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Come e perché anche Facebook pagherà gli editori

Facebook Inserzionisti

Dopo il braccio di ferro con il governo dell’Australia, Facebook segue Google e si impegna a investire 1 miliardo di dollari per sostenere l’industria dell’informazione. Tutti i dettagli

 

Anche Facebook mette mano al portafogli in favore del settore editoriale in tutto il mondo.

Il colosso del social network spenderà 1 miliardo di dollari per “supportare l’industria dell’informazione” nei prossimi tre anni.

Facebook segue così le orme di Google, che lo scorso ottobre ha lanciato News Showcase con un investimento sempre di 1 miliardo di dollari.

L’iniziativa è arrivata quando l’Australia ha approvato la legge per garantire che gli editori di notizie siano compensati dalle piattaforme digitali. Il testo è stato modificato per consentire al governo di Canberra la discrezione di escludere Facebook e Google dalla sua competenza.

Prima dell’approvazione della legge, il gigante dei social network aveva deciso che avrebbe limitato la condivisione delle notizie sulla sua piattaforma in Australia. Ma il gruppo di Menlo Park ha fatto poi retromarcia sulla sua decisione, fino alla comunicazione di ieri dell’investimento miliardario.

Gli editori vogliono che Google e Facebook paghino per le notizie che appaiono sulle loro piattaforme. I governi in Europa, come in Australia, sono sempre più in sintonia con questo punto di vista.

Entrambe le big tech hanno preferito dunque la linea del compromesso: hanno annunciato che nei prossimi tre anni investiranno un miliardo di dollari ciascuna in prodotti editoriali.

LA LEGGE APPROVATA IN AUSTRALIA

Il Parlamento australiano ha approvato la legge che costringe i colossi del web a pagare gli editori per i contenuti condivisi attraverso le loro piattaforme.

Canberra ha quindi vinto il braccio di ferro con Google e Facebook.

Secondo l’antitrust australiana, Google e Facebook intercettano rispettivamente il 49% e il 24% della raccolta pubblicitaria nel Paese, lasciando le briciole a un’editoria tradizionale che, pur in grave crisi economica, continua a produrre contenuti che creano reddito per le piattaforme web.

SMORZATA NEI CONFRONTI DEI BIG TECH

Ma l’Australia ha comunque approvato un testo definitivo che attenua la rigidità dei punti più contestati dalle compagnie. Ovvero l’obbligo di trattativa con i media e la fissazione dei compensi tramite arbitrato in caso di fallimento del negoziato.

La legge, afferma il governo australiano in una nota, assicura che gli editori “siano equamente remunerati per il contenuto che generano, aiutando a sostenere il giornalismo di interesse pubblico in Australia”.

Facebook e Google hanno ora altri due mesi per chiudere gli accordi con i media e scongiurare un arbitrato vincolante.

Nel frattempo, Google pagherà per le notizie che appariranno sul nuovo prodotto ‘Showcase’, presentato in Australia quest’anno. Facebook retribuirà le testate che compariranno su ‘News’, altro prodotto destinato a essere lanciato nei prossimi mesi.

COSA FARÀ FACEBOOK PER LE NOTIZIE

In un post sul blog, Facebook ha annunciato ieri che prevede di investire 1 miliardo di dollari per supportare l’industria dell’informazione nei prossimi tre anni.

L’ANNUNCIO DEL GRUPPO DI MENLO PARK

“Abbiamo investito 600 milioni di dollari dal 2018 per supportare l’industria dell’informazione e pianifichiamo almeno 1 miliardo di dollari in più nei prossimi tre anni”, ha dichiarato nel post pubblicato mercoledì Nick Clegg, vice presidente degli affari globali di Facebook.

“Noi non ci appropriamo né chiediamo di avere i contenuti per i quali ci era stato richiesto di pagare un prezzo potenzialmente esorbitante. Infatti, i link alle notizie sono una piccola parte dell’esperienza che la maggior parte degli utenti vive su Facebook” ha precisato Clegg.

Con il meccanismo creato dalla legge australiana prima degli emendamenti poi approvati, sottolinea il vp Facebook, “sarebbe stato come imporre ai produttori di automobili di finanziare le emittenti radiofoniche perché la gente le ascolta in auto. E lasciare che siano le emittenti a fissare il prezzo”.

GLI ACCORDI CON GLI EDITORI NEL REGNO UNITO

Il mese scorso, Facebook ha annunciato accordi con una serie di editori nel Regno Unito, tra cui The Guardian, Telegraph Media Group, Financial Times, Daily Mail Group e Sky News. Di conseguenza, gli editori vedranno i loro contenuti presenti in Facebook News, una sezione dedicata all’interno dell’app Facebook che presenta notizie curate e personalizzate da centinaia di pubblicazioni nazionali, locali e di lifestyle.

STRETTI ANCHE NEGLI USA E IN TRATTATIVE CON GERMANIA E FRANCIA

Ieri Nick Clegg ha aggiunto che accordi simili sono stati raggiunti con editori negli Stati Uniti e che Facebook è in trattative con editori in Germania e Francia.

SEGUE LA MOSSA DI GOOGLE

Le mosse del gruppo guidato da Mark Zuckerberg seguono quelle del colosso di Mountain View.

Lo scorso ottobre Google aveva annunciato che avrebbe pagato agli editori 1 miliardo di dollari nei prossimi tre anni.

Riguardo il confronto serrato con l’Australia, Google aveva già firmato accordi di licenza di contenuti con società di media australiane e afferma di avere accordi con più di 50 editori nel paese e più di 500 a livello globale.

Google ha già sottoscritto intese da milioni di dollari con alcune società locali del settore, inclusi i due maggiori editori australiani: Nine Entertainment e la News Corp di Rupert Murdoch.

NEL FRATTEMPO MICROSOFT…

“I tempi sono una variabile non indifferente per spiegare quel che ha preso avvio con la legge in dirittura d’arrivo in Australia e che promette di aver creato un precedente all’attenzione di tutti i Governi, in particolar modo quelli europei chiamati all’attuazione della direttiva Ue sul Copyright per ora fatta legge nazionale dalla Francia” fa notare il Sole 24 Ore.

I paesi dell’Unione Europea stanno lavorando infatti all’adozione di regole sul copyright che consentano alle società di notizie e agli editori di negoziare i pagamenti.

Come ricorda il Sole 24 Ore, “in Italia la legge delega è stata calendarizzata dai capigruppo alla Camera a partire dal 22 marzo e la nuova legge sul diritto d’autore è attesa prima dell’estate”.

Piuttosto che schierarsi con i player della Silicon Valley, Facebook e Google, Microsoft ha scelto l’altro lato della barricato. A inizio settimana il colosso informatico di Redmond ha annunciato che sta lavorando con editori europei per spingere le grandi piattaforme tecnologiche a pagare per le notizie. 

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