Innovazione

Cina: Baidu, Alibaba e Tencent sfidano Silicon Valley su AI

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Le big cinesi Baidu, Alibaba e Tencent continuano la sfida con la Silicon Valley sull’intelligenza artificiale per dominare il mondo che verrà

 

 

Le aziende tecnologiche cinesi sfidano la Silicon Valley con la loro corsa all’intelligenza artificiale: Alibaba, Baidu e Tencent hanno tutte aperto laboratori in sede e in paesi esteri, assumendo i migliori ingegneri per l’analisi dei dati e spingersi verso nuove frontiere dell’intelligenza artificiale compresi il riconoscimento facciale e le diagnosi mediche che stanno portando frutti alle aziende big cinesi in vantaggio sulle rivali statunitensi.

Usa e Cina: qualche dato

cinaGli Usa rimangono ancora al primo posto in termini di investimenti (17 miliardi di dollari nel 2016) e ritorno economico dei progetti legati all’intelligenza artificiale, ma Pechino si sta muovendo in modo determinato. Nel marzo del 2017 la dirigenza del paese ha rilasciato un “piano per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale” a seguito di una Assemblea nazionale che ha visto raccogliere la sfida anche dal premier Li Keqiang.

Il peso della Cina comincia – quindi – a farsi sentire nel settore AI: oggi è il secondo investitore al mondo nel settore (2,6 miliardi di dollari nel 2016), dopo gli Usa. Sembrerebbe che anche l’Association for the Advancement of Artificial Intelligence, associazione americana con peso internazionale e sede a Washington lo sappia bene: avrebbe spostato il proprio meeting mondiale, perché le date scelte in precedenza corrispondevano con quelle del capodanno cinese, temendo la possibilità di non avere tra ospiti e relatori i cinesi.

La corsa di Baidu, Alibaba e Tencent

Già da anni i giganti di Internet in Cina – Baidu, Alibaba e Tencent il cui acronimo è BAT – stanno facendo enormi investimenti sulla ricerca nell’intelligenza artificiale e si contendono i migliori cervelli. La Repubblica Popolare ha fatto della AI una sua priorità e, secondo alcune stime, la Cina avrà bisogno nei prossimi anni di 5 milioni di esperti. Tali sono le potenzialità di sviluppo commerciale, scientifico e militare dell’intelligenza artificiale che tra Cina e Stati Uniti è già iniziata la competizione. A settembre, Vladimir Putin aveva profetizzato che chi diventerà il leader nell’AI “guiderà il mondo”.

Lo scorso luglio Pechino ha annunciato un piano per fare della Cina, entro il 2030, “il centro mondiale di sviluppo della AI: le stime ipotizzano un investimento complessivo di 150 miliardi di dollari. “Se sei un’azienda del settore – ha detto il CEO di Baidu, Robin Li, in una recente intervista a Wired – devi solo dire di quanti soldi hai bisogno”. La scorsa settimana, è stato il presidente cinese Xi Jinping a spingere per accelerare la realizzazione di una strategia nazionale sui big data “per meglio servire lo sviluppo economico e sociale del Paese”.

cina“Abbiamo identificato l’intelligenza artificiale come una delle priorità lo scorso anno, e la stiamo trattando come una priorità strategica” ha detto Mark Ren, il chief operating officer di Tencent, il mese scorso. Atteggiamento condiviso da Alibaba, secondo cui l’intelligenza artificiale ”permea ogni aspetto della nostra attività, non la riteniamo una divisione separata”.

Investimenti e lavoro

Solo l’anno scorso la Cina avrebbe investito nell’AI almeno 2,6 miliardi di dollari. Ma non basta, perché gli Usa ne avrebbero investito ben 17. Secondo una ricerca Pwc entro il 2030 lo sviluppo dell’AI potrebbe incidere in modo significativo sul prodotto interno lordo del paese, grazie all’incremento della produttività, con la robotica, e all’aumento dei consumi.

Dando adito a questa convinzione, il mondo del lavoro e quello della finanzia sono già coinvolti a pieno titolo nelle danze: l’uso di robot e di sistemi automatizzati sta già permettendo a molte fabbriche di sostituire i lavoratori, o almeno una parte di essi, risparmiando in costi – in alcune zone, oggi, un operaio cinese guadagna quanto un operaio in Brasile – e aumentando la produttività.

Oltre ai forti investimenti del governo, la ricerca sull’intelligenza artificiale in Cina può fare affidamento sulla sterminata quantità di dati che producono i 750 milioni di utenti di Internet in Cina che favoriscono la profilazione: un bacino di persone enorme e con un’attenzione alla tutela della privacy più bassa rispetto a Europa e a Stati Uniti; queste le caratteristiche che fanno temere gli avversari della Silicon Valley.

 

Giovanni Malaspina

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