Innovazione

Perché la fattura elettronica sarà una rivoluzione per i commercialisti. Parla Rorato (Politecnico di Milano)

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Proseguono gli approfondimenti di Start Magazine sulla fattura elettronica, dopo le critiche di commercialisti, analisti e professori

Il countdown alla fattura elettronica è cominciato: a meno di 30 giorni dall’introduzione dell’obbligo dell’e-fattura, con l’Associazione nazionale commercialisti sul piede di guerra, una battaglia in corso tra Assosoftware e il Consiglio nazionale dei commercialisti e le bacchettate del Garante privacy all’Agenzia delle Entrate, il fronte dei critici resta più nutrito di quello dei favorevoli. Che però non mancano e sottolineano che occorre andare oltre l’adempimento normativo per capire i benefici della digitalizzazione dell’intero ciclo dell’ordine e dell’allineamento a quella “trasformazione digitale” che ha investito tutti i settori dell’economia e della società. Ne abbiamo parlato con Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio fatturazione elettronica ed ecommerce B2b della School of management del Politecnico di Milano.

I RISPARMI CON LA FATTURA ELETTRONICA SECONDO IL POLITECNICO DI MILANO

Secondo i dati dell’Osservatorio, il beneficio ottenibile passando da un processo tradizionale basato su carta alla fatturazione elettronica per organizzazioni che producono/ricevono più di 3.000 fatture l’anno è compreso tra 7,5 e 11,5 euro a fattura, ottenuti soprattutto per la riduzione della manodopera addetta a stampa, imbustamento, gestione della relazione col cliente, conservazione. Per chi fa molte meno fatture c’è comunque un risparmio di 2,9-3,7 euro a fattura se si passa da un processo tutto cartaceo oppure di 1,8-2,4 euro se si usava già il file digitale inviato via email o Pec.

I BENEFICI PREVISTI DALL’OSSERVATORIO POLIMI

I benefici della digitalizzazione vanno tuttavia misurati sull’intero ciclo dell’ordine (come sostengono anche altri esperti). L’Osservatorio fatturazione elettronica ed ecommerce B2b stima vantaggi “tra 25 e 65 euro/ciclo per una digitalizzazione completa e tempo di payback inferiore a un anno, soprattutto grazie alla maggiore accuratezza e produttività del personale”, svela Rorato. “Per una digitalizzazione strutturata del ciclo dell’ordine stimiamo benefici tra 5 e 9 euro/fattura grazie al recupero di produttività del personale e tempo di payback inferiore a un anno Per una digitalizzazione non strutturata del ciclo dell’ordine i benefici attesi sono tra 2 e 4 euro/fattura”.

COME CAMBIA IL LAVORO CON LA E-FATTURATO

Con recupero di produttività e riduzione del tempo e delle risorse impiegate stiamo mandando a casa parte dei dipendenti o collaboratori? “Non si mandano a casa persone; si libera tempo per altre attività”, risponde Rorato. “Proviamo a guardare al cambiamento in maniera costruttiva: si può riqualificare parte del personale. Questa è un’opportunità di sviluppo e crescita per le risorse umane”.

AZIENDE PIU’ COMPETITIVE SECONDO RORATO

Processi lavorativi più corti, certi e trasparenti danno alle imprese maggiore competitività, prosegue Rorato: “La e-fattura è un punto di partenza per digitalizzare i processi lavorativi, non solo il singolo documento”. La e-fattura apre anche le porte all’uso dei dati in azienda per conoscere meglio i processi interni, intercettare trend su vendite e pagamenti. “Ne beneficiano, per esempio, i credit manager e gli uffici acquisti, perché tengono meglio sotto controllo il rating dei fornitori. La gestione migliora se si hanno a disposizione dati più raffinati. Non si tratta solo di risparmiare soldi: la digitalizzazione permette di interagire con fornitori e clienti in un ecosistema più interconnesso con visibilità sui dati”. E’ uno stimolo per tutte le imprese: le Pmi spesso agiscono da fornitori per i grandi e chi resta nell’analogico rischia di essere tagliato fuori dall’ecosistema, mentre chi si digitalizza si presenta con la marcia in più. “Per questo non mi sembrano utili le esenzioni: c’è un rischio di auto-emarginazione o di espulsione da un sistema che si è digitalizzato”, afferma Rorato.

COMMERCIALISTI NELL’ERA DIGITALE

Le criticità non mancano. Prove e simulazioni dovevano partire prima, bisognava usare meglio il tempo precedente all’implementazione dell’obbligo, sottolinea Rorato; anziché sperare in rinvii e esenzioni occorreva rodare la macchina per evitare questa partenza scricchiolante.

L’impatto per i commercialisti è innegabile, ma “proviamo a ribaltare la visuale”, dice Rorato: “i professionisti possono trasformarsi da fornitori a partner delle aziende. Non si può pensare di svolgere l’attività come sempre: se tutto il mondo cambia con la rivoluzione digitale anche i commercialisti devono andare avanti e cavalcare un’occasione: sono i dati, non la fattura, la vera fonte di guadagno e la base per costruire la relazione col cliente. E’ la capacità di generare nuovi servizi tramite l’analisi dei dati che conta”.

Il commercialista ha un forte valore aggiunto da offrire al cliente, prosegue Rorato: “Sa lavorare nel rispetto della normativa, tra cui quella sulla privacy, e ha un forte know-how sui sistemi gestionali: può diventare consulente di impresa, fornire indicazioni su come potenziare i profitti e la marginalità, anche creando report sulle prestazioni e benchmark sulla concorrenza. La materia prima – i dati – ce l’ha già: ora può creare i servizi. Non cambia il mestiere, ma la cassetta degli attrezzi”.

EVASIONE E PRIVACY, QUALCHE PRECISAZIONE

Molti critici della fatturazione elettronica scuotono la testa sulla possibilità di incidere sull’evasione fiscale. Per Rorato la fetta recuperabile non è poi così sottile: “Se contiamo l’evasione che porta a non fatturare per niente, certo è difficile che venga toccata con l’obbligo di fatturazione elettronica, anche se ora i controlli incrociati si intensificano e le scappatoie si restringono. C’è però un secondo tipo di evasione, quella sull’Iva, che in Italia vale 40 miliardi di euro (sui 160 miliardi di tutta l’Ue): di questi 40 miliardi, 8 sono riferiti all’omesso versamento e con la fatturazione elettronica sono tutti intercettabili”.

Infine, le polemiche in ambito privacy: “Non voglio entrare nel merito dei rilievi del Garante ma mi chiedo: perché solo ora questo intervento sulla massa di dati trattati dagli intermediari? L’obbligo di fattura elettronica verso la PA risale al 2014. Il problema, come ho sostenuto altre volte, non è l’aspetto particolare, ma il metodo con cui questo paese gestisce progetti di ampia portata: ci manca il regista, una vera autorità che guida l’innovazione”.

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