Innovazione

Come Bruxelles aggredirà Amazon, Apple, Microsoft, Google e Facebook con il Digital Services Act

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dati commissione ue

L’Unione europea si prepara a varare le nuove regole per impedire i comportanti anti-concorrenziali della grandi piattaforme tecnologiche. Atteso per dicembre il Digital Services Act dalla Commissione Ue

 

Bruxelles è pronta a regolamentare le più grandi società tecnologiche della Silicon Valley.

Tre documenti interni della Commissione europea, visionati da Politico, indicano che la Commissione europea sta elaborando un’ampia gamma di strumenti legislativi (Digital Services Act) per vietare ciò che considera comportamenti anticoncorrenziali. Oltre a obbligare le big tech a fare di più per proteggere i propri utenti da contenuti e attività illegali.

I piani per la nuova normativa arrivano mentre i colossi tecnologici sono sotto la lente antitrust su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Il Digital Services Act è la prima grande revisione dell’approccio dell’Ue alla regolamentazione di Internet da due decenni. Bruxelles spera di stabilire standard globali per l’economia digitale e di affrontare i vantaggi radicati di cui godono le big tech statunitensi.

Secondo il Financial Times, Bruxelles sta pianificando di approvare il Digital Services Act entro la fine dell’anno.

INTERESSATI I COLOSSI TECNOLOGICI DELLA SILICON VALLEY

Mentre le regole dovrebbero riguardare Google, Facebook, Apple e Amazon, una bozza di valutazione dell’impatto ha mostrato che anche i giganti del cloud come Microsoft potrebbero rientrare nell’ambito di applicazione.

ARGINARE LE PIATTAFORME GATEKEEPER

Una bozza dell’atto impedirebbe anche alle “piattaforme gatekeeper” (aziende che possiedono le piattaforme su cui altri fanno affari, come Google e il suo Play Store, Apple e il suo App Store, o Amazon e il suo Marketplace), di utilizzare i dati pubblicitari che ricevono da altre attività per “qualsiasi altro scopo diverso dai servizi pubblicitari”.

Secondo i funzionari europei, Google e Amazon sfruttano i dati dei consumatori raccolti sulla loro piattaforma per migliorare la loro posizione competitiva. Per esempio Amazon guarda i dati delle vendite private per decidere quale prodotto di base di Amazon creare dopo. Se il Digital Services Act verrà approvato, Amazon dovrebbe mettere questi dati a disposizione dei concorrenti per mantenere condizioni di parità.

IL CASO DI APPLE

Ma come dicevamo non solo Google e Amazon. Anche Apple sta affrontando controversie proprio in merito al suo App Store.

Ad esempio, Apple sta affrontando una causa legale intentata da Epic Games, che gestisce il popolare videogioco Fortnite, riguardo la commissione del 30% per il posizionamento di un’app sull’App Store.

Lo scorso giugno  invece, l’Unione Europea ha avviato ben due indagini antitrust su Apple. Una verificherà se Apple ha violato le regole di concorrenza dell’Ue con le sue politiche sull’App Store, come denunciato da Spotify e Rakuten.

IMPEDIRE DI PRIVILEGIARE I PROPRI SERVIZI

Sempre nella nuova normativa, è previsto anche un atto che impedirebbe alle big tech di utilizzare un trattamento preferenziale per i propri servizi. Per capirci, una regola che impedirebbe a Microsoft di promuovere Edge nel menu Start o a Google di promuovere Chrome sulla pagina del motore di ricerca, per esempio.

LA “GREYLIST” PER I FUNZIONARI EUROPEI

Nel documento è inclusa anche una potenziale “greylist” di attività che il funzionario europeo ritiene “ingiuste” e che potrebbero quindi richiedere una maggiore supervisione da parte di un’autorità competente.

In base a questa lista, le grandi piattaforme tecnologiche non saranno in grado di “impedire ai venditori di terze parti di accedere alle informazioni essenziali” dei clienti. Sarà inoltre loro imposto di “non raccogliere dati personali oltre a quanto necessario per la fornitura dei loro servizi”.

PASSO IN AVANTI DELLA COMMISSIONE UE

Come sottolinea EurActiv, le bozze di queste nuove regole della Commissione costituiscono un potenziamento delle misure previste nel regolamento Eu platform-to-business, entrato in vigore nel luglio 2019. Il regolamento obbliga i motori di ricerca a essere trasparenti su qualsiasi trattamento preferenziale che conferiscono ai propri prodotti e servizi.

COSA PENSA GOOGLE DEL DIGITAL SERVICES ACT

La legge sui servizi digitali dovrebbe essere approvata entro la fine dell’anno. Ma non così veloce. Come sottolinea il Ft, è probabile che le regole debbano affrontare respingimenti da parte delle società tecnologiche. Nella sua presentazione al Digital Services Act, Google ha suggerito che le norme esistenti dovrebbero essere modernizzate piuttosto che “passare alla considerazione di quadri normativi nuovi e distinti”.

Tuttavia, i documenti interni visionati da Politico sono bozze e potrebbero ancora essere modificati da qui a dicembre.

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