Innovazione

Banda ultralarga: il dramma delle aree grigie

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banda ultra larga

Ben il 65% delle aziende tricolore si trova nelle aree grigie, dove lo stato non può intervenire direttamente per portare la banda ultralarga. Come digitalizzare l’Italia?

Un’industria digitale senza banda ultralarga. È questa l’unica certezza che ha, al momento, l’Italia. Sì, perchè il Governo è chiamato a presentare, entro la metà di settembre, un piano per la digitalizzazione del sistema manifatturiero tricolore, ma ben il 65% delle aziende si trova in quelle aree “grigie”, zone in cui la banda larga non si sa quando arriverà, dal momento che lo Stato non può intervenire in modo diretto per la realizzazione della rete internet superveloce.

Entro il 2020, anno scelto per raggiungere gli obiettivi europei dell’Agenda digitale, solo il 30% di queste aziende potrà vantare il cablaggio. Una percentuale davvero troppo piccola. Come potrà esistere un’Industria 4.0 senza banda larga? Come si può migliorare la produttività senza internet superveloce? Come si può crescere senza stare al passo con l’innovazione? A porsi queste domande, negli ultimi tempi, è anche il Governo che sta valutando l’idea di accelerare la predisposizione della fase 2 del piano banda ultralarga, portando (in breve tempo) la banda ultralarga anche nelle aree grigie.

Banda ultralarga nelle aree grigie: come agire?

banda ultralargaMentre il Governo è ipegnato a portare internet superveloce nelle aree bianche, ovvero quelle a fallimenti di mercato, c’è chi prova a trovare una soluzione per accelerare il cablaggio delle aree grigie, favorendo lo sviluppo dell’Industria 4.0.

Una soluzione potrebbe essere quella di optare per l’incentivazione della domanda di banda larga attraverso dei voucher da legare all’attivazione, appunto, delle connessioni ultraboand. L’ipotesi, però, non è detto che ottenga il via libera dalla commissione Europea, chiamata a valutare piani e progetti che prevedono aiuti di Stato.

Aree bianche: parte il cablaggio delle zone a fallimento

E’ ottobre il mese decisivo per l’avvio del cablaggio delle zone a fallimento di mercato. Il 17 ottobre è fissata la data ultima oer le consegne delle offerte per aggiudicarsi realizzazione e manutenzione della rete ultraboand: in ballo ci sono subito ben 1,4 miliardi di euro per coprire 6,5 milioni di cittadini entro il 2020, in sei regioni: Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto.

Tutto procede secondo i termini previsti anche per il secondo bando per la realizzazione della banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato di Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Provincia di Trento, Lazio, Basilicata, Campania, Umbria, Sicilia e Marche e Liguria.

Puglia, Calabria e Sardegna, invece, saranno oggetto di un terzo bando, che arriverà in autunno. In queste tre regioni, infatti, è già in corso la costruzione delle infrastrutture, con i fondi della precedente programmazione. A breve il nuovo bando assegnerà nuove risorse.

È difficile dire se al 2020 la fibra ottica sarà stata posata. Se tutto dovesse procedere, però, come previsto, la connessione internet super veloce arriverà prima nelle zone a fallimento di mercato che in quelle considerate di seri “B”, ovvero quelle in cui i privati vogliono investire ma con una tecnologia più economica (fibra ottica fino agli armadi invece che fino alle case). Serviranno dunque dei bandi per gestire queste aree fino alle case.

 

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