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Coronavirus e influenza, chi critica (e perché) Gismondo

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Subbugli in Italia tra scienziati su Coronavirus e influenza. Sul banco degli accusati è Maria Rita Gismondo. Ecco tutti i dettagli su accuse e repliche (dell’interessata).

Subbugli in Italia tra scienziati su Coronavirus e influenza. Sul banco degli accusati è Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, per alcune affermazioni (su paragoni tra Coronavirus e influenza) e post pubblicati su Facebook. Ecco tutti i dettagli su accuse e repliche (dell’interessata).

L’INIZIATIVA DI PTS CONTRO GISMONDO

L’associazione Patto trasversale per la scienza (Pts) – associazione fondata dal virologo Roberto Burioni – ha inviato una diffida legale a Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, “per le gravi affermazioni ed esternazioni pubbliche sul coronavirus, volte a minimizzare la gravità della situazione e non basate su evidenze scientifiche”. Pts chiede a Gismondo di “rettificare alcune sue affermazioni che possono indurre la popolazione a violare i precetti governativi, con nefaste ricadute in termini di salute pubblica, soprattutto perché provenienti da un medico con responsabilità istituzionali nella regione più colpita d’Italia”. Gli scienziati contestano alla microbiologa “affermazioni quali: ‘è una follia questa emergenza, si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale’ (del 23 febbraio); ‘non voglio sminuire il coronavirus ma la sua problematica rimane appena superiore all’influenza stagionale (1 marzo); ‘tra poco il 60-70% della popolazione è positivo ma non dobbiamo preoccuparci’ (13 marzo); ‘l’epidemia potrebbe esser mutata, sta succedendo qualcosa di strano’ (21 marzo)”.

LE ACCUSE ALLA GISMONDO

Le parole di Gismondo secondo il Pts “rischiano di turbare l’ordine pubblico, come previsto dall’articolo 656 del codice penale (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico), se non supportate da evidenze scientifiche”, rimarcano gli scienziati che chiedono a Gismondo di “rettificare immediatamente le sue argomentazioni che potrebbero aver indotto ad una minimizzazione del problema coronavirus, nonostante le robuste evidenze della drammaticità della situazione”, e la invitano ad “astenersi dal diffondere notizie se non supportate da evidenze scientifiche”.

DA CHI E’ FORMATO IL PTS

L’associazione Patto trasversale per la scienza (Pts) riunisce ricercatori, scienziati, clinici, divulgatori, giornalisti e avvocati, e “ha come principale obiettivo difendere i cittadini e la loro salute dalla pseudoscienza, dalle fake news medico-scientifiche, dai ciarlatani e da chiunque attenti alla salute pubblica”, sottolinea Pts. Nomi come: Guido Silvestri, virologo dell’Emory University; Andrea Cossarizza, patologo generale dell’Università di Modena e Reggio Emilia; Massimo Clementi, microbiologo, Università Vita e Salute San Raffaele; Andrea Antinori, infettivologo dell’Irccs Spallanzani; Antonella D’Arminio Monforte, infettivologa dell’UniMi; Luciano Butti dell’Università di Padova; Andrea Grignolio dell’Università Vita e Salute San Raffaele; Enrico Bucci, Temple University; Guido Poli, virologo dell’Università Vita e Salute San Raffaele; Vincenzo Trischitta, endocrinologo, Università Sapienza; Francesco Maria Galassi, paleopatologo della Flinders University; Marco Tamietto, neuroscienziato, Università di Torino”.

