Innovazione

Aerospazio, nuovi Comandi della Difesa e acque tempestose

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Che cosa anima il dibattito nel mondo della difesa e dell’aerospazio. L’approfondimento di Arcangelo Milito

I futuri assetti della Difesa in Italia potrebbero essere rilevanti e a determinarli sono le strutture organizzative, la visione strategica e le persone preposte. Talora ciò implica possibili interessi contrastanti, differenze di veduta e rivalità, a dispetto della conclamata e auspicata logica di interforze e inter-operabilità.

In uno Stato moderno rivalità nel settore difesa dovrebbero avere vita breve, anche alla luce dei tempi, dei nuovi paradigmi strategici, tecnologici, dell’intelligence e degli scenari internazionali. In varie nazioni i paradigmi e gli scenari interagiscono fortemente e non mancano gli sforzi per arrivare a un approccio sistemico: ciò è chiaramente visibile in Francia, Israele, Regno Unito, Russia e Usa. In tutti questi Paesi l’approccio sistemico è affiancato da finanziamenti e consapevolezza dell’importanza dello strumento militare in sé. In Italia, invece, tutto sembra dipendere dalla consapevolezza politica e dai vertici militari della difesa del momento, con occhio alle possibili commesse industriali e al potenziamento settoriale della Difesa, apparato decisionale incluso.

La costante immutabile è la scarsità di fondi a disposizione che rendono ardua qualsiasi programmazione di medio-lungo termine, complice una direzione politica spesso assente o titubante nell’assumersi le dovute responsabilità. A fronte delle evoluzioni tecnologiche e dei paradigmi strategici programmare senza avere adeguate coperture politiche e finanziarie risulta azione palesemente difficile se non impossibile.

Si auspica dunque un autentico approccio interforze, che magari sia premessa di una Forza Armata Unica, con unico Stato Maggiore (SM) e un solo Comando Operativo, con i Comandi Generali d’Arma (Terrestre, Navale, Aerea, Cibernetica, Spaziale e Speciale) subordinati a seguire. Nella pratica temiamo si possa finire per privilegiare assetti naturalmente settoriali, sfere d’influenza consolidate, anche in buona fede e per ovvie formazione e specializzazione durate una vita. La domanda è: nel XXI secolo l’orticello settoriale è davvero vincente?

A fine gennaio 2020, nel corso di un incontro al CASD (Centro Alti Studi per la Difesa) a Roma, il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CSMD), Generale Enzo Vecciarelli, aveva tracciato le linee di indirizzo della Difesa italiana per i prossimi anni in un documento intitolato «Il concetto strategico. Efficienza sistemica – rilevanza complessiva» (d’ora in poi abbreviato in CS per comodità).

Fra gli ‘Obiettivi di breve termine’ si individuava una specifica organizzazione, con l’istituzione del Comando interforze delle Operazioni Spaziali (COS) e dell’Ufficio Generale Spazio dello Stato Maggiore Difesa nuovo di zecca, alle dirette dipendenze di SMD. A inizio febbraio quindi veniva presentato il neonato Comitato interministeriale per le politiche spaziali e aerospaziali, coordinato dall’Ammiraglio Carlo Massagli e a inizio marzo 2020 CSMD ha presentato al ministro Lorenzo Guerini una bozza di documento dell’istituendo COS.

Il rinnovato attivismo sui Comandi in arrivo e sull’aerospazio avrebbe ripercussioni negative sull’efficacia decisionale e operativa dell’intero SMD, giacché quanto elaborato dal vertice per taluni avverrebbe a esclusivo vantaggio (anche finanziario) dell’Aeronautica, guarda caso Arma di provenienza del Gen. Vecciarelli, a totale discapito delle altre componenti delle Forze Armate, Esercito e Marina. Se Marina Militare fortunatamente beneficia della programmazione ventennale avviata con il Programma Pluriennale Navale (Programma A/R n. SMD01/2014, più conosciuto col nome di “Legge Navale”), da parte sua l’Esercito lamenta «anni di prolungato ipo-finanziamento, da cui deriva una posizione di arretratezza tecnologica».

