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Chi e perché critica la privacy all’americana dell’app IO

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cashback di stato

L’app IO prevede il trasferimento dei dati degli utenti negli Usa: privacy a rischio? Fatti e polemiche. Ecco cosa dice il Garante

 

Con l’App Io gli italiani sembrano aver vinto i timori con la privacy che si avevano con l’app Immuni, l’app per il tracciamento nata anch’essa in tempo di pandemia. L’applicazione che promette il cashback di Stato in pochi giorni dal (faticoso) debutto ha raggiunto e superato i download di Immuni.

Ma, numeri e speranze di un ritorno di denaro a parte, i problemi privacy non sono realmente del tutto superati: i dati, come si legge nell’informativa dell’app Io, vengono trasferiti in Paesi extra-europei. E questo preoccupa anche il Garante della privacy.

Tutti i dettagli.

L’INFORMATIVA PRIVACY

Partiamo dall’informativa privacy. “Il Titolare del trattamento dei dati personali è il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che si avvale di PagoPA S.p.A. e Consap S.p.A., società partecipate dallo Stato, in qualità di Responsabili del trattamento dei dati personali ai sensi dell’art. 28 del RGPD) per lo svolgimento delle attività necessarie a garantire la partecipazione degli Aderenti al Programma e la puntuale erogazione dei rimborsi in loro favore, nonché a consentire la gestione di eventuali reclami e/o del contenzioso derivante dalla partecipazione al Programma”, si legge sul sito dell’app Io, in cui si spiega anche che: PagoPA S.p.A. “si avvale, limitatamente allo svolgimento di alcune attività, di fornitori terzi che risiedono in paesi extra-UE (USA). Per lo svolgimento di alcune attività connesse alla gestione dei reclami attraverso il Portale dedicato, Consap S.p.A. si avvale di fornitori terzi che hanno la propria sede in Paesi extra-UE (USA)”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL GARANTE DELLA PRIVACY

La cosa preoccupa il Garante della privacy, che il 14 ottobre da un lato esprimeva parere positivo sulla bozza di regolamento che definisce il funzionamento del Programma di rimborso in denaro (cosiddetto “cashback”) a favore dei consumatori, dall’altra non mancava nel sottolineare che ci fossero “dei rischi e delle criticità emerse nell’ambito di un trattamento di dati così massivo, riferibile ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione”.

L’IMPEGNO DEL GARANTE

I dati sulla spesa, sugli acquisti e quindi sulle abitudini degli italiani, sono dati sensibili. Ed è per questo che il Garante, spiega il Sole 24 Ore, tornerà ad analizzare le caratteristiche dell’app “Io” dopo che il Ministero invierà la valutazione di impatto. Tra gli aspetti sorvegliati dal Garante ci sono le notifiche push, l’attivazione automatica di servizi non espressamente richiesti dall’utente ed il trasferimento di dati personali verso Paesi terzi.

GARANTE HA CHIESTO GARANZIE

L’analisi del Garante ha l’obiettivo di stabilire se il Governo ha stabilito “nel regolamento stringenti garanzie a tutela delle persone coinvolte”, come richiesto dall’Authority che vigila sulla riservatezza dei dati 

LA PROTESTA DI AZIONE

Il trasferimento dei dati all’estero preoccupa anche Azione, il partito di Carlo Calenda. “Al di là delle disfunzioni dell’app Io per poter aderire al cashback ci sono aspetti fondamentali legati ai dati degli utenti. Infatti, l’informativa resa disponibile nell’app IO indica che Pago Pa si avvale di fornitori residenti in paesi extra Ue dove il livello di protezione dei dati non è ritenuto adeguato rispetto alla regolamentazione europea”, dice Giulia Pastorella, responsabile digitale del partito. “In fase di progettazione del servizio tutti i fornitori coinvolti avrebbero dovuto sottoscrivere un impegno formale quantomeno a conservare i dati all’interno dell’Ue”.

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