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Cosa faranno Amazon e Nexi per l’euro digitale?

Bce

La Banca centrale europea ha scelto Nexi per sviluppare un prototipo di soluzione front-end per pagamenti con euro digitale. Il ruolo di Amazon

 

Cinque realtà private lavoreranno a stretto contatto con il project team di Francoforte. È l’ulteriore passetto in avanti compiuto dalla Bce, la Banca centrale europea, per testare la sua moneta virtuale che, ricordiamolo ancora una volta, non sarà né una stablecoin né una criptovaluta. Anzi, come ripeteremo più avanti, non c’entrerà proprio nulla con Bitcoin & Co., avendo provenienza nota ma soprattutto valore garantito (da una banca centrale). Finora, le banche centrali hanno fornito il contante, mentre il settore privato ha offerto alla clientela soluzioni di pagamento (come le carte di credito).

Un euro digitale sarebbe salvaguardato dalla Bce e i cittadini potrebbero convertire in ogni momento la moneta privata (della banca commerciale) in moneta pubblica (della banca centrale), utilizzando la moneta della banca centrale per i pagamenti. Una soluzione che nel prossimo futuro rischia di scontentare soprattutto le banche, ma che frattanto ha bisogno di una stretta collaborazione pubblico-privato nei test che verranno condotti sulla valuta digitale del Vecchio continente.

DA NEXI AD AMAZON: I BETA TESTER DELL’EURO DIGITALE

Da qui il bando della BCE al quale hanno risposto 54 aziende. Ne sono state scelte 5 e, per la verità, il fatto che vi rientri l’italiana Nexi, al fianco delle europee Epi, Wordline e CaixaBank, non è nemmeno la notizia più sorprendente, fatta la tara col campanilismo, dato che nel novero spicca anche la statunitense Amazon. Al progetto, insomma, vi lavorerà anche un soggetto privato da oltreoceano. Il perché è presto detto.

Ciascun partner sfrutterà il proprio know-how nei rispettivi settori di competenza per testare, valutare, fornire suggerimenti agli sviluppatori messi in campo da Francoforte. E, dato che l’euro digitale può avere successo soltanto se i cittadini europei lo utilizzeranno per i pagamenti quotidiani, si intuisce come mai nell’elenco dei tester sia finito anche Amazon, ecommerce di riferimento per gli europei ogniqualvolta c’è da acquistare qualcosa online.

UNA PARTNERSHIP LIMITATA A QUESTA FASE DEL PROGETTO

Nella comunicazione ufficiale viene sottolineato ancora una volta che «non esistono piani di riutilizzo dei prototipi nelle fasi successive del progetto di euro digitale»: insomma, quelle con Amazon, Nexi, Epi, Wordline e CaixaBank sono partnership limitate all’esplorazione di soluzioni tecniche, non è detto che l’euro digitale sfrutti i medesimi soggetti nelle fasi più avanzate del progetto portato avanti dalla Bce in scia di quanto fatto in Cina e di quanto hanno iniziato a fare anche negli Stati Uniti.

NEXI DARA’ UNA MANO ALL’EURO DIGITALE NELLE SOLUZIONI MERCHANT

Nexi, che solo poche settimane prima aveva annunciato di essere stata selezionata da Microsoft come uno dei principali provider di pagamenti digitali per l’e-commerce in Italia, Danimarca, Svezia e Norvegia, dal canto suo appunta con fierezza sul petto il fatto di essere stata scelta per i test sull’euro digitale: “Siamo orgogliosi di essere stati scelti per sostenere la Bce in un progetto così strategico per l’Europa”, ha commentato Roberto Catanzaro, Chief Strategy & Transformation Officer del Gruppo Nexi e membro del Digital Euro Market Advisory Group dopo che la Bce ha scelto la paytech con sede a Milano per sviluppare un prototipo di soluzione front-end per i venturi pagamenti con l’euro digitale.

