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Nexi: chi entra, chi esce e chi gongola (in primis il top management)

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Ecco numeri, informazioni e approfondimenti sull’Ipo di Nexi. La situazione attuale, le prospettive positive del business e i rischi sul debito indicati nel prospetto informativo

È pronta al debutto in Borsa in qualità di matricola di lusso, Nexi, l’azienda italiana attiva nei sistemi di pagamento digitali e non solo, che chiuderà l’Ipo giovedì 11 aprile e sbarcherà a Piazza Affari la prossima settimana, più precisamente il 16 aprile.

LA FORCHETTA IPO TRA 9 E 9,5 EURO. FORTI RICHIESTE SOPRATTUTTO DAL NORD AMERICA

La forchetta di prezzo dell’Ipo, secondo quanto riferiscono fonti finanziarie, è stata ristretta tra 9 e 9,5 euro, rispetto a prezzo iniziale fissato tra 8,5 e 10,35 euro. Secondo quanto ha anticipato Radiocor, “l’offerta sarebbe coperta più volte anche a livelli di prezzo superiori alla mediana ma la scelta del management, degli azionisti e dei collocatori di andare su un range di 9-9.50 è determinata dalla volontà di selezionare investitori di qualità”. Sarebbe forte, infatti, “la richiesta in particolare modo dal Nord America”. L’offerta è riservata agli investitori istituzionali.

GLI ORDINI SUPERANO TRE VOLTE L’OFFERTA

Secondo quanto riferisce La Repubblica ci sarebbero, infatti, adesioni record, tanto che già ora “gli ordini superano tre volte l’offerta”. Ma “è record anche per l’ammontare dell’offerta a Piazza Affari, per il livello di multipli cui viene collocata, in linea se non superiori ai colossi mondiali e per l’intervallo tra il momento in cui si conclude il collocamento, l’11 aprile, e il momento in cui esordirà al listino, il 16 aprile”.

NEXI SBARCA A PIAZZA AFFARI CON UNA CAPITALIZZAZIONE COMPRESA TRA I 5,7 E I 6 MILIARDI DI EURO

Sulla base della “nuova” forchetta di prezzo, dunque, Nexi si appresta a quotarsi a Piazza Affari con una capitalizzazione compresa tra i 5.7 e i 6 miliardi di euro. L’Ipo della società guidata dall’amministratore delegato Paolo Bertoluzzo, e controllata da fondi di private equity Advent, Bain e Clessidra avverrà sia con un aumento di capitale per un controvalore massimo di 700 milioni, sia con la vendita di azioni da parte dei soci. “In particolare, 125 milioni di titoli saranno ceduti da Mercury UK Holdco (la holding dei tre fondi di private equity) e 21 milioni dagli azionisti di minoranza Banco Bpm, Banca Popolare di Sondrio, Banca di Cividale, Credito Valtellinese e Iccrea Banca”, evidenzia ancora Radiocor.

UNA MATRICOLA “GENEROSA” PER I FONDI DI PRIVATE EQUITY CHE HANNO RILEVATO IL GRUPPO E I SUOI CINQUE TOP MANAGER

Una matricola “generosa”, commentato oggi il quotidiano Repubblica, evidenziando che se nel 2015 i fondi di private equity avevano rilevato il gruppo per 2,15 miliardi “ora la collocano a 5,4 miliardi come minimo”. E ancora più generosa nei confronti dei cinque top manager e coinvestitori come Bertoluzzo e il direttore finanziario Bernardo Mingrone. “Quanto hanno guadagnato? Qui i calcoli si fanno più complessi – scrive il quotidiano romano – perché le oltre 700 pagine di prospetto dicono molto ma non tutto: dicono, ad esempio, che i cinque manager due anni fa hanno investito in opzioni di acquisto (warrant) 3,7 milioni, ma fino alla fine dell’Ipo non si saprà né quanto incasseranno, né quanto reinvestiranno in azioni. Uno specchietto del prospetto ‘stima’ però quante saranno le azioni in mano ai cinque manager, al prezzo medio di Ipo: 5,4 milioni di titoli, lo 0,869% del capitale, per un totale di 51,6 milioni di euro (di cui la metà in capo a Bertoluzzo) che in media fa il 1.300% in più di quanto investito due anni fa”. Bertoluzzo ha comunque un lock up di 12 mesi su metà delle azioni e di 24 sulle altre mentre gli altri manager dovranno aspettare almeno 12 mesi”.

DUE INCOGNITE SUL FUTURO: QUANTE BANCHE RINNOVERANNO GLI ACCORDI CON NEXI E LA CONCORRENZA

Ma c’è anche un’altra questione che Nexi dovrà affrontare nell’immediato futuro. Pur avendo una posizione di leadership sia nei pos sia nei distributori di contanti e un rapporto consolidato con le banche italiane, molti istituti soci “alleggeriranno le loro quote nell’offerta pubblica”, sottolinea ancora La Repubblica e “c’è da capire se rinnoveranno l’accordo con Nexi e a che condizioni. Non è un interrogativo di poco conto perché oggi le banche valgono il 71% della divisione merchant&solution. Il prospetto segnala che un quinto dei contratti scadrà entro il 2020; un altro 10,2% andrà in scadenza entro il 2023”. Certo, osserva il quotidiano romano: “Difficile che tutte decidano di abbandonare Nexi” ma va considerata “anche un’altra incognita sul business delle carte: la concorrenza degli operatori nazionali e dei nuovi fornitori di servizi di pagamento non tradizionali, le Fintech”.

