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Cloud, ecco perché Gaia-X ha preferito la tedesca Nextcloud a Microsoft e Google

Gaia-x

La società tedesca Nextcloud ha battuto i colossi statunitensi come piattaforma di collaborazione per il progetto Gaia-X

 

Gaia-X, consorzio europeo per lo sviluppo del cloud comune, ha preferito una società europea ai colossi tecnologici americani come fornitore della piattaforma di collaborazione per scambiare informazioni tra i membri.

Secondo quanto riportato da Handelsblatt, diverse società hanno fatto domanda, tra cui Microsoft e Google. Entrambe avevano pubblicizzato e offerto i loro sistemi gratuitamente, secondo le informazioni raccolte dal quotidiano tedesco.

Tuttavia, dopo un iter durato diversi mesi, il cda di Gaia-X ha deciso in primavera a favore di un’offerta di Nextcloud, service provider tedesco che offre una piattaforma basata su software open source. L’amministratore delegato dell’azienda Frank Karlitschek lo ha confermato a Handelsblatt.

Ulteriore segnale del complesso rapporto con i gruppi tecnologici americani in Gaia-X?

Ricordiamo che l’obiettivo dei membri del consorzio Gaia-X non è unirsi per creare un nuovo colosso, un “Airbus del cloud”, ma far emergere un ecosistema paneuropeo di soluzioni affidabili.

Allo stesso tempo, si auspica la partecipazione dei fornitori come Amazon Web Services (Aws), Microsoft e Google. Gli standard per lo scambio di dati hanno poco senso se i leader di mercato non partecipano, evidenzia Handelsblatt.

Tutti i dettagli.

PIATTAFORMA OPEN SOURCE PER GAIA-X

Come spiega il quotiidiano Handelsblatt, il consorzio Gaia-X ha circa 300 membri provenienti da molteplici paesi, quindi il progetto ha bisogno di una piattaforma per la collaborazione digitale. Diversi candidati hanno risposto all’invito a presentare proposte.

Al termine della procedura della selezione, il board ha optato per l’offerta di Nextcloud, service provider tedesco che offre una piattaforma basata su software open source.

“Come membro di lunga data di Gaia-X, sono lieto che sia stata scelta una soluzione open source europea e decentralizzata”, ha spiegato l’amministratore delegato dell’azienda Frank Karlitschek al quotidiano tedesco.

LA SODDISFAZIONE DI NEXCLOUD

“Abbiamo battuto Microsoft e Google” ha twittato la società tedesca NextCloud il 26 agosto.

“I membri di Gaia-X collaboreranno all’infrastruttura di prossima generazione indipendente e federata per l’Europa utilizzando Nextcloud, la piattaforma di collaborazione sui contenuti in loco più popolare, ospitata presso il più grande provider di hosting europeo, IONOS” si legge nella nota diffusa dalla società.

“In qualità di un’impresa europea ampia e diversificata, Gaia-X era alla ricerca di una piattaforma di collaborazione flessibile, funzionalmente completa e con sede in Europa che si integrasse bene con altri strumenti. Nextcloud facilita per noi un’ampia collaborazione interorganizzativa in modo sicuro e conforme” ha dichiarato Francesco Bonfiglio, ceo di Gaia-X.

NIENTE DA FARE PER MICROSOFT

Gli addetti ai lavori riferiscono a Handelsblatt che molti all’interno del consorzio erano a favore di Microsoft: “Un fattore importante è che i prodotti dell’azienda sono noti. Il livello dirigenziale vuole qualcosa che sia funzionale e dall’aspetto intelligente”.

L’azienda con sede a Redmond però non offre prodotti come Windows, Office e Teams secondo il principio dell’open source, che permette ad altri di controllare, modificare e riutilizzare il codice sorgente. E il progetto Gaia-X si è posto esplicitamente l’obiettivo di promuovere tecnologie open source.

Inoltre, una sentenza della Corte di giustizia europea ha sollevato preoccupazioni sulla protezione dei dati sui servizi cloud americani, ricorda Handelsblatt.

Nonostante le assicurazioni di Microsoft, i membri del consorzio Gaia-X hanno ritenuto discutibile utilizzare prodotti di fornitori statunitensi.

Anche l’offerta di Nextcloud non era perfetta: la start-up tedesca ha dovuto apportare alcuni miglioramenti dopo aver vinto la gara. I requisiti sono stati implementati negli ultimi mesi, ha precisato l’ad Karlitschek al quotidiano tedesco.

I COLOSSI AMERICANI A BORDO, MA…

Ricordiamo che lungi dall’escludere le società straniere, Gaia-X le ha incluse nel suo lavoro nella prima fase concettuale dalla fine del 2019, arruolando colossi come Amazon Web Services per fornire competenze e aderire all’obiettivo del progetto di rendere i servizi cloud “interoperabili”.

Non deve sorprendere quindi la presenza dei colossi americani e cinesi del settore (Amazon, Microsoft, Google, Alibaba ma anche Huawei e Palantir) nell’elenco dei membri di Gaia-X.

Microsoft, Amazon, Google e Alibaba rappresentavano il 72% del cloud pubblico nel 2019. E proprio questa posizione dominante ha destato la preoccupazione di industrie e istituzioni europee.

A questo proposito, il ceo di Gaia-X Bonfiglio ha chiarito che “considerato il carattere inclusivo dell’iniziativa sarebbe stato incoerente escludere a priori le aziende americane o cinesi; tuttavia queste non godono del diritto di voto né della possibilità di sedere nel board dell’organizzazione”.

L’obiettivo è sviluppare uno standard per i servizi cloud nell’UE che si applicherà al maggior numero possibile di fornitori. Un processo di certificazione e test serve a garantire che le aziende supportino valori come trasparenza, apertura e protezione dei dati.

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