Nei prossimi mesi un gruppo di lavoro dedicato e multidisciplinare di esperti Nexi lavorerà a stretto contatto con il project team per l’euro digitale della Banca centrale europea per studiare soluzioni tecniche sfruttando appunto l’esperienza maturata nel suo ambito d’azione dalla paytech italiana. “Intendiamo offrire il meglio del know-how di Nexi nel settore dei pagamenti digitali e, nello specifico, delle soluzioni Merchant per guidare l’innovazione nel panorama europeo dei pagamenti”, ha chiosato Catanzaro, permettendo di capire che il gruppo italiano si occuperà di analizzare soluzioni sull’utilizzo della moneta unica digitale presso i negozi fisici.

IN QUALE FASE DELLO SVILUPPO SIAMO?

I lavori dell’euro digitale sono stati accelerati dalla pandemia ma, soprattutto, dai progressi fatti da Pechino, che al momento è la sola potenza economica ad avere approntato una infrastruttura ad hoc già testata quotidianamente da milioni di tester.

In Europa, invece, dopo l’avvio dei lavori nell’estate del 2021, siamo approdati nel pieno della fase che serve a individuare la sua configurazione ottimale e assicurare che risponda alle esigenze degli utenti. In questo frangente sarà appunto cruciale l’apporto degli intermediari finanziari per capire come potrebbero fornire servizi front-end basati sull’euro digitale. Questo lavoro sarà completato entro ottobre 2023.

A quel punto il Consiglio direttivo deciderà se passare alla fase successiva, dedicata allo sviluppo di servizi integrati e alla conduzione di test ed eventualmente di sperimentazioni pratiche. Questa ulteriore fase potrebbe richiedere circa tre anni. Per la commercializzazione dell’euro digitale, insomma, il traguardo è quello della fine della decade.

QUALE TECNOLOGIA DIETRO ALL’EURO DIGITALE?

Per la realizzazione di un euro digitale l’Eurosistema sta sperimentando diverse soluzioni e tecnologie, sia accentrate che decentrate come la DLT. Ma non è stata presa alcuna decisione finora, si apprende leggendo i materiali ufficiali messi a disposizione dall’Eurotower. Quanto alla privacy, dato che la moneta digitale è tracciabile, la stessa Bce ha chiarito che l’euro digitale consentirebbe ai cittadini di effettuare pagamenti senza condividere i propri dati con soggetti terzi, a meno che non sia richiesto per la prevenzione di attività illecite.

Per far sì che i pagamenti restino una questione privata, andrebbero protette diverse tipologie di dati: l’identità dell’utente, i dati sul singolo pagamento (come per esempio l’importo) e i metadati relativi alla transazione (ad esempio l’indirizzo IP del dispositivo utilizzato). Gli utenti dovranno probabilmente rivelare la loro identità quando accedono per la prima volta a servizi in euro digitali, ma vi è sempre la possibilità di mantenere diversi livelli di privacy per i loro pagamenti.

Una privacy elevata potrebbe anche essere assicurata in altri modi, comunicano sempre dalla Banca centrale europea. Ad esempio, l’identità degli utenti potrebbe essere custodita separatamente dai dati sui pagamenti, consentendo solo alle unità di informazione finanziaria di accedervi, nell’ambito di un quadro giuridico chiaramente definito, per individuare il debitore e il beneficiario in caso di sospetto di attività illecita.

EURO DIGITALE COME STABLECOIN E CRIPTOMONETA?

Come chiarito a più riprese, anche dalla stessa BCE, un euro digitale sarebbe moneta di banca centrale, cioè garantita da una banca centrale, designata a soddisfare le esigenze dei cittadini: sarebbe priva di rischi e rispetterebbe la privacy e la protezione dei dati. Le banche centrali hanno il mandato di preservare il valore della moneta, indipendentemente dalla sua forma, fisica o digitale.

La stabilità e l’affidabilità delle stablecoin dipendono in definitiva dal soggetto che le emette, così come dalla credibilità e dall’applicabilità dell’impegno di mantenere il loro valore nel tempo. Gli emittenti privati possono inoltre utilizzare i dati personali a fini commerciali. Per le criptoattività non vi è un soggetto individuabile responsabile e quindi non è possibile far valere alcuna rivendicazione. Compreso il funzionamento di ciascuna moneta virtuale oggi presente sul mercato, si capisce insomma perché non vi sarà parentela tra queste valute digitali, nonostante il nome possa far pensare al contrario.

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