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Sarà Samsung a salvare la rivale Apple dall’Antitrust Usa?

Mossa a sorpresa di Apple, che prova a sconfessare le tesi accusatorie dell'Antitrust statunitense chiedendo di potere esibire in giudizio documenti riservati della principale avversaria sul mercato: Samsung.

Com’è noto, negli Usa la Mela di Cupertino è stata azzannata nella primavera del 2024 dal Dipartimento di Giustizia americano intenzionato a dimostrare che Apple avrebbe sfruttato la sua posizione dominante creando condizioni che rendono più difficile per gli utenti passare ad altre piattaforme o utilizzare servizi alternativi.

Benché molti osservatori ipotizzano che con Donald Trump la causa potrebbe perdere quota (l’azienda guidata da Tim Cook s’è impegnata con la Casa Bianca a un piano di investimenti da 600 miliardi su suolo americano e Apple figura anche tra i donatori della faraonica sala da ballo che il presidente s’è regalato), il procedimento comunque prosegue e viene anzi caratterizzato da un elemento realmente imprevisto: Samsung.

USARE SAMSUNG PER DIMOSTRARE L’ESTRANEITÀ DI APPLE

La strategia è semplice ma pure rischiosa: dal momento che l’Antitrust intende dimostrare la presunta posizione dominante di Apple e le sue condotte volte a ingabbiare gli utenti all’interno dei propri servizi, così da non dare possibilità alla concorrenza, i legali di Cupertino vogliono esibire in aula ricerche di mercato, relazioni aziendali e documenti interni della sua principale rivale, la sudcoreana Samsung, per sconfessare le accuse del Dipartimento di Giustizia americano.

Con ogni probabilità Apple spera di poter provare che gli utenti, se vogliono, passano senza problemi di sorta da iPhone a smartphone Samsung (ma a quanto pare i documenti coprirebbero anche altre tipologie di device, come gli smartwatch) mentre se restano lo fanno non per presunti ostacoli apposti da Cupertino ma per una libera e ragionata convinzione.

FACILE A DIRSI…

In realtà la strategia di Apple oltre a essere contrassegnata dall’incognita sul contenuto effettivo di quei documenti (essendo interni, non dovrebbero infatti essere noti a Cupertino) presenta anche sfide procedurali non indifferenti dal momento che Samsung si trova in Sud Corea e anche con l’ok delle autorità americane servirà il medesimo nulla osta delle omologhe asiatiche laddove il costruttore chiamato in causa non fosse dell’idea di collaborare.

 

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