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Urenco

Uranio, tutti i piani anti-russi del Regno Unito

Il governo britannico ha stanziato 196 milioni di sterline a Urenco, consorzio anglo-olandese-tedesco specializzato nella produzione di uranio arricchito: Londra vuole emanciparsi dal combustibile nucleare russo. Tutti i dettagli.

Un investimento da quasi 250 milioni di dollari per rilanciare il nucleare in Gran Bretagna, puntando a sfidare l’attuale primato della russa TENEX, parte del colosso statale Rosatom, nel mercato dell’uranio e in particolare di quel tipo noto come HALEU ideale per alimentare una nuova generazione di mini reattori – quelli modulari noti come SMR, che sonoi più puliti, sicuri ed economici.

Nuovo impianto di Urenco nel Cheshire

Anche Bloomberg rilancia il comunicato con cui il governo britannico informa di aver stanziato 196 milioni di sterline a favore del consorzio anglo-olandese-tedesco Urenco, il secondo produttore al mondo di uranio arricchito con una quota del 31% (rispetto al 43% detenuto da Rosatom), che verranno impiegate per costruire un nuovo impianto a Capenhurst nel Cheshire, nel Nordovest del Paese.

Le parole del governo

La nuova struttura, precisa Downing Street, “comincerà a produrre nel 2031 combustibile che sarà pronto per l’export e per l’uso domestico, e potrebbe alimentare le abitazioni britanniche nel prossimo decennio”. Per quella data si punta a produrre annualmente almeno 10 tonnellate di HALEU.

Ma oltre a rivendicare la creazione “di circa 400 posti di lavoro altamente qualificati” quale culmine di un impegno volto a“rafforzare la supply chain locale e far crescere l’economia”, il governo di Sua Maestà sottolinea che l’investimento “porrà termine al regno della Russia quale unico produttore commerciale dell’uranio di tipo HALEU”, contribuendo ad “assicurare che altri Paesi non siano dipendenti dall’export russo” con il chiaro intento perciò di “isolare la Russia dai mercati globali dell’energia”.

L’entusiasmo dei ministri

La segretaria alla Sicurezza energetica Claire Coutinho ha ribadito, con parole riportate da Bloomberg, che la mossa di costruire un impianto per l’arricchimento dell’uranio in Gran Bretagna ha valore strategico, perché significa che “siamo la prima nazione europea al di fuori della Russia a produrre combustibile nucleare avanzato”.

Dichiarazioni che trovano eco nell’intervista rilasciata dal ministro per il nucleare Andrew Bowie, che ha sottolineato come “il potenziale sia più ampio dello stesso mercato interno britannico” alla luce del fatto che “abbiamo alleati che sono più esposti alla Russia e cercheranno perciò di massimizzare l’impianto britannico di Urenco”.

Restano in ogni caso in primo piano gli aspetti interni: come scrive Reuters, Londra punta a incrementare l’offerta nucleare di almeno 24 gigawatt per fare in modo che la quota della domanda di elettricità soddisfatta da questa fonte passi dall’attuale 14% a circa il 25%.

Per centrare questo obiettivo la Gran Bretagna, ha confermato Bowie, punterà su nuovi reattori modulari avanzati alimentati via HALEU, da cui la necessità “di essere in grado di rifornirsi da una fonte interna”.

Anche gli Usa e la Francia

La rivoluzione dei piccoli reattori nucleari noti con l’acronimo di SMR trova un ostacolo proprio nell’assenza di fornitori affidabili del combustibile adatto.

Non a caso, ricorda Bloomberg, gli Usa hanno staccato l’anno scorso un assegno di 150 milioni a favore di Centrus Energy, incaricata di produrre appena 20 kg di HALEU.

Vale inoltre la pena ricordare che l’amministrazione Biden a marzo ha stanziato ben 2,7 miliardi per rafforzare l’industria domestica dell’arricchimento dell’uranio, con particolare riferimento ai progetti HALEU, sempre con l’obiettivo di contrastare il monopolio russo.

Ma anche Parigi, riportava a marzo Reuters, sta considerando con il suo campione nazionale Orano di costruire in territorio americano un proprio impianto per l’arricchimento dell’uranio.

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