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Cybersecurity e Ia, come raggiungere la sovranità digitale italiana? Parla Nasso (Olidata)

Dati affidabili, soluzioni verticali e protezione delle chiavi crittografiche sono al centro del Piano Industriale 2026 di Olidata. L’AD Maurizio Nasso spiega come confrontarsi con i Big Tech puntando su autonomia tecnologica e difesa delle infrastrutture critiche

Dati affidabili e soluzioni tecnologiche verticali sono i pilastri per costruire una reale sovranità digitale italiana nella Cybersecurity e nell’IA. Confrontarsi con i grandi player globali del Tech nel segmento dei prodotti general purpose rappresenta indubbiamente una sfida. “La risposta è la verticalità, elemento fondante dei nostri sviluppi che permette di raggiungere l’autonomia tecnologica, uno dei pilastri centrali della sovranità digitale”, spiega Maurizio Nasso, amministratore delegato di Olidata, sottolineando che la vera frontiera della difesa delle infrastrutture critiche è la protezione delle chiavi crittografiche.

Quali sono i pilastri del Piano Industriale 2026 di Olidata?

I pilastri del piano industriale di Olidata sono quattro. Il primo è la crescita nel segmento dei servizi a valore, facendo leva sulle nostre competenze storiche legate ai dati, all’AI, alla cyber security e all’IoT. Un obiettivo che realizzeremo grazie alle partnership tecnologiche storiche con alcuni vendor di riferimento internazionali, ma anche alle alleanze con i grandi system integrator. Intese che possono permetterci di portare queste soluzioni nei mercati di riferimento. L’altro pilastro riguarda lo sviluppo e la produzione di soluzioni proprietarie che possano indirizzare tematiche specifiche proteggendo l’investimento che i clienti già hanno fatto in altre tecnologie, garantendo loro un ritorno adeguato sull’investimento. Il terzo riguarda la crescita anche da un punto di vista di personale nel Nord e Centro-Nord, territori dove si trovano industrie e PMI. Realtà che per noi rappresentano settori di mercato target e la spina dorsale del sistema produttivo di questo Paese. L’ultimo pillar riguarda operazioni per la crescita, anche con investimenti mirati in acquisizioni. L’obiettivo è rinforzare il team da un punto di vista di competenze specifiche, mettere a portfolio nuove soluzioni replicabili. Replicabilità per noi significa migliorare la marginalità, i flussi di cassa e, di conseguenza, le nostre potenzialità di investimento nelle piattaforme future.

Recentemente avete siglato accordi con Shamal Commercial Investment in Arabia Saudita. Qual è il valore di questo asse? Vi aprirete anche ad altri mercati?

In quella zona del mondo l’eccellenza tecnologica italiana è da sempre apprezzata, non solo nell’ICT, ma anche in altri settori come industriale, ad esempio nell’Oil and Gas. Per Olidata portare queste tecnologie in Arabia Saudita significa far parte dei loro piani di investimento a meglio lungo termine facendo leva su tecnologie innovative delle quali loro sono sempre alla ricerca. Strategie che prevedono investimenti ingenti. Ovviamente il Middle East è anche la porta verso il Far East. Infatti, gli accordi siglati con Shamal Commercial Investment possono rappresentare un ponte per portare queste nuove tecnologie anche verso i Paesi che stanno crescendo in Oriente e dovranno dotarsi sempre più di soluzioni tecnologiche avanzate.

Come si costruisce una reale sovranità digitale italiana nella Cybersecurity e nell’IA?

La risposta è la verticalità, elemento fondante dei nostri sviluppi che permette di raggiungere l’autonomia tecnologica, uno dei pilastri fondanti della sovranità digitale. L’obiettivo è sviluppare un framework coerente sia con il criterio di autonomia e pieno governo, sia con le normative vigenti per creare un quadro in cui IA, cybersecurity e compliance convivono per sviluppare soluzioni per problematiche specifiche. Se sviluppassimo soluzioni general purpose, invece, dovremmo competere con player internazionali che hanno la capacità economica per spendere miliardi di euro in ricerca e sviluppo.

Avete sviluppato un’architettura crittografica resistente ai computer quantistici. È la nuova frontiera per proteggere le infrastrutture critiche?

Sicuramente è un elemento fondamentale ma la vera frontiera è la protezione delle chiavi crittografiche. Proteggere i dati oggi non è tanto una questione legata alla protezione delle infrastrutture dove risiedono quanto alla possibilità di proteggere le chiavi che permettono l’accesso. In un mondo che va verso il quantum computing sviluppare soluzioni post-quantiche significa avere una visione strutturata di medio-lungo termine. La nostra piattaforma è l’unica che garantisce un elevato scambio di informazioni cifrate senza impatti significativi in termini di performance. Sta suscitando grande interesse soprattutto nel settore della sicurezza nazionale, ma anche chi si occupa di infrastrutture critiche”.

Olidata ha sviluppato diverse piattaforme proprietarie (spesso nate all’interno di Sferanet, ora incorporata nel gruppo) dedicate alla gestione delle emergenze, al monitoraggio del territorio e alla protezione civile. Negli ultimi giorni il grado di allerta sulle infrastrutture critiche sta aumentando, in Italia come altrove, sono aumentate anche le richieste per accedere ai vostri servizi?

Molte delle cose che sono nate in Sferanet e delle piattaforme in realtà poi sono state ereditate da Olidata, ma il core team e gli strumenti a disposizione rimangono esattamente gli stessi. La propensione alla ricerca e lo sviluppo di piattaforme e di tecnologie che possano garantire una piena autonomia di governo era nel DNA di Sferanet ed è in quello di Olidata. Riguardo le richieste per i nostri servizi, tutti i giorni arrivano sollecitazioni in questo senso dai clienti. Quello che per noi è importante è integrare aspetti di sicurezza e di Intelligenza artificiale nel modo giusto. Anche l’IA oramai è un elemento imprescindibile di questo gioco. È importante però sottolineare che è un utile supporto alle decisioni importanti se si basa su dati protetti e sicuri. Tuttavia, affidare all’Intelligenza Artificiale una delega automatica potrebbe comportare nuovi rischi e fragilità.

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