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Banco Bpm, Ubi, Popolare Sondrio, Creval e non solo. Chi uscirà da Nexi (che farà cassa in Borsa)

di

nexi

I vertici degli istituti soci con un pacchetto del 7% del capitale delle ex banche popolari (Banco Bpm, Ubi, Popolare Sondrio, Creval e non solo) stanno valutando se vendere o meno i titoli di Nexi che ha avviato la quotazione in Borsa.

Nexi scalda i motori in vista della prossima quotazione in Borsa per quella che si preannuncia come la più grande Ipo del 2019 in Italia. La società di gestione dei pagamenti ha presentato domanda di ammissione alla quotazione sul Mercato Telematico Azionario che dovrebbe essere “avviata entro aprile”, come anticipava qualche giorno addietro StartMagazine.

SI PREANNUNCIA UNA OPVS MISTA: VENDITA QUOTE E NUOVE EMISSIONI

“Si prospetta – ha aggiunto il Sole 24 Ore – un’operazione mista, un’Opvs: in gran parte saranno i private equity azionisti (Bain Capital, Advent e Clessidra) a vendere le loro quote azionarie”. L’offerta dovrebbe essere costituita, quindi, in parte da titoli di nuova emissione, per circa 600-700 milioni, in prospettiva di aumento di capitale e in parte, appunto, con la vendita di azioni da parte degli attuali azionisti, i fondi di private equity Advent, Bain Capital e Clessidra.

I PROVENTI PER RIDURRE L’INDEBITAMENTO. MA IL PACCHETTO DELLE EX POPOLARI POTREBBE ESSERE VENDUTO PRIMA DELLA QUOTAZIONE A PIAZZA AFFARI

Se i proventi dell’aumento di capitale saranno dunque utilizzati “principalmente per ridurre l’indebitamento finanziario”, con l’obiettivo di raggiungere un rapporto tra indebitamento finanziario netto e Ebitda normalizzato “compreso tra 3 e 3,5 volte” a fine 2019, la sorpresa potrebbe arrivare dalla mossa di alcune banche intenzionate a cedere la loro partecipazione in Nexi, proprio in vista della quotazione. Come riporta oggi MF-Milano Finanza infatti, “ gli azionisti di minoranza stanno decidendo il da farsi nell’ambito dell’operazione” di quotazione a Piazza Affari e proprio in questi giorni “i vertici degli istituti soci starebbero valutando se vendere o meno i titoli in portafoglio nell’ambito del collocamento privato. Il pacchetto arriva al 7% del capitale ed è di fatto il residuo della partecipazione che le ex banche popolari e non solo detenevano nell’Istituto centrale banche popolari italiani”.

BPM, CREDITO VALTELLINESE, POPOLARE DI SONDRIO E UBI BANCA PRONTE A FARE LA MOSSA

Il quotidiano del gruppo Class evidenzia che nel 2015, al momento della cessione del controllo ai fondi Advent, Bain Capital e Clessidra, le banche decisero di mantenere comunque una quota di minoranza. Secondo rumor di mercato sottolineati da Mf, gli istituti più propensi verso la cessione sarebbero Banco Bpm (1,6%) e il Credito Valtellinese (1,3%), ma gli occhi sono puntati anche sulla Popolare di Sondrio (1,3%) e su Ubi Banca (0,6%), mentre quote minimali sono in mano a Banca di Cividale, Iccrea, Banca Sella Holding, Popolare del Frusinate e Popolare Vesuviana.

NEL CONGELATORE L’OPERAZIONE CON SIA

“È per ora invece congelata l’operazione di fusione con Sia”, l’azienda che opera a livello europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici dedicati a istituti di credito, banche centrali, imprese e pubbliche amministrazioni. “Con la macchina organizzativa di Nexi lanciata verso l’Ipo era prevedibile che non ci fossero i tempi tecnici per studiare un’operazione con la partecipata di Cdp”, ricordava invece il Sole 24 Ore.

L’OBIETTIVO DI CDP E POSTE ITALIANE

Ma “è chiaro – come ha scritto giorni fa StartMagazine – che nel governo, in Cdp e in Poste Italiane si punti a un campione nazionale fra Nexi e Sia. E per questo ci sono tensioni tra gli azionisti di Sia e tra alcuni soci con i vertici della società”.

CHI SONO GLI AZIONISTI DI SIA

Il maggior azionista di Sia è il veicolo Fsia Investimenti (che vede Fsi Investimenti di Cdp al 70% e Poste Italiane al 30%) con il 49,48%, seguito da F2i con il 17,05%, dal fondo Hat Orizzonte (8,64%) e dal gruppo di banche storicamente presenti nella compagine: Banco Bpm (4,82%), Intesa Sanpaolo (4,05%), Unicredit (3,97%), Mediolanum (2,85%), Deutsche Bank (2,58%).

LE TENSIONI FRA CDP E BANCHE

Obiettivo della Cassa? “Rendere sempre più competitiva la società e con un maggior respiro europeo. Una prospettiva – si legge ancora nell’articolo di StartMagazine – che prevede il coinvolgimento della società Nexi”. Anche se non tutti sono d’accordo con l’operazione. “Le banche (Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediolanum, Deutsche Bank) sono pro Ipo e per un’azienda indipendente da singoli azionisti-clienti, cioè da Poste Italiane e istituti di credito”.

LE VOGLIE DELLE BANCHE

Per questo alla fine le banche, azioniste sia di Nexi che di Sia, “gradiscono far cassa subito con le due Ipo, bisbiglia chi nel governo e nelle società controllate dal Tesoro lavora a un grande polo nazionale”, ha sottolineato Start Magazine.

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