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Cosa architetta la Fed sul dollaro digitale

Dollaro Digitale

Sembrava che la gara tra Cina e USA per far debuttare la propria valuta digitale prima del principale avversario dovesse concludersi in un testa-a-testa al fotofinish. Invece, pare che Washington e il suo dollaro digitale si siano persi per strada.

A CHE PUNTO SONO LA CINA E L’EUROPA

Pechino ha già annunciato di avere avviato la fase di testing della propria valuta virtuale: all’interno della municipalità di Shenzen e in altre tre città del colosso asiatico sono stati infatti selezionati, in modo del tutto casuale, 50.000 cinesi tra coloro che hanno presentato domanda e a loro sarà dato il compito di spendere e gestire i 10 milioni di yuan (1,5 milioni di dollari). Ancora più indietro la BCE che sta avviando soltanto ora (dopo aver comunque accelerato) la fase di consultazione pubblica sull’euro digitale – che comunque difficilmente vedrà la luce prima del 2022.

LE PAROLE DEL N.2 DI NASDAQ

Ancora non molto tempo fa, David Weild IV, ex vicepresidente di NASDAQ, aveva detto: “Penso che gli Stati Uniti dovrebbero farlo. Dovrebbero dotarsi del proprio dollaro digitale. E dovrebbero farlo il prima possibile”. Weild aveva infatti spiegato: “Proprio come la gente è passata alle carte di credito, tutti cominceranno a comprare utilizzando criptovalute. Perché negarsi la possibilità di andare nella propria banca locale e pagare per qualcosa usando una valuta digitale? Si riducono pure i costi delle transazioni. Ci sarà una stablecoin ancorata al valore del dollaro statunitense ed emessa dal governo federale, questo penso sia inevitabile”.

LA CINA NON È ABBASTANZA LIBERA PER UNA MONETA DIGITALE?

L’ex numero 2 di NASDAQ aveva inoltre respinto i timori di una serrata competizione tra dollaro digitale e yuan digitale: “Credo anche che gran parte del pianeta non sia particolarmente interessato a una valuta digitale cinese, semplicemente perché non si tratta di un Paese libero. Non puoi prevedere cosa decideranno di fare. Ci sono persino molti cittadini cinesi che vorrebbero abbandonare il Paese a causa della natura del loro governo”.

DOLLARO DIGITALE, A CHE PUNTO SIAMO?

Le ultime dichiarazioni ufficiali in tema risalgono allo scorso settembre, quando la presidente nonché amministratrice delegata della Fed di Cleveland, Loretta J. Mester, in un discorso pronunciato al Keynote Session del 20th Anniversary Chicago Payments Symposium, ha fatto sapere che si stanno testando diverse piattaforme basate su registri distribuiti (DLT) per comprendere i loro potenziali vantaggi nell’ottica della creazione di un dollaro digitale. In quell’occasione Mester ha reso noto che la Fed di Boston ha avviato una lunga e fruttuosa collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology (MIT) per la sperimentazione di diverse tecnologie che potrebbero essere utilizzate per una valuta digitale della banca centrale (CBDC).

SI TESTANO LE PIATTAFORME DI REGISTRI DISTRIBUITI

Mester ha inoltre dichiarato: “La Federal Reserve sta studiando da tempo le questioni sollevate dalla valuta digitale della Banca centrale. Il Board of Governors ha un laboratorio tecnologico che ha costruito e testato una gamma di piattaforme di registro distribuito per comprenderne i potenziali vantaggi e compromessi. I membri del personale di diverse Reserve Banks, inclusi gli sviluppatori di software della Fed di Cleveland, stanno contribuendo a questo sforzo”. Parole che lasciano intendere che Washington, che soltanto diversi mesi fa aveva rimosso Pechino dalla lista dei Paesi sospettati di manipolare i cambi, sia ancora parecchio indietro in questa nuova guerra valutaria.

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