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Cia e Crypto, che cosa c’è di nuovo?

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Crypto

Reazioni e commenti dopo l’inchiesta di Washington Post e Zdf sull’operazione di spionaggio di Cia e Bnd tramite l’azienda svizzera Crypto. Ecco tutti i particolari

Nulla di nuovo? Martedì il Washington Post ha pubblicato l’inchiesta condotta con l’emittente tedesca Zdf sull’attività di spionaggio della Cia e del Bnd (i servizi segreti tedeschi) a danno dei Paesi alleati e non tramite Crypto AG, azienda svizzera leader nei sistemi di crittografia. Ma il collegamento tra la società di Zugo e le agenzie di intelligence statunitense e tedesca erano già noti da quasi 20 anni. Però l’inchiesta giornalistica pubblicata giorni fa aggiunge nuovi dettagli e nuove fonti.

Ecco tutti i particolari.

CIA E BDN AL CENTRO DELL’INCHIESTA DEL WASHINGTON POST E ZDF

La Cia e il Bnd, l’intelligence della ex Germania Occidentale, hanno spiato per decenni decine di Paesi, tra cui molte nazioni alleate e della Nato, Italia compresa, attraverso la svizzera Crypto AG che riforniva i governi di mezzo mondo di sistemi per la crittografia. Le due agenzie avrebbero truccato i dispositivi dell’azienda in modo da poter violare i codici utilizzati dai Paesi per inviare messaggi crittografati.

Quello che questi Paesi non sapevano, però, è che a partire dagli anni ’70 la proprietà della Crypto AG era di fatto passata sotto il controllo dei due servizi di intelligence.

Nel 1994 il Bnd tedesco è uscito da Crypto AG, temendo che l’operazione sarebbe venuta alla luce e avrebbe compromesso i rapporti con la Nato. Ma la Cia ha venduto le sue parti dell’azienda solo nel 2018.

LA PORTATA DELL’OPERAZIONE “RUBICON”

Né la Cina né l’Unione Sovietica hanno acquistato dispositivi di crittografia Crypto, sospettosi delle origini dell’azienda, ma sono stati venduti in oltre 100 altri Paesi.

L’operazione, nome in codice Thesaurus e poi ribattezzata Rubicon negli anni ’80, ha dimostrato l’importanza di inserire difetti in apparecchiature di comunicazione ampiamente vendute. Il successo decennale della Cia probabilmente rafforzerà gli attuali sospetti statunitensi sulle apparecchiature prodotte dalla società cinese Huawei.

GIÀ SI SAPEVA

Come dicevamo all’inizio, niente di nuovo. Nel 1995 infatti, il giornalista Scott Shane, allora al Baltimore Sun, trovò indicazioni di contatti negli anni ’70 tra Crypto AG e la National Security Agency (Nsa) l’agenzia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ma l’azienda svizzera smentì prontamente dichiarando che la tesi di un accordo con l’agenzia statunitense era “pura invenzione”.

Nel 2015, fu un’indagine della Bbc a rivelare la collaborazione tra la Crypto AG e la Nsa e i servizi di intelligence britannici durante la guerra fredda. Ma l’Nsa si rifiutò di commentare le conclusioni dell’inchiesta giornalistica.

LA RICOSTRUZIONE DEL 1999 DI LIMES

Anche in Italia nel 1999 Luca Mainoldi, membro del board editoriale di Limes, scriveva sulla rivista di geopolitica che “la Crypto AG è sospettata da anni di avere stretto un rapporto di collaborazione con la Nsa. Secondo un articolo di Covert Action Quarterly apparso nel 1997 la Crypto AG sarebbe gestita dalla Nsa e dal Bnd tedesco insieme con la Siemens e la Motorola, due aziende che forniscono ai governi tedesco e americano sistemi crittografici. Dalle testimonianze raccolte presso i tecnici della firma elvetica si deduce che ogni loro nuovo prodotto prima di essere messo sul mercato veniva inviato in Germania e negli Stati Uniti, dove tecnici di questi Paesi suggerivano modifiche volte a rendere più facilmente decrittabili i messaggi inviati tramite queste macchine. In pratica, il congegno invia clandestinamente prima del messaggio la chiave con la quale è protetto; a sua volta questa chiave è protetta da un’altra in modo che solo la Nsa possa riceverla”.

LA PORTATA DELL’INCHIESTA DEL WASHINGTON POST

Il collegamento tra la società fornitrice di apparati per la crittografia e le agenzie di intelligence statunitensi e l’omologa tedesca erano dunque noti ma mancavano prove concrete ad avvalorare la tesi.