Per questo motivo nella seconda metà di gennaio 2020 il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. Salvatore Farina, aveva annunciato di aver presentato al CSMD la “Proposta di Legge Speciale a supporto del rinnovamento dello strumento militare terrestre” (vedasi art. di Chiara Rossi su StartMag del 30/01/2020). Tradotto in soldoni, in tempi di crisi economica e Esercito e Marina rischiano davvero di pagare caramente ogni evoluzione del CS e Comandi a seguire?

Un’altra evoluzione che molti paventano è lo stravolgimento dell’assetto del ‘II Reparto informazioni e sicurezza’, reparto d’intelligence militare che anche dopo la legge 124/2007 comprende il Reparto per la politica informativa ed il telerilevamento satellitare e il Centro interforze telerilevamento satellitare (CITS). Al vertice del II Reparto si avvicendano per prassi gli esponenti delle tre Forze Armate (da ottobre 2019 vi è il Generale di divisione dell’Esercito Stefano Mannino). Orbene, da più parti si teme che alla luce del CS avanzato da CSMD tale controllo satellitare non sia più sotto l’occhio attento dei servizi d’intelligence (con l’Aise a sovrintendere), ma sotto emanazione diretta dell’Aeronautica.

Per questo motivo è essenziale approfondire il Concetto Strategico nei suoi risvolti cibernetici e spaziali. Con il CS l’Italia prova ad adeguarsi ai processi evolutivi già in corso negli altri Paesi Nato e non (nel caso specifico: Israele). In Usa la logica interforze è presente da anni e per esempio il Farragut Technical Analysis Center, dipendente dall’Office of Naval Intelligence, elabora valutazioni C41SR (Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) per tutte le FF.AA. americane. Sempre il Farragut si affianca alla più famosa NSA con Technical ELINT (TechELINT, cioè intelligence derivante dall’uso di apparecchiature elettroniche), senza che sorgano conflitti operativi.

Al centro di tutto vi sono tecnologie e armamenti diversi e più innovativi, che un giorno potrebbero servire alla Nazione anche per eventuali interventi. Tuttavia molto dipende da quello che in Inglese chiameremo «Speed of Relevance», la rilevanza strategica e la necessità di investimenti nell’innovazione. In ambito Difesa ciò garantirà un risultato duplice: contribuire a rendere lo strumento militare più efficace nella tutela degli interessi nazionali e trainare lo sviluppo a vantaggio di tutto il Paese.

A modesto parere di chi scrive, l’elemento trainante e conduttore è l’interazione complessa e continua fra Innovazione e Digitalizzazione, con vari elementi portanti, come dati algoritmici, tattici e IA. Sono tutti elementi già noti fuori d’Italia, specie in ambito anglo-americano (vedi per es. “The Future of Warfare: Gaining a Tactical Edge Through Cloud and AI”) da alcuni anni.

Ecco perché le Forze armate dovrebbero essere dotate dei nuovi domini cibernetico e spaziale e dovranno avvalersi dei ritrovati tecnologici più recenti, quali il Tactical Cloud e la possibilità di incrociare molteplici dati virtuali per comporre scenari strategici e tattici in brevissimo tempo, lo sfruttamento dell’intero spettro della Mixed Reality (vedasi gli sforzi congiunti di Leonardo-Aeronautica Militare), la Robotica asservita da Intelligenza Artificiale, i Big Data, l’Edge-Quantum Computing e la ‘Digital Collaboration’ (quest’ultima da sempre tema preferito di Vecciarelli e anch’esso concetto operativo mutuato dagli USA).

In futuro tutti i settori citati risulteranno in assoluto gli ambiti di principale attenzione e potenziamento sia a livello di difesa che industria, caratterizzati da una grande interazione, appunto o, nelle parole del CSMD, da un’auspicata «osmosi di personale tra mondo civile e mondo militare». In breve, la distanza fra mondo reale e mondo virtuale si riduce sempre più.

