà pubbliche, ma utilizzerà per i suoi fini politici”.

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