Economia

Tutte le buone ragioni per stoppare la fattura elettronica

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fattura elettronica

Perché è cosa buona e giusta bloccare la fattura elettronica. L’analisi del commercialista di Giuseppe Liturri pubblicata il 28 novembre 2018 sul quotidiano La Verità diretto da Maurizio Belpietro

Quando le vedette avvistarono l’iceberg dritto a prua del Titanic, il primo ufficiale ordinò di virare immediatamente a sinistra e l’indietro tutta alla sala macchine. Ma l’iceberg era a soli 500 metri e l’abbrivio della nave rese l’impatto inevitabile, seppur non frontale ma lungo la fiancata, con le conseguenze che tutti conosciamo.

Oggi, a poche settimane dall’avvio della e-fattura, la similitudine appare piuttosto appropriata.
Infatti, si sta marciando speditamente verso un naufragio e, qualsiasi cosa accada, da qui al 2 gennaio, si potranno solo forse attenuare i danni.

Un numero inestimabile di giornate/uomo di commercialisti, addetti all’amministrazione delle imprese, esperti di sistemi informativi, legali, è stato consumato in questi ultimi mesi per risolvere I problemi applicativi e le complesse modifiche apportate ai sistemi informativi gestionali in tutti gli studi ed aziende.

Le maggiori società fornitrici di software hanno eseguito ingenti investimenti per offrire servizi al mercato, confezionando un’offerta ‘che non si può rifiutare’. Infatti, le esigenze di controllo, conservazione dei dati, gestione dei flussi di informazioni da a verso il Sistema di Interscambio (SDI) rendono, di fatto, quasi obbligatorio l’intervento di questi fornitori privati. È normale che lo Stato offra una infrastruttura tecnologica così modesta ed insufficiente per una efficiente gestione della e-fattura, al punto da rendere di fatto obbligatorio rivolgersi a fornitori di servizi privati, con relativi problemi di privacy?

Ma i costi, ormai in gran parte sostenuti, sono il meno. Il più è costituito dall’enorme sacrificio imposto agli operatori economici. Ad essi viene richiesto di immettere sulla rete i dettagli delle proprie transazioni; non bastano più i dati riepilogativi della fattura trasmessi con lo spesometro (ora trimestrale), ora è necessario tutto il documento. E su questo è intervenuto pesantemente il Garante della Privacy, che, col suo avvertimento del 16 novembre, ha posto una pesante ipoteca sul futuro della e-fattura.

Nel metodo, ha osservato che non è stato preventivamente consultato. Nel merito, ha evidenziato, tra l’altro, che un’enorme massa di dati sensibili relativi a prezzi, politiche commerciali, informazioni sui prodotti e servizi aziendali, preferenze di consumo, viaggerà lungo la rete, senza che siano state previste le misure minime di garanzia a tutela dei contribuenti.

Mancano risposte plausibili a due fondamentali domande:

1) Quale beneficio pubblico riesce a giustificare adeguatamente l’enorme sacrificio privato costituito dall’affidare alla rete, pur con tutte le protezioni del caso, i dati sensibili relative a ‘natura, qualità, e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione’? Vogliamo forse credere che €2 miliardi di gettito possano giustificare tale sacrificio?

Questa domanda lascia aperto il campo ai peggiori sospetti. Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, per il solo fatto di aver annunciato un portale per gestire la e-fattura a €0,005, ha definito ‘accuse infamanti’ quelle ricevute da un avvocato di Assosoftware durante una trasmissione di Radio24. La posta in gioco non è il gettito, ma i dati.

Oggi, e ancora di più in futuro, la disponibilità di una massa di dati è considerato un valore in sé. E la disponibilità dei dati di milioni di soggetti IVA italiani, non volete che costituisca un potente incentivo ad un uso illecito degli stessi? È di qualche giorno fa la notizia di 500mila indirizzi PEC di Tribunali e Ministeri violati da hacker. Se quella massa di dati non serve a generare gettito, allora serve a qualcos’altro? Si stanno mettendo a rischio i dati sensibili delle imprese italiane. Inoltre, la fattura, oltre ad essere un documento essenziale per l’IVA, è documento rilevante anche per il pagamento (si pensi al pagamento dei prodotti agricoli da parte della Grande Distribuzione). Esiste il rischio di ritardare dei pagamenti a causa di ritardi o blocchi dello SDI.

2) La e-fattura dovrebbe incidere sulla cosiddetta evasione senza consenso, quella in cui il venditore decide unilateralmente di non dichiarare o non versare l’IVA comunque fatturata. Tale evasione si stima essere pari a circa €13 miliardi su circa €35 miliardi di gap IVA. È quindi chiaro che la gran parte dell’evasione IVA non risulta incisa da questo strumento, a meno che non si pensi di ricavare gettito dal ‘nero elettronico’… Sull’evasione senza consenso sono efficacemente intervenuti dal 2017, sia lo spesometro trimestrale che l’obbligo di comunicazione della liquidazione periodica IVA con importanti previsioni di gettito (circa 9 miliardi di euro in 3 anni). Perché non si verifica l’efficacia di questo strumento, prima di introdurne un altro molto costoso nella sua applicazione?

Già nel novembre 2017, il servizio bilancio del Senato descriveva l’aleatorietà del gettito previsto ed i dubbi ivi espressi, relativi all’effettività dell’incentivo all’adempimento come fonte di gettito, sono sempre più forti. Autorevoli commentatori hanno addirittura parlato di abbassamento della soglia di convenienza ad evadere. Qualcuno può spiegare ai contribuenti italiani come sia possibile ottenere un gettito aggiuntivo di €2 miliardi, (anche rispetto ai €9 miliardi già previsti dallo spesometro) per il solo fatto di anticipare di 90 giorni la trasmissione delle medesime informazioni, al costo aggiuntivo di rischiare di mettere in piazza dati sensibili di grande valore?

Ormai la velocità di avvicinamento è troppo alta e l’iceberg è troppo vicino per pensare di evitarlo. Tuttavia si può e si deve pensare a delle soluzioni che minimizzino I danni. Una pars construens è necessaria. Si potrebbe ipotizzare:

1) una sospensione dell’entrata in vigore della e-fattura e messa a punto nel primo semestre 2019 di uno spesometro mensile; in tal modo, si salverebbero almeno parzialmente gli investimenti tecnologici già eseguiti e si migliorerebbe la tempestività dell’attività di contrasto all’evasione rispetto all’attuale cadenza trimestrale.

2) Nel 2019, definire un progetto di digitalizzazione della fattura nelle operazioni B2B, da far partire nel 2020.

Non bisogna dimenticare che l’eccesso di sicurezza dell’equipaggio e l’elevata velocità di avvicinamento del Titanic all’iceberg, furono tra le cause principali del disastro, e la virata tardiva non bastò.

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