IL COMMENTO DI LOPALCO

“La missione del Patto per la scienza è chiara: difendere il cittadino dalla diffusione di atteggiamenti anti-scientifici e difendere l’onorabilità e la credibilità della comunità scientifica. Chi oggi, in una situazione di emergenza, indossa un camice e gode anche di una ribalta pubblica, deve riporre nelle sue dichiarazioni una estrema cautela”. Così Pier Luigi Lopalco, presidente del Pts e responsabile Coordinamento Regione Puglia per il coronavirus, commenta la decisione del Prs, sulla diffida inviata dal Pts a Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. “Ipotesi personali e ricostruzioni fantasiose non devono inquinare e confondere il dibattito pubblico. Mai come ora è importante che questo dibattito avvenga nell’ambito delle regole della scienza”, ha aggiunto Lopalco. “Per questo e anche su sollecitazione dell’ambiente medico-scientifico italiano, il Pts ha ritenuto necessario inviare alla professoressa Gismondo, una diffida, chiedendole di rettificare alcune sue affermazioni che possono indurre la popolazione a violare i precetti governativi, con nefaste ricadute in termini di salute pubblica – conclude il Pts – soprattutto perché provenienti da un medico con responsabilità istituzionali nella regione più colpita d’Italia”.

LA REPLICA DI GISMONDO ALL’ADN KRONOS

“Ho la coscienza a posto e chi mi attacca è pietoso. Non torno indietro sulle mie dichiarazioni. Invece di perdere tempo in queste cose, perché non si uniscono al mio appello a lavorare tutti insieme? Diamo spazio alla scienza”. Così all’Adnkronos Salute Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, replica alla lettera di diffida del Patto per la scienza (Pts) che denuncia la Gismondo ‘per le gravi affermazioni ed esternazioni pubbliche sul coronavirus, volte a minimizzare la gravità della situazione e non basate su evidenze scientifiche”. “Se chiedono a me di fare un passo indietro sulle mie dichiarazioni, devono farlo anche per quelle del virologo Pregliasco, di Ilaria Capua e del direttore dell’Oms – aggiunge Gismondo – Non devo dimostrare nulla perché quello che ho detto è pubblicato ovunque. La Capua, ad esempio, ha detto che questo virus ‘diventerà come un raffreddore’. Inoltre non sono mai stata in un tavolo governativo e non posso aver influenzato nessun decisione – prosegue la Gismondo – Ho espresso un mio parere e ho sempre detto quello che si sa sul coronavirus, ovvero che è un virus sconosciuto e potrebbe rivelarsi positivo o negativo a seconda del cammino che farà”.

