Economia

Perché Bce, G7, Bri, Fed e Fmi sbuffano contro la Libra di Facebook

di

Libra

L’approfondimento di Carlo Terzano

 

«L’Unione europea non deve farsi tentare dalle sirene di Libra». Se non arrivasse da una personalità autorevole, questo sarebbe soltanto l’ultimo annuncio dai toni catastrofici piovuto sulla criptomoneta che Mark Zuckerberg ha in cantiere. Invece l’altolà è arrivato nei giorni scorsi da Yves Mersch, da dicembre 2012 Membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE).

PERCHE’ LA BCE NON SI FIDA DI LIBRA

«Spero sinceramente che il popolo europeo non si faccia tentare dal seducente ma infido canto della sirena Facebook, abbandonando la sicurezza e la stabilità offerte da soluzioni e canali di pagamento già consolidati». Non usa certo mezzi termini Mersch. Il membro del board della BCE motiva così la sua presa di posizione: «C’è il rischio che la criptovaluta riduca il controllo della BCE sull’Euro, creando asimmetrie sulla trasmissione delle politiche monetarie e influenzando la liquidità degli istituti di credito del Vecchio Continente, indebolendo il ruolo internazionale della valuta».

UNA COOPERAZIONE RAFFORZATA PER LA VIGILANZA

Per il membro della BCE il vero rischio è la possibilità che Libra sia altamente centralizzata. Del resto, sono circa 3 miliardi le persone iscritte su Facebook e anche se non ci sarà un travaso di utenti 1:1, la moneta virtuale rischia di diventare subito molto popolare. E non c’è nemmeno troppo tempo per decidere quale strategia attuare perché, come ricorda lo stesso Mersch: « La criptovaluta dovrebbe essere rilasciata nella prima metà del 2020» peraltro «dalle stesse persone che hanno dovuto spiegare le proprie ragioni di fronte ai legislatori degli Stati Uniti e dell’Unione Europea sulle minacce alle nostre democrazie che derivano dall’utilizzo dei dati personali sulle loro piattaforme social».

IN ALLARME ANCHE IL G7

Ben prima della BCE anche il G7 aveva recentemente espresso timori e preoccupazioni sulla nuova moneta virtuale. Particolarmente dure le posizioni di Francia e Italia benché alla fine il documento condiviso sia stato spuntato rispetto alle dichiarazioni iniziali. I Sette grandi hanno comunque rimarcato la loro posizione, esprimendo preoccupazione circa la tenuta delle varie Banche centrali.

BANCHE CENTRALI SOSTITUITE DAI COLOSSI DEL WEB?

Stesso timore che era arrivato a stretto giro dall’annuncio di Libro dalla Bank for International Settlements (BRI), la “banca centrale delle banche centrali”, che aveva dipinto scenari economici preoccupanti in cui a battere moneta non saranno più gli Stati ma i colossi del Web (non solo i social, ma anche Amazon e Google – leggi: Anche Telegram punta a una criptovaluta) con la necessità di regolamentare il mercato assicurando parità di condizione per gli attori e, soprattutto, le dovute tutele agli utenti, che potrebbero trovarsi nel proprio portafoglio chili e chili di carta straccia.

TRUMP E FED FINALMENTE D’ACCORDO

Libra ha poi avuto il merito di allineare non solo BCE, G7, governanti, FMI, Oriente e Occidente, ma soprattutto di mettere d’accordo una volta tanto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con il numero 1 della Federal Reserve Bank, Jerome Powell. Naturalmente con toni diversi. Trump in un tweet aveva infatti scritto: «I am not a fan of Bitcoin and other Cryptocurrencies, which are not money, and whose value is highly volatile and based on thin air. Unregulated Crypto Assets can facilitate unlawful behavior, including drug trade and other illegal activity», mentre dalla FED era comunque arrivato l’invito a ponderare con attenzione, ma in fretta, lo stravolgimento monetario che sarebbe alla porta.

NEL CORO ANCHE L’FMI

Insomma, l’allarme della BCE è soltanto l’ultimo di una nutrita rassegna che ha ovviamente incluso nel coro anche l’FMI (inizialmente la posizione ufficiale di Christine Lagarde era stata più sfumata mentre, sempre dalla BCE, qualcosa in più era stata bofonchiata da Benoit Coeuré, altro membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea). Già a metà luglio Gita Gopinath, chief economist del FMI, aveva esortato la comunità internazionale a muoversi per tempo, imponendo a Facebook e a chi seguirà le sue orme le medesime condizioni di stabilità cui devono sottostare le Banche Centrali che battono moneta. Insomma, Libra non è ancora stata emessa ma agita già i sonni delle persone e delle istituzioni più importanti del pianeta. Almeno a livello marketing, quindi, è già un successo.

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