Un esempio? La difesa aerea in futuro potrebbe essere affidata anche a gruppi di droni, ma si pensa già anche allo spazio come nuovo «terreno» di esercitazione o uso civile. Di certo nella Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2019 (p.65) si ricorda che «l’Italia vanta nel settore (aerospaziale) un’enorme tradizione per quanto riguarda le tecnologie: oggi siamo uno dei pochi Paesi ad avere una filiera aerospaziale completa e, dunque, un autonomo accesso allo spazio».

Nella “Strategia Nazionale di Sicurezza per lo Spazio” a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Luglio 2019, p.3 – parte non classificata), anche frutto del COMINT, la Struttura di coordinamento guidata dall’Ammiraglio Carlo Massagli, si rimarca l’importanza dello spazio che offre «nuove opportunità e nuove sfide anche per potenze spaziali come l’Italia che si trovano a dover rispondere a tali cambiamenti, sia in termini di offerta di mercato sia di tutela degli interessi nazionali di Difesa e sicurezza». Il rafforzamento della nostra filiera è sottolineato anche nel Documento di Visione Strategica per lo Spazio 2020‐2029 a cura dell’Agenzia Spaziale Italiana (pp.2-3), in cui si richiama esplicitamente il ricco tessuto produttivo e di ricerca animato anche da molte PMI.

Alla luce di quanto finora esposto, dunque, è cruciale e vitale capire chi governa cosa, come e per quali obiettivi complessivi. A detta dell’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, lo spazio è un «settore nel quale l’Italia può dire la sua in Europa grazie all’approccio sistemico e alle risorse messe in campo». Commesse e procurement (appalti/contratti) potrebbero essere copiosi.

Secondo il Sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo, «L’Italia è tra le nazioni che vantano un settore spaziale di comprovata esperienza». Sempre Tofalo a gennaio 2020 – in occasione della 12^ Conferenza europea sullo spazio, dedicata al tema “Spazio e Difesa: le nuove sfide in un contesto internazionale in evoluzione” – aveva anticipato l’arrivo del COS, come un «organismo che accentri le capacità di avvistare, identificare e reagire alle eventuali minacce portata nello spazio o contro gli assetti spaziali.

Tale Comando potrà avere connotazione interforze e, forse, anche inter-agenzia, ma verosimilmente dovrà presentare una guida chiara e una forte aderenza ambientale con la dimensione ‘verticale’ della minaccia, trovando il raccordo tra le esistenti capacità di difesa aerea, di Early Warning and Missile Defence e di Space Situational Awareness». Nel suo impegno sul tema il Sottosegretario Tofalo è affiancato dal collega di partito Riccardo Fraccaro, anch’egli sottosegretario, ma alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e con delega allo spazio. I due esponenti pentastellati hanno evidenziato grande impegno riguardo all’aerospazio, alle industrie italiane del settore e caldeggiata la necessità di assicurare maggiori fondi e certezza degli stessi per un’adeguata programmazione e proiezione dello strumento militare.

Tutto ciò è certamente apprezzabile a livello generale. Tuttavia non è altrettanto gradevole che anche le più disparate risorse finanziarie e militari a disposizione (pensiamo ai caccia F-35B STOVL o le due navi fregate multiruolo FREMM vendute all’Egitto) possano essere dirottate per l’aerospazio e alla sua organizzazione. In una logica genuinamente interforze non è pensabile che vi siano dissapori tra i vertici di un’Arma e i servizi d’intelligence e peggio, tra Forze Armate.

I molti articoli proprio qui su StartMag (Aurelio Giansiracusa, 09/02/2020, e Michelangelo Colombo il 05/04/2020) e dedicati a una «folle guerra» fra Aeronautica e Marina purtroppo rendono ampiamente conto. In un serio approccio interforze alla difesa non è commendevole prestare il fianco a doverose perplessità – qui evidenziate dal direttore di StartMag Arnese il 07/02/2020 – su dove vengano destinate due fregate multiruolo FREMM e perché siano sottratte alla Marina Militare italiana (banalmente semplificato: “fare cassa” o furbissima mossa per entrare in Egitto?).

Oggi qui ci permettiamo solo di chiederci, sgomenti: c’è forse una certa carenza di direzione politica unitaria al ministero della Difesa?

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