Innovazione

Amazon, Google e Facebook. Ecco l’accordo-flop sulla digital tax europea

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Nessun accordo in vista sulla web tax europea: secondo fonti del Consiglio dell’Ue sentite da Politico.eu, l’intesa sulla tassa da applicare alle imprese del digitale come Google, Amazon e Facebook non arriverà nemmeno all’Ecofin di Bruxelles del 6 novembre. Nonostante la Commissione europea e paesi come Francia, Italia e Austria (che ha la presidenza di turno Ue) puntino a chiudere la partita entro l’anno, secondo Politico.eu la digital tax è in agenda ma non ci sarà alcun accordo.

LA WEB TAX DI BRUXELLES

La Commissione europea ha presentato a marzo una proposta di web tax che prevede un prelievo del 3% sul fatturato dei gruppi dell’economia digitale con vendite Ue superiori a 50 milioni di euro l’anno. Oggi queste aziende pagano le tasse nello Stato in cui hanno sede legale (paesi come l’Irlanda con regimi fiscali molto favorevoli): con la web tax devono pagare nei paesi in cui fatturano. Dieci paesi europei hanno già le loro tasse sul digitale in forma di legge o di bozza (Italia compresa, come già riportato da Start Magazine), ma la Commissione e la presidenza austriaca dell’Ue vogliono una soluzione comune da adottare subito benché provvisoriamente, in attesa che i negoziati su scala Ocse giungano a una formula internazionale.

GLI SCHIERAMENTI IN CAMPO (CI SONO ANCHE GLI USA)

Italia, Francia, Austria e Spagna sono i paesi dell’Ue che premono per l’approvazione entro l’anno della web tax europea. Irlanda, Lussemburgo, Svezia, Finlandia e Repubblica Ceca preferiscono la soluzione internazionale. La Germania ha avuto un ripensamento: il partito del ministro delle Finanze Olaf Scholz, i socialdemocratici della SPD, ha fortemente sostenuto la web tax in campagna elettorale, ma adesso Scholz teme il rischio di una “improduttiva demonizzazione” di Google e dei colossi americani di Internet (il presidente Usa Donald Trump ha minacciato ritorsioni sull’Europa in caso di approvazione di un nuovo regime fiscale sui gruppi del digitale).

LA CLAUSOLA SUNSET

Per superare l’impasse in seno al Consiglio, all’ultima riunione dell’Ecofin il ministro francese Bruno Le Maire ha proposto di inserire una “sunset clause” che potrebbe accontentare i tedeschi e mitigare i timori di Washington. Si tratta in pratica di fissare una “data di scadenza” della legge Ue perché, una volta che ci sarà la legge a livello Ocse, la soluzione internazionale sostituirà quella europea. L’ufficio legale del Consiglio dell’Ue ha dato l’ok alla sunset clause (qui le questioni giuridiche intorno alla web tax), ma all’Ecofin del 6 novembre i ministri vorranno probabilmente definire nel dettaglio i tempi di validità della digital tax europea. Potrebbero anche fare un passo indietro e preferire la “review clause”, proposta dalla Commissione come alternativa: un impegno a rivedere la norma in un contesto modificato. Secondo Politico.eu, i ministri dell’Ecofin potrebbero anche votare no all’istituzione di un one-stop shop, o sportello unico Ue per il pagamento della digital tax, sostituendolo col prelievo locale stato per stato.

GOOGLE & CO. NON CI STANNO

I bisticci europei tirano l’acqua al mulino delle aziende del digitale che, inutile scriverlo, si oppongono all’adozione della web tax in quanto limita la competitività in Europa, sostiene Digital Europe, l’associazione che rappresenta l’industria della tecnologia digitale nel Vecchio continente. Il gruppo, guidato dal direttore generale Cecilia Bonefeld-Dahl, ha scritto al ministro delle Finanze austriaco Hartwig Löger chiedendo di non dare appoggio alla legge sulla tassazione delle aziende tecnologiche: “Il nostro auspicio – recita il messaggio riportato da Politico.eu – è che lei ritiri il supporto a una misura di ripiego e solo temporanea che con ogni probabilità eroderà la capacità di competere delle aziende europee”.

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