Innovazione

Censura 2.0: la Cina controlla (ancora) tutte le notizie

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censura 2.0

La Censura 2.0 imposta dalla Cina rappresenta una barriera al commercio. Otto dei siti più visitati al mondo sono stati bloccati da Pechino

Censura 2.0, in Cina. La Cyberspace Administration of China, l’ente statale di supervisione di internet, obbliga i più grandi portali web cinesi a non riportare più notizie originali. La Cina intende avere, come spiega Bloomberg, il pieno controllo delle informazioni che circolano online, censurando qualsiasi cosa che possa danneggiare l’immagine del partito comunista al potere.

Le restrizioni hanno avuto importanti ricadute anche su alcuni dei siti web asiatici più visitati, come Sina, Sohu e Netease, che sono stati chiusi negli ultimi giorni e che dovranno pagare importanti multe per avere «seriamente violato» le regole di internet sui contenuti pubblicati e avere causato «enormi effetti negativi». Di quali contenuti parliamo? Della notizia delle violente piogge che si sono abbattute sul nord-est della Cina nei giorni scorsi, provocando oltre 130 morti e centinaia di milioni di danni per almeno centinaia di milioni di dollari nella sola provincia dello Hebei (vicino Pechino).

Il “Grande firewall cinese”: la censura 2.0

Censura 2.0Le nuove decisioni della Cyberspace Administration of China mostrano che la Cina non abbia alcuna intenzione di porre fine alla censura 2.0. Pechino sta rafforzando le basi legali del firewall, tappando le sue falle e aumentando il suo controllo su Internet.

Il compito dei media nazionali Cinesi non è quello di informare, ma di «aiutare a forgiare le ideologie e le linee del partito» attraverso un «alto livello di uniformità con il partito», come ha spiegato il presidente cinese, Xi Jinping.

Oltre a controllare le notizie interne, la Cina blocca anche alcuni siti esterni. Parliamo del “Grande firewall cinese”, una barriera che fa sì che le informazioni dannose per il Partito Comunista cinese non vengano diffuse nel paese. Pechino blocca decine di migliaia di siti giudicati dannosi per la propaganda e il controllo del Partito Comunista, come Facebook, YouTube e Instagram.

Se si pensa che la Cina conta quasi 700 milioni di utenti che si collegano ad internet, si comprende bene anche la portata del danno economico della censura 2.0. Solo qualche settimana fa, gli Usa hanno definito la “Grande firewall cinese”un grande ostacolo al commercio, evidenziando il fatto che 8 dei 25 siti più visitati al mondo in Cina sono bloccati.

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