La vera estensione dell’operazione di spionaggio si è rivelata con l’inchiesta pubblicata lo scorso 11 febbraio. Il Washington Post e Zdf hanno appreso del programma attraverso un documento segreto della Cia del 2004 prodotto dall’agenzia stessa e un racconto di un funzionario dell’intelligence tedesca del 2008.

Il Washington Post è stato in grado di leggere tutti i documenti, ma la fonte del materiale ha insistito affinché fossero pubblicati solo estratti.

La Cia e il Bnd hanno rifiutato di commentare, sebbene funzionari statunitensi e tedeschi non abbiano contestato l’autenticità dei documenti. Il primo è un resoconto di 96 pagine dell’operazione completata nel 2004 dal Centro per lo studio dell’intelligence della Cia, un ramo storico interno.

“Queste agenzie di spionaggio hanno truccato i dispositivi dell’azienda in modo da poter facilmente infrangere i codici utilizzati dai paesi per inviare messaggi crittografati”.
“Ho qualche scrupolo? Zero”. Sono le parole di Bobby Ray Inman, che è stato direttore dell’Nsa e vicedirettore della Cia alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, riportate dal Post. “Era una fonte di comunicazione molto preziosa su parti del mondo significativamente importanti, importanti per i politici statunitensi”.

LA REAZIONE DELLA CONFEDERAZIONE ELVETICA

Appena pubblicata l’inchiesta, il governo svizzero ha dichiarato di aver nominato un giudice federale in pensione per esaminare la questione, di cui sarebbe stata informato già il 5 novembre 2019. Ma Carolina Bohren, portavoce del ministero della Difesa svizzero, ha sottolineato le difficoltà future. “Gli eventi in questione sono iniziati nel 1945 e sono difficili da ricostruire e interpretare oggi”, ha dichiarato. Berna ha anche annunciato di aver sospeso le licenze di esportazione per le società successive a Crypto, fino a quando la situazione non sarà “chiarita”.

CHE NE È ADESSO DI CRYPTO

Nel 2018 infatti, gli azionisti hanno in gran parte smantellato Crypto AG. Da quel momento due società hanno rilevato i componenti rimasti: CyOne Security fornitore esclusivo del governo svizzero e Crypto International, che ha assunto il marchio e nega di avere nulla a che fare con i servizi governativi.

Una di queste aziende, CyOne Security, gestita da ex dipendenti di punta di Crypto, ha rilasciato una dichiarazione dicendo che non poteva commentare la storia di Crypto.

“CyOne Security AG è stata fondata nel gennaio 2018. La società opera esclusivamente nel mercato svizzero, con particolare attenzione alle soluzioni di sicurezza all’avanguardia per i clienti del settore pubblico svizzero”, si legge la nota. “Dall’inizio delle sue attività commerciali, CyOne Security è stata posseduta al 100% da quattro privati ​​svizzeri. È completamente indipendente dall’ex Crypto AG. CyOne Security non ha alcun legame con nessun servizio di intelligence straniero”.

TEMPISMO SOSPETTO DELL’INCHIESTA DEL WASHINGTON POST (DI PROPRIETÀ BEZOS)?

In attesa di conoscere i risultati dell’indagine della confederazione elvetica, c’è chi si interroga sul tempismo della pubblicazione dell’inchiesta. Come la giornalista di Repubblica, Stefania Maurizi, in passato a L’Espresso, che su Twitter si domanda come mai il Washington Post si sia dedicato ora a trovare prove per documentare una storia già nota, risalente ormai a mezzo secolo fa.

Un elemento che va comunque considerato nella vicenda è che dal 2013 il Washington Post è di proprietà di Jeff Bezos, il miliardario fondatore e ceo di Amazon. Lo stesso Amazon che proprio lunedì — un giorno prima della pubblicazione dell’inchiesta — ha chiesto alla US Court of Federal Claims di ascoltare anche il presidente degli Stati Uniti nell’ambito della causa in cui contesta l’assegnazione a Microsoft da parte del Pentagono del contratto Jedi da 10 miliardi di dollari.

Amazon Web Services, accusa i ripetuti attacchi pubblici e privati del presidente Trump contro Amazon e il suo ceo per la mancata assegnazione della commessa per modernizzare l’infrastruttura digitale del Dipartimento della Difesa. Proprio in virtù di questi collegamenti, il tempismo circa l’inchiesta risulta assai curioso.

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