Innovazione

L’applicazione Immuni è sparita? Fatti e polemiche

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App Immuni anti virus cina

La scelta del commissario Arcuri per l’app Immuni. La spiegazione del ministro dell’Innovazione. I silenzi di Conte. E un prof (Carnevale Maffé) della task force per il contact tracing anti Covid-19 che sbuffa sul governo via Twitter…

In quest’ultimo periodo il governo aveva ripetuto a più riprese che non ci sarebbe stata Fase 2 senza contact tracing, magari sul modello coreano. E contact tracing per l’Italia significa una cosa sola: l’applicazione per smartphone Immuni. Prima incensata come chiave di volta per uscire dalla peggiore crisi sanitaria dell’età moderna, poi sparita dai radar. E la Fase 2, forse non a caso, è stata abortito, restando al più una Fase 1.2, o fase 1/2, come molti oggi ironizzano sui social…

CONTE NON HA CITATO L’APPLICAZIONE IMMUNI

Nella lunga conferenza stampa di ieri sera, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non ha citato l’app Immuni. Eppure, è sceso nel dettaglio delle nuove regole che irregimenteranno la vita degli italiani dal 4 marzo in poi. L’applicazione Immuni non è presente nemmeno nel dpcm pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio. E non si trova nel comunicato stampa dedicato. Che fine ha fatto?

IL DIBATTITO INTERNO AL GOVERNO CONTE SULL’APP

Che ci sia una spaccatura tra governo, tecnici, task force e forse persino nella maggioranza (ma in quel caso sarebbe solo una delle tante) sull’app Immuni lo ipotizza persino Riccardo Luna dalle colonne di Repubblica. Non un nome qualsiasi dato che è stato scelto per fare parte del team governativo anti fake news. Quindi possiamo immaginarlo piuttosto addentro alla questione e di certo poco avvezzo a veicolare a sua volta possibili bufale.

Luna scrive che il “dibattito che per ora ha bloccato lo sviluppo della app e che è il motivo per il quale la Fase 2 non è ancora davvero iniziata” è “sul rapporto fra Stato e cittadini: fidarsi o imporre? C’è chi avrebbe voluto la app obbligatoria per tutti, un passaporto per uscire di casa, una scelta che non ha fatto nessuna democrazia nel mondo finora (solo la Cina); ha prevalso la linea per cui sarà volontaria (col problema che la app risulta efficace solo se molti cittadini la scaricano e la usano, obiettivo sfidante in questa clima di sospetti e opacità). Gli stessi hanno allora tentato di legare l’uso della app a degli incentivi, in pratica una obbligatorietà mascherata; anche qui, per ora non è passata. La discussione si è quindi spostata sul ruolo del sistema sanitario nazionale: modello centralizzato o decentralizzato di gestione dei dati dei contagiati?”

LE POLEMICHE DEI GIORNI SCORSI

Sappiamo fin troppo bene le polemiche che hanno subissato il Governo nei giorni successivi all’indiscrezione ventilata sul Corriere della Sera secondo cui l’applicazione Immuni (qui la nota ufficiale del ministero dell’Innovazione) non sarebbe stata obbligatoria ma avrebbe reso più difficile la vita degli italiani che non la avrebbero scaricata, per esempio impedendo loro di accedere ai mezzi pubblici. Indiscrezione che ha spinto gli esponenti dell’esecutivo Conte a ripetute smentite e assicurazioni. Nel medesimo tempo, però, i ministri (come anche il commissario straordinario Domenico Arcuri), mentre ripetevano che si trattava di una fake news, ribadivano che, perché funzionasse, dovrà essere installata da almeno il 60% degli italiani. Il 21 aprile, Conte rendendo informativa alle Camere è andato oltre e ha parlato del 70%. Come coniugare le due cose?

LE PAROLE DEL GARANTE DELLA PRIVACY

In più, a questi profili si aggiunge quello, scottante, della tutela dei dati personali. Intervenendo a Circo Massimo, il garante della Privacy, Antonello Soro, ha detto che “la scelta del bluetooth, che misura i contatti ravvicinati, va nella giusta direzione”, una approvazione cui però ha collegato un chiaro ammonimento indirizzato al Governo: “se non si fanno i tamponi immediatamente dopo aver individuato gli infetti, la app è inutile”. Insomma, non basta sviluppare un software, per quanto bello, funzionante e a prova di intruso possa essere, per mettere l’esecutivo di Giuseppe Conte nella condizione di affermare con sicumera di aver disinnescato il problema di una nuova fiammata dei contagi, se poi manca tutto il resto.

IL MISTERO DELLE PAROLE DI DI MAIO

C’è poi il tema del presunto scivolone del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il quale, parlando a Sky TG24, avrebbe descritto malamente il funzionamento dell’applicazione Immuni. “Serve a permettere a un cittadino di avere una segnalazione nel caso in cui stia per entrare a contatto con un positivo”. Ecco, al netto della facile ironia che è stata fatta sul tema c’è chi, come lo stesso Luna, ipotizza ci possa essere dell’altro. Per la precisione del “non detto”.

Chi invece nelle ultime ore dice e cinguetta parecchio è l’economista bocconiano Carlo Alberto Carnevale Maffè, della Task force dati per l’emergenza Covid-19 della ministra all’Innovazione tecnologica, Paola Pisano. Sarà un caso, ma dalla conferenza stampa di Conte in poi il professore (coautore di uno studio articolato sul tracciamento) ha indirizzato al governo una lunga sequenza di tweet sarcastici e velenosi che forse spiegano, più di tante altre dietrologie e ipotesi giornalistiche, l’aria che tira in quelle stanze e come mai si sia persa ogni traccia proprio dell’app per il contact tracing…

 

 

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