SU NEXI PESA ANCHE IL DEBITO: UN QUARTO DEI PROVENTI DELL’IPO ANDRÀ A RIEQUILIBRARE LA LEVA FINANZIARIA

Infine, osserva Repubblica, Nexi “ha anche un’altra particolarità ed è quella di essere la più indebitata del settore, per questo un quarto dei proventi dell’Ipo – 699 milioni – saranno utilizzati per riequilibrare la leva finanziaria: dai 2,57 miliardi di debiti di fine anno, si scenderà a 1,7 grazie alla vendita di Oasi e all’aumento di capitale”.

ECCO UN ESTRATTO DEL DOCUMENTO PUBBLICATO DA NEXI CON SCENARI E RISCHI SU DEBITO E RICAVI

Il Gruppo presenta un significativo indebitamento finanziario rispetto al quale sostiene elevati oneri finanziari. Al 31 dicembre 2018 l’indebitamento finanziario del Gruppo su base consolidata pro-forma (per tale intendendosi il dato storico rettificato per riflettere retroattivamente – all’inizio dell’anno di riferimento – gli effetti di operazioni rilevanti effettuate nel corso dell’esercizio) era pari a circa Euro 2,6 miliardi – pari a 4,5 volte il Patrimonio Netto su base consolidata pro-forma – e gli oneri finanziari su tale indebitamento sono pari a Euro 108 milioni su base consolidata pro-forma a fronte di un utile netto pro-forma per l’esercizio al 31 dicembre 2018 pari ad Euro 21,5 milioni.

I significativi oneri finanziari generati dall’indebitamento del Gruppo potrebbero pregiudicare, in futuro, la possibilità del medesimo di effettuare investimenti in aree chiave, quali le infrastrutture tecnologiche, con la possibilità, pertanto, che il Gruppo non riesca a stare al passo con l’innovazione che caratterizza i mercati in cui esso opera.

Al riguardo si segnala inoltre che il Gruppo Nexi è esposto significativamente al rischio di tasso di interesse. In particolare, il Gruppo risulta esposto per una percentuale significativa, pari all’89%, a fonti di provvista a tasso d’interesse variabile. Alla data del Prospetto, il Gruppo non ha sottoscritto strumenti di copertura del rischio di tasso di interesse variabile.

I contratti di finanziamento stipulati dalle società del Gruppo prevedono una serie di obblighi finalizzati alla tutela delle posizioni di credito dei finanziatori, fra i quali limitazioni alla distribuzione di dividendi, al rimborso anticipato, all’assunzione di nuovo indebitamento finanziario, all’effettuazione di determinati investimenti, ad atti di disposizione dei beni e attività sociali. I suddetti contratti prevedono, altresì, in determinate e specifiche circostanze, il rispetto di taluni parametri finanziari.

Ove le attività operative del Gruppo non generassero flussi di cassa sufficienti e coerenti temporalmente rispetto agli impegni finanziari connessi all’indebitamento, si determinerebbe una situazione di squilibrio finanziario. In assenza di tempestive azioni volte a reperire le risorse finanziarie necessarie, tale squilibrio produrrebbe impatti negativi, anche significativi, sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del Gruppo stesso, con conseguenti perdite di valore, anche rilevanti, dell’investimento in Azioni dell’Emittente. Per ulteriori informazioni, si rimanda al Capitolo IV, Paragrafo 4.1.1 del Documento di Registrazione.

Il Prospetto include dati previsionali basati su ipotesi di eventi futuri e azioni del management e caratterizzati da connaturati elementi di soggettività e incertezza. Il management prevede il raggiungimento di sfidanti livelli di efficienza e profittabilità, in quanto superiori rispetto a quelli oggi osservabili nelle principali società comparabili anche alla luce del contesto competitivo atteso del settore in cui il Gruppo opera.

La capacità del Gruppo di incrementare i propri ricavi, di perseguire i propri obiettivi di crescita e di sviluppo e di mantenere adeguati livelli di redditività dipende sia dalla crescita del mercato sottostante che dalle nuove iniziative riguardanti sia i ricavi, sia i costi.

Al riguardo, si segnala che (i) l’auspicata crescita dei ricavi e della redditività sarà generata principalmente da dette nuove iniziative e (ii) tali nuove iniziative avranno – nella fase iniziale – una profittabilità inferiore rispetto a quella delle attività attualmente svolte dal Gruppo e (iii) la riduzione dei costi prevista per l’esercizio 2019 dipende dall’implementazione delle suddette iniziative, la quale potrebbe non essere realizzata, in tutto o in parte, o non determinare i risultati attesi. Inoltre si segnala che i dati previsionali sono basati su alcune assunzioni in merito all’evoluzione e alla crescita del mercato italiano dei pagamenti digitali. Qualora il Gruppo non fosse in grado di realizzare la propria strategia nei modi e nei tempi previsti e/o qualora le assunzioni dell’Emittente non si verificassero, l’attività e le prospettive del Gruppo potrebbero esserne negativamente influenzate e i tassi di crescita previsti dalla Società potrebbero non essere realizzati oppure potrebbe non registrarsi alcuna crescita.

Pertanto, i risultati effettivi della gestione futura potrebbero essere inferiori, anche significativamente, rispetto a quelli preventivati. Per ulteriori informazioni, si rimanda al Capitolo IV, Paragrafo 4.1.2 del Documento di Registrazione.

 

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