Innovazione

App Immuni, tutti gli slalom tra Apple, Google e Huawei

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App Immuni anti virus cina

App Immuni: tempi, modi, sistema sistema Apple-Google e smartphone Huawei. L’approfondimento di Chiara Rossi

“Il fatto che il premier Conte non abbia parlato della App non significa che il lavoro non prosegua senza sosta. Entrerà in funzione entro maggio”. È quanto ha annunciato oggi il Commissario all’emergenza Domenico Arcuri, in conferenza stampa.

Finora di Immuni, l’app di contact tracing sviluppata dalla milanese Bending Spoons scelta dal governo, sappiamo che si basa su bluetooth, sarà volontaria e che aderirà al framework di Apple e Google (più rispettoso della privacy).

Affinché risulti efficace, Immuni dovrà essere scaricata da almeno il 60% degli italiani. In realtà, lo scorso 21 aprile il premier Conte ha parlato addirittura del 70% nel corso delle informative alle Camere. Si tratta di una soglia decisamente alta per una popolazione che deve colmare ancora un digital divide significativo. Fuori da questa soglia potrebbero restarci però tutti gli italiani che hanno un smartphone Huawei rilasciato recentemente.

Chi possiede uno smartphone Huawei rilasciato dopo maggio 2019 privo di app Google, non avrà infatti accesso all’Api di contact tracing su cui Google e Apple stanno lavorando (su cui si baserà anche Immuni).

L’APP FUNZIONERÀ NEGLI SMARTPHONE HUAWEI?

Huawei ha confermato infatti a TechRadar che gli smartphone dell’azienda supporteranno l’app di contact tracing di Google e Apple… ma solo se spediti con le app di Google. Se il dispositivo è stato lanciato prima di maggio del 2019, riceverà l’aggiornamento di Google Play Services che fornirà supporto per la nuova Api (la cui prima versione sarà pronta già questa settimana).

LA RISPOSTA È SÌ, MA

La maggior parte dei telefoni Huawei sarà dunque in grado di eseguire il sistema di tracciamento dei contatti che Google sta sviluppando insieme ad Apple. I telefoni Huawei idonei sono quelli lanciati prima della rottura tra le due società, in particolare quando Huawei è stata inserita nella black list statunitense a maggio 2019.

Sarà compatibile qualsiasi recente smartphone Huawei lanciato con il sistema operativo Android. Ciò include Huawei P30 e Huawei P30 Pro.

I MODELLI LASCIATI FUORI

Tuttavia, restano fuori gli smartphone Huawei lanciati dopo maggio 2019. Ovvero la serie Huawei P40, la serie Mate 30 e altri dispositivi lanciati durante il bando. Fortunatamente, come sottolinea 9to5Google, date le limitazioni del software su quei dispositivi, non sono troppo popolari al di fuori del mercato cinese.

I TELEFONI CHE NON SUPPORTERANNO L’APP

Gli iPhone di Apple e i dispositivi con il sistema operativo Android di Google rappresentano la stragrande maggioranza dei 3,5 miliardi di smartphone stimati oggi in uso attivo a livello globale. Ciò fornisce un’enorme rete potenziale per tenere traccia delle infezioni. Ma come ha rilevato a metà mese il Financial Times, circa 2 miliardi di possessori di telefoni cellulari in tutto il mondo non saranno in grado di utilizzare l’app di contact tracing basata sul modello Apple-Google.

L’Api di Apple e Google si basa su chip wireless che non sono disponibili in alcuni telefoni più vecchi. Alcuni telefonini non possono connettersi a Bluetooth Low Energy (BLE), una versione di Bluetooth che consuma meno energia, scelta da Apple e Google (e anche da Immuni) pertanto non saranno in grado di collegarsi al sistema. E quest’ultimi che fetta occupano di quel 60% di italiani che dovrebbero scaricare l’app?

COSA HA DETTO IL COMMISSARIO ARCURI

Dopo il mancato accenno da parte di Conte lunedì sera, oggi sappiamo che il governo sta comunque procedendo con la messa a punto dell’app Immuni. “Confermo che utilizzerà la tecnologia bluetooth e non abbiamo controindicazioni. La App sarà collegata ai tamponi” ha precisato oggi il commissario Arcuri. “La distanza di rischio per noi è oscillante tra un metro e due metri, io penso che sia cosa buona e giusta considerare il limite massimo di questo intervallo e cioè una quantità di metri più vicina ai due che non all’uno”.

“Noi abbiamo lavorato per perseguire un obiettivo giusto, il server della App è pubblico e italiano, al momento dello sviluppo, e lo faremo prima di introdurla sul mercato, si potrà decidere se lasciare i dati sul telefonino e-o sul server, la modalità non cambia e anche se i dati fossero sul server pubblico comunque sarebbero criptati. Inoltre al momento l’alert arriverà alla persona e non al Servizio Sanitario nazionale, sarà quindi l’utente a diventare protagonista del percorso sanitario”, ha aggiunto.

IN ATTESA DEL MINISTRO PISANO

Sulle questioni ancora irrisolte ne sapremo qualcosa in più forse già domani. Mercoledì  si terrà infatti l’audizione in video conferenza del ministro dell’Innovazione Paola Pisano in Commissione Lavori Pubblici al Senato sulle attività svolte dal suo dicastero, con aggiornamenti anche sull’app di contact tracing.

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