Innovazione

Amazon, Microsoft, Ibm e Oracle. Come si accende la corsa ai cloud della Pubblica amministrazione

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Il tweet di Crosetto, i piani dell’Agid e le mire dei gruppi privati. Il punto della situazione sui cloud della Pubblica amministrazione

Dal 1° aprile la Pubblica Amministrazione italiana potrà acquisire servizi Cloud solo dai Cloud Service Provider (Csp) qualificati e pubblicati sul “Catalogo dei servizi Cloud qualificati per la PA” realizzato da AgID. Una lista in cui sono presenti soprattutto aziende importanti del settore, tra cui multinazionali e piccole società italiane (anche alcune aziende regionali in house).

L’ALLARME DI CROSETTO

Sull’assenza di un soggetto pubblica si è soffermato oggi con un tweet che ha suscitato dibattito il  presidente dell’Aiad, la federazione che riunisce le aziende del comparto difesa, aerospazio e sicurezza (tra cui anche Leonardo-Finmeccanica):

DAL 1 APRILE VIA LIBERA AI CLOUD SERVICE PROVIDER

Ma cosa è successo? Dal primo aprile Agid ha fatto partire i Cloud Service Provider per le modalità di “trasferimento dei dati della PA verso il Cloud”, accantonando i Poli Strategici Nazionali previsti dal Team digitale di Palazzo Chigi cioè poli centrali in grado di consentire risparmi ingenti accorpando gli oltre undicimila data center pubblici nazionali in massimo sette strutture. Anche altri paesi hanno già intrapreso un percorso simile: il Regno Unito per esempio che già nel 2013 ha avviato il progetto Crown Hosting Data Centres, nel 2015 ha attivato due data center nazionali e ad oggi ha fatto confluire le piattaforme di quasi tutte le Pubbliche Amministrazioni centrali (24 su 27) e di 5 amministrazioni locali.

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IL PIANO TRIENNALE DI AGID

Questo comporta, in sostanza, come sostiene Crosetto, che se un Comune italiano volesse spostare i propri dati in Cloud affidandosi ad una delle strutture pubbliche presenti sul territorio nazionale, non potrebbe farlo. Il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione prevede che AgID si occupi, tra le altre cose, di “individuare un insieme di infrastrutture fisiche esistenti di proprietà della PA che verranno elette a Poli Strategici Nazionali (PSN)”, definire “il percorso delle PA verso il modello cloud, anche attraverso le risorse rese disponibili dai Poli Strategici Nazionali e le risorse messe a disposizione tramite SPC-Cloud”, ma anche definire “un processo di qualificazione dei PSN” e “regole e procedure per la qualificazione di altri Cloud Service Provider (CSP)”.

CHE COSA DICE IL SITO AGID

Dal sito di Agid si apprende inoltre che “i provider che risponderanno ai requisiti di qualità fissati potranno così entrare nel Catalogo dei servizi Cloud per la PA, attualmente in corso di implementazione. Su questa piattaforma tutte le pubbliche amministrazioni avranno la possibilità avranno la possibilità di informarsi sulle infrastrutture e i servizi disponibili per orientare le proprie scelte di acquisto”.

LE AZIENDE INTERESSATE E LE MIRE DI AMAZON

Ma chi fa finora la parte del leone fra le società private del settore. Tecnici che seguono la materia indicano nei colossi Microsoft, Ibm e Oracle i gruppi più attivi nel settore. Mentre Amazon Web Services farebbe al momento solo parte dei potenziali fornitori che possono essere scelti dalla pubblica amministrazione.

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