L’INTERVENTO DI GISMONDO SUL FATTO

“Nessuna voglia, né intenzione di replicare al mittente. Solo tristezza per la perdita di tempo e per l’immagine di divisione che si dà alla gente che oggi – si veda il mio appello di ieri – vorrebbe vedere i ricercatori uniti a cercare di risolvere l’emergenza che stiamo vivendo. Scrivo solo nel rispetto dei lettori, che devono avere argomentazioni e dati per una informazione corretta. I legali faranno il loro corso nelle sedi opportune”. E la premessa da cui parte Maria Rita Gismondo, direttore microbiologia clinica e virologa del “Sacco” di Milano, in un intervento su Il Fatto Quotidiano, per replicare alle polemiche innescate da alcune sue frasi e prese di posizione. “In sintesi – spiega la scienziata – il Patto Trasversale per la Scienza, fondato dal dottor Burioni, mi accusa di aver reso dichiarazioni volte a minimizzare la gravità della situazione, che avrebbero potuto indurre parte della popolazione a violare i precetti governativi volti a contenere il contagio, con nefaste ricadute in termini di salute pubblica. Solo per cominciare, desidero confermare il mio rispetto per le misure governative, riportando quanto ho dichiarato il 5 marzo: “L’unica arma che abbiamo è il contenimento. Non ha senso valutare i numeri di pochi giorni. Appena saranno passati 14-18 giorni cominceremo a trarre delle conclusioni”. E ricordando quanto ho più volte ribadito su Il Fatto Quotidiano sulla necessità che soprattutto i giovani si rendano responsabili e rispettino le regole del momento”. Ma “andiamo  – aggiunge Gismondo – alle frasi “incriminate” (fra l’altro estrapolate dal loro contesto e da un discorso più complesso). La prima è un mio post privato su Facebook: “E una follia questa emergenza, si è scambiata un’infezione appena più serie di un’influenza per una pandemia letale” (23.2.2020). Lo scopo era spegnere il panico crescente mentre, ricordo, in Italia si registravano solo i primi casi autoctoni circoscritti a Codogno. Ecco cosa affermavano altre accreditate fronti. Il 25 febbraio 2020 il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana dichiarava: “Cerchiamo di sdrammatizzare: questa è una situazione senza dubbio difficile ma non così tanto pericolosa. Il virus è aggressivo e particolarmente rapido nella diffusione, ma nelle conseguenze molto meno; è poco più di una normale influenza”.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche sottolineava: “Per evitare eccessivo allarmismo è bene ricordare innanzitutto che 19 casi su una popolazione di 60 milioni di abitanti rendono comunque il rischio di infezione molto basso… L’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi, causa sintomi lievi/moderati (una specie di influenza) nell’80-90% dei casi. Nel 10-15% può svilupparsi una polmonite, il cui decorso e però benigno in assoluta maggioranza”. Il virologo Fabrizio Pregliasco precisava il 23 febbraio: “E una malattia che rientra nelle cosiddette infezioni respiratorie acute che fanno da corollario all’influenza di ogni inverno”. E il 24 febbraio Ilaria Capua rassicurava: “Il coronavirus circolerà per mesi, ma niente allarmismo ingiustificato”, “bisogna chiamare sindrome similinfluenzale da coronavirus. Questo è l’unico modo in cui possiamo liberarci dal panico” (dal sito Il Bo Live). Altra “mia frase “incriminata” – evidenzia la scienziata -: “Non voglio sminuire il coronavirus ma la sua problematica rimane appena superiore all’influenza stagionale”. Frase estrapolata dalla disamina dei dati pubblicati dall’Istituto Superiore della Sanità sulle influenze. Secondo i dati più aggiornati di InfluNet (il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza, coordinato dal ministero della Salute con la collaborazione dell’Iss), da ottobre 2019 a febbraio 2020 il numero di casi stimati di sindrome simil-influenzale è stato di circa 5 milioni e 632mila. Tra il 2007 e il 2017, i morti “diretti” per influenza sono stati in media 460 l’anno, mentre le stime per i dicessi “indiretti” vanno dai 4mila ai 10mila l’anno”. Da “questo deducevo”, sottolinea ancora, che “non deve preoccuparci la letalità, ma la velocità di diffusione” e precisavo: “L’emergenza potrebbe avere pesanti ripercussioni sul sistema sanitario”. Peraltro, esaminando i decessi, che il commissario Angelo Borrelli continua a chiarire essere i dati totali comprensivi dei morti “con” e “per” coronavirus, il fondamentale report dell’Iss sui pazienti morti (17 marzo) riportava che complessivamente 3 (0,8% del campione esaminato) presentavano zero patologie, 89 (25,1%) una patologia, 91 due patologie (25,6%) e 172 (48,5%) tre o più patologie. Terza e ultima mia frase “incriminata”: “Tra poco il 60-70% della popolazione sarà positivo, ma non dobbiamo preoccuparci” (13.3.2020). Anche questa affermazione è stata più volte confermata, in termini più ampi. Il 4 marzo, in un’intervista, Ilaria Capua, alla domanda “A che punto è l’epidemia in Italia?”, rispondeva: “Non lo sappiamo: i contagiati sono molti di più di circa 2mila dichiarati”. Quanti? “Forse anche oltre 100 volte tanto”. Perché una differenza così clamorosa tra numeri ufficiali e dati possibili? “Perché i test più usati individuano il virus e non gli anticorpi. Di conseguenza non sappiamo quanti siano gli insetti, contando sia i sintomatici sia gli asintomatici”. “Potrei continuare – conclude Gismondo – ma non credo sia necessario. Il mio unico intento è dare al lettore un quadro chiaro in un momento così impegnativo e consentire la lettura degli effettivi dati scientifici. La vera scienza, come più volte ho sostenuto, esige un dialogo aperto tra ricercatori che abbiano il coraggio di discutere pur sostenendo orientamenti diversi. Dal confronto leale e corretto credo nasca la vera scienza”.

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