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Black out informatico alla Camera, che diavolo è successo?

Hacker

Nel primo giorno di votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica parlamentari e addetti ai lavori scoprono anche il brivido del blackout informatico alla Camera. L’articolo di Umberto Rapetto, direttore di Infosec news

 

Naturalmente non ne parla nessuno. Solo due timidi lanci di agenzia segnalano una situazione se non di emergenza certamente di indiscutibile imbarazzo.

Alle 19 e 42 Radiocor (Gruppo Il Sole 24 Ore) annuncia_ “Quirinale: salta Internet a fine primo giorno, sala stampa in tilt” e spiega che “Salta Internet alla Camera nelle battute finali del primo giorno di votazione per il Presidente della Repubblica. Il blackout delle connessioni sta interessando la sala stampa e diversi uffici di Palazzo Montecitorio. La conseguenza più visibile è il blocco delle comunicazioni elettroniche e quindi del flusso di notizie lanciato dalle agenzie di stampa. A causare il blackout, viene riferito, e’ un guasto tecnico su cui gli esperti della Camera stanno lavorando”.

Qualche minuto dopo, alle 19 e 58 a voler essere precisi, è il turno dell’Agenzia Dire che conferma “QUIRINALE. BLACK OUT INFORMATICO ALLA CAMERA”. Il breve testo sottolinea la solerzia di chi si è messo subito all’opera per ripristinare la normalità tecnologica: “I tecnici della Camera stanno lavorando per ripristinare le connessioni ma il problema informatico viene giudicato serio e probabilmente non risolvibile a breve”

C’è chi parla di “guasto”, chi invece predilige il termine “problema”. Fortunatamente il nostro Paese dispone di una Agenzia per la Cybersecurity Nazionale e quindi non dovrebbe esserci alcuna ragione per cui preoccuparsi.

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LANCIO AGENZIA ANSA:

Due ore di buio praticamente totale: computer delle sale stampa disconnessi, zero possibilità per i tanti deputati e senatori che si sono attardati lungo i corridoi e in Transatlantico di compulsare le agenzie, per cercare di intravedere una soluzione per il rebus del Quirinale.

Nel primo giorno di votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica parlamentari e addetti ai lavori scoprono anche il brivido del blackout informatico.

Non un attacco hacker, sembrerebbe dai primi accertamenti, ma un guasto tecnico, che per circa due ore ha fatto saltare la connessione internet non solo per la stampa, ma anche negli uffici.

Un inconveniente che in ogni caso non avrebbe impattato sullo spoglio delle schede poste nell’urna dai 1008 elettori chiamati a scegliere il successore di Sergio Mattarella: il presidente della Camera, Roberto Fico, ha iniziato regolarmente la lettura attorno alle otto di sera, mentre via via veniva anche ripristinato il collegamento web.

Dopo primi momenti di panico, registrato soprattutto nelle redazioni politiche con la sede fissa a Montecitorio. sono scattati immediate le verifiche della polizia postale con i responsabili della sicurezza informatica della Camera. Per ora non sarebbero emerse evidenze di attacchi informatici, ma i controlli sono ovviamente ancora in corso e gli investigatori starebbero anche verificando se nei canali abitualmente utilizzati dagli hacker compaiano delle rivendicazioni. Per ora, però, nessuna traccia.

Il buio informativo a Montecitorio è sceso attorno alle 18, quando sono saltati sia la connessione a internet sia il collegamento wi-fi per tutti i computer interni al Palazzo, non solo quelli al piano dell’Aula, destinati ai parlamentari, ma anche quelli nelle due grandi sale stampa che ospitano le redazioni delle agenzie di stampa oltre alle postazioni di radio, tv e quotidiani e quelle degli uffici della presidenza, dei gruppi parlamentari e delle commissioni, distribuiti sui cinque piani dei palazzi. Non solo, anche dall’esterno non erano raggiungibili né il sito della Camera né tutti quelli connessi, come il sistema delle agenzie. Un danno che è sembrato subito abbastanza grave, e una prima ipotesi di tempi lunghi per risolvere il problema. La connessione è stata invece ripristinata poco dopo le 20, mentre in contemporanea iniziavano a scemare anche i grandi elettori delle Regioni, gli ultimi a esprimere il loro voto, e in Aula iniziava lo spoglio.

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