Innovazione

Che cosa chiede l’Europarlamento alla Commissione Ue sul Digital Services Act

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Digital Services Act

L’intervento di Enzo Mazza, ceo di Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana), sul dossier Digital Services Act

 

Meno far west, più regole condivise ed armonizzate, maggiore vigilanza delle piattaforme garantendo allo stesso tempo i diritti dei cittadini.

Questi gli effetti di distinte relazioni d’iniziativa legislativa approvate dai deputati Ue a Bruxelles con le quali si chiede alla Commissione di risolvere gli attuali buchi normativi esistenti nell’ecosistema online, nel suo pacchetto di proposte sui servizi digitali (Dsa, Digital Services Act) che sarà presentato il prossimo 2 di dicembre a Bruxelles.

È oramai noto, e lo si è visto di recente anche nel dibattito che ha accompagnato l’approvazione della Direttiva copyright, che le attuali regolamentazioni europee sui servizi digitali sono rimaste di fatto inalterate dall’adozione della direttiva e-commerce adottata venti anni fa.

Con il nuovo pacchetto Dsa, l’Unione europea intende plasmare l’economia digitale del continente e definire le norme a livello mondiale, come successo con la protezione dei dati.

La proposta normativa, secondo lo spirito della Commissione, che l’ha presentata nell’ambito della più ampia strategia per l’innovazione, dovrebbe modernizzare l’attuale quadro giuridico per i servizi digitali per mezzo di due pilastri principali:

In primo luogo, la Commissione vorrebbe proporre regole chiare che definiscano le responsabilità dei servizi digitali per affrontare i rischi corsi dai propri utilizzatori e per proteggere i loro diritti. Gli obblighi legali garantirebbero un moderno sistema di cooperazione per la supervisione delle piattaforme e garantirebbero un’applicazione efficace.

In secondo luogo, il pacchetto del Digital Services Act (Dsa) intende proporre regole ex ante che coprono le grandi piattaforme online che agiscono come gatekeeper e attualmente stabiliscono le regole del gioco per i propri utenti ed concorrenti. L’iniziativa dovrebbe garantire che tali piattaforme si comportino in modo equo e possano essere messe alla prova da nuovi operatori e concorrenti esistenti, in modo che i consumatori abbiano la più ampia scelta e il mercato unico rimanga competitivo e aperto alle innovazioni. Parte del pilastro sulle “regole ex ante” sarà anche la proposta di iniziativa volta a modernizzare le regole sulla concorrenza (new competition tools) che affronterà appunto le lacune nelle attuali norme Ue del settore.

In questo contesto la Commissione europea ha avviato tre consultazioni pubbliche sulle responsabilità per i servizi digitali, sugli strumenti ex ante per i gatekeeper e sulla modernizzazione delle regole sulla concorrenza nel giugno 2020 che alla chiusura dell’8 settembre hanno visto oltre tremila contributi degli stakeholder.

Allo stesso tempo su questo importante tema si è mosso anche il Parlamento, che dopo aver lavorato su distinte risoluzioni le ha votate il 20 ottobre.

Un primo aspetto rilevante, che riguarda tutti i tipi di contenuti, sottolineato anche dalle relazioni approvate, riguarda l’introduzione di regole più severe per i contenuti illeciti online. Tutti i fornitori di servizi digitali operanti da paesi terzi saranno tenuti a rispettare le norme sui servizi digitali, allorché i loro servizi si rivolgono anche a consumatori o utenti all’interno dell’Ue. I deputati hanno chiesto di istituire un meccanismo di “notifica e azione” (notice & action) vincolante, affinché gli utenti possano notificare agli intermediari contenuti o attività potenzialmente illecite. Questo dovrebbe aiutare gli intermediari a reagire prontamente ed essere più trasparenti in relazione alle azioni adottate nei confronti di contenuti potenzialmente illeciti.

Nelle relazioni è stato evidenziata la necessità di distinguere tra contenuto illecito e nocivo. Secondo quanto approvato dal Parlamento dovrebbe sussistere una precisa distinzione tra contenuto illecito e contenuto nocivo (il regime di responsabilità giuridica dovrebbe riguardare il “contenuto illecito”, solo secondo quanto definito dal diritto comunitario o nazionale). Le piattaforme dovrebbero evitare di introdurre filtri sui contenuti caricati o alcuna forma di controllo dei contenuti ex ante, per i contenuti nocivi o illeciti.
I contenuti nocivi, l’incitamento all’odio e la disinformazione dovrebbero essere contrastati mediante un obbligo di maggiore trasparenza e grazie all’alfabetizzazione mediatica e digitale.

Un importante principio adottato dal Parlamento è che “ciò che è illegale offline lo è anche online”, così come la protezione dei consumatori e la sicurezza degli utenti, dovrebbero diventare i principi guida della normativa sui servizi digitali. In tale contesto i servizi e le piattaforme di intermediazione online devono migliorare la loro capacità di individuare e rimuovere le dichiarazioni false e contrastare gli operatori commerciali disonesti, ad esempio chi vende falsi dispositivi medici o prodotti pericolosi, come accaduto durante la pandemia di Covid-19.

Sempre nell’ambito delle relazioni approvate i deputati hanno richiesto anche l’introduzione di un nuovo principio “conosci il tuo cliente” (Know Your Business Customer), che prevede che le piattaforme controllino e blocchino le società fraudolente che utilizzano i loro servizi per vendere prodotti e contenuti illegali e non sicuri.

Un garanzia che è stata adottata del Parlamento è quella che attribuisce agli utenti un maggiore controllo sul contenuto cui sono esposti online, consentendo loro di disattivare la selezione automatica dei contenuti, e renderli meno dipendenti dagli algoritmi. La pubblicità mirata deve essere regolamentata in modo più severo a favore di forme di pubblicità meno invasive e contestualizzate che richiedono quantità minori di dati e non dipendono da una precedente interazione degli utenti con i contenuti. La Commissione dovrebbe valutare anche opzioni per regolamentare la pubblicità mirata, compresa un’eliminazione graduale che sfoci in un divieto di tale pratiche.

Sempre secondo quanto auspicato dai parlamentari, il Digital Services Act dovrebbe prevedere, ove possibile, il diritto di usare i servizi digitali in modo anonimo. Infine, al fine di garantire il rispetto delle nuove regole, la Commissione dovrebbe valutare la possibilità di istituire un’entità europea incaricata del monitoraggio e di irrogare sanzioni.

In una terza risoluzione non legislativa, presentata dalla commissione per le libertà civili, e incentrata sulle questioni relative ai diritti fondamentali, si invitano i fornitori di servizi digitali a ritirare i contenuti dalla rete in modo “diligente, proporzionato e non discriminatorio” al fine di salvaguardare la libertà di espressione e di informazione, nonché la privacy e la protezione dei dati personali.

Benché le risoluzioni votate non siano vincolanti, la Commissione, insieme con i gli elementi emersi dalla consultazione, ha ora a disposizione un ampio ventaglio di opzioni ed è anche certo che il nuovo pacchetto di proposte porterà ad un nuovo forte scontro tra lobby opposte a Bruxelles nel 2021.

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