Innovazione

Carro armato europeo, cosa faranno Leonardo e Iveco. Parla Batacchi (Rid)

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Oltre il Mgcs franco-tedesco, è sempre più probabile che Italia e Polonia avviino un progetto per un nuovo carro armato. Fatti, numeri, partner e scenari analizzati dal direttore di Rid (Rivista Italiana Difesa), Pietro Batacchi

Sul carro armato europeo del futuro si profila un nuovo asse? Al momento l’unico progetto avviato è il Main Ground Combat System (Mgcs) franco-tedesco.

Parigi e Berlino procedono spediti sul Mgcs e hanno rifiutato di accogliere le istanze di partecipazione al progetto dell’Italia. Francia e Germania intendono impostare infatti una partnership sostanzialmente esclusiva. Come ha sottolineato su Start l’esperto Aurelio Giansiracusa “non vogliono intralci e defatiganti trattative con Paesi terzi e che il lavoro di pregio sarà appannaggio esclusivo (o quasi) delle loro industrie”.

UN CARRO ARMATO ITALO-POLACCO?

Ma l’Italia non dovrebbe restare ferma al palo a lungo. Si rincorrono voci di una partnership italo-polacca su un nuovo carro armato, in concorrenza con il Mgcs. “Al momento non risulta assolutamente niente di ufficiale – dice a Start Pietro Batacchi, direttore di Rid (Rivista italiana Difesa) – ma è probabile visto che per un progetto come quello di un carro associare due industrie come quella italiana e polacca è da tenere in considerazione rispetto a un progetto franco-tedesco (e forse anche spagnolo) dove gli spazi per l’industria italiana sarebbero giocoforza più limitati”.

Batacchi ricorda che “c’erano stati colloqui in questo senso tra Italia e Polonia in passato. Ultimamente sembrava che la questione si fosse raffreddata, probabilmente adesso se ne riparla”.

L’IMPORTANZA DELLA PRESENZA DI LEONARDO IN POLONIA

Un fattore chiave della strategia italiana che guarda alla Polonia è dato dalla presenza di Leonardo (ex Finmeccanica) nel paese.”Alla fine si parla di due paesi che hanno una collaborazione politico-militare importante”, sottolinea il direttore di Rid. Basti pensare al fatto che l’ex Finmeccanica è presente in Polonia grazie a PZL- Świdnik, costruttore elicotteristico nazionale che fa capo al Settore Elicotteri di Leonardo e ha registrato diversi successi come gli ordini per 4 elicotteri AW101 e 8+4 trainer M-346.

LA PARTNERSHIP CON VARSAVIA PER L’AW249

Nel frattempo, Italia e Polonia sono anche protagoniste nel progetto di sviluppo di nuovo elicottero d’attacco, l’AW249, in fase avanzata. Questa collaborazione inciderà favorevolmente anche nella decisione di una partnership terrestre? “In realtà sono discorsi indipendenti” chiarisce Batacchi. “Per gli elicotteri si parla di una relazione ormai ampiamente strutturata e consolidata (come l’ultima fornitura degli Aw 101) e alla luce della presenza di Leonardo in Polonia. Nel settore terrestre la collaborazione partirebbe su basi diverse e meno sviluppate”. Anche se “nel settore terrestre si può citare la collaborazione sul veicolo a combattimento Rosomak per la torretta targata Leonardo (o meglio ex Oto Melara)”.

IN PRIMA FILA LEONARDO E IVECO

Dunque, in un eventuale progetto di carro armato italo-polacco a svolgere un ruolo da protagonista sarebbe senza dubbi da Leonardo (ex Finmeccanica). “Leonardo ma anche Iveco Defense Vehicles” sottolinea Batacchi. “Com’è noto infatti nell’ambito dei mezzi terrestri sono consociate le due sono consociate nel consorzio Cio.”

Ci sarà spazio per altre industrie italiane? “Le aziende di riferimento nel settore sono queste, dipende da come verrà impostato il progetto e da come si struttura la cooperazione. Ci potrebbe essere qualcosa nel campo delle sub-furniture ma i soggetti di riferimento sarebbero comunque Leonardo e Iveco”.

UN TERZO PARTNER

Infine, oltre al ruolo primario delle industrie nazionali sarebbe fondamentale trovare un terzo partner europeo in modo da attivare i fondi della difesa Europea nell’ambito Pesco.  Secondo Batacchi “un alleato dell’Italia in questo settore potrebbe essere la Svezia, l’Olanda o la Repubblica Ceca. Considerando che la Spagna è legata al progetto franco-tedesco anche se al momento non ci sono accordi in tal senso”.

Discorso a parte per la Gran Bretagna.  Da una parte “bisogna aspettare infatti che si chiarisca la posizione del Regno Unito in Europa con Brexit – precisa il direttore di Rivista italiana Difesa – Dall’altra c’è da considerare che a settembre l’Italia è entrata ufficialmente nel programma britannico per il caccia di sesta generazione Tempest con Leonardo, Elettronica, Avio Aero e Mbda Italia. Il nostro Paese si è unito dunque alla Svezia nel progetto del Regno Unito. Come ha sottolineato la Difesa infatti lo studio congiunto “ha portato alla conclusione che Gran Bretagna e Italia sono partner naturali nel settore del Combat Air”.

Ma i due progetti non sono affatto collegati evidenzia Batacchi: “Un conto è il progetto del caccia Tempest, un progetto dove Italia e Regno Unito hanno una collaborazione ultra quarantennale, un conto è il progetto di un carro. Il caccia è l’evoluzione di un percorso che l’Italia e il Regno Unito fanno da più di 40 anni, nel settore dei mezzi corazzati questo percorso insieme non c’è stato”.

Infine, il progetto di un caccia ha una dimensione incomparabilmente superiore rispetto a quella di un carro armato. Conclude Batacchi “usando tutte le virgolette del caso: un carro lo possono sviluppare più o meno tutti, un caccia da combattimento di nuova generazione no”.

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