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Il romanzo dei Mondiali

“Gli ultimi campioni. Il romanzo dei mondiali del 2006” di Luigi Garlando letto da Tullio Fazzolari.

Per la terza volta consecutiva la nazionale italiana di calcio non è riuscita a qualificarsi ai campionati mondiali. E forse è meglio così perché non è affatto sicuro che poi tutto sarebbe stato facile. Tanto per girare il dito nella piaga e senza addentrarsi in inutili polemiche da bar sport, va ricordato che nel 2010 e nel 2014, pur avendo raggiunto la qualificazione, l’Italia è stata immediatamente eliminata nella fase preliminare. Per ripicca si può decidere di non guardare i mondiali in tv. Oppure tifare per il Curacao che li disputa per la prima volta e che ha tanti abitanti quanto la città di Modena. Ma la scelta più saggia è trovare conforto in un passato non troppo lontano ricordandosi che esattamente vent’anni  fa gli azzurri hanno vinto per la quarta volta il titolo mondiale.

“Gli ultimi campioni. Il romanzo dei mondiali del 2006” di Luigi Garlando (Utet, 224 pagine, 18 euro) è una cronaca minuto per minuto di quella pagina gloriosa nella storia del calcio italiano. C’è ovviamente il racconto di tutti i momenti decisivi di quella vittoria sino all’epica finale contro la Francia. Ma c’è qualcosa che riesce a coinvolgere anche chi non è particolarmente appassionato di football perché la narrazione di Garlando fa emergere soprattutto l’aspetto umano con gli stati d’animo, gli umori, le incertezze e gli entusiasmi di una sorta di microcosmo che spazia dai giocatori agli allenatori, dai tifosi in trasferta fino ai giornalisti incaricati di seguire i mondiali. E forse è consigliabile leggere “Gli ultimi campioni” proprio in questi giorni perché può avere un effetto rassicurante. Come dimostra la storia dei mondiali del 2006 la vittoria non è mai scontata ma va conquistata. Serve il talento ma contano di più la passione e il carattere.

La grande impresa di vent’anni fa non era iniziata sotto buoni auspici. Calciopoli aveva ridotto ai minimi storici la credibilità del calcio italiano. Singolare coincidenza: qualcosa di analogo era successo anche prima dell’altra vittoria nel 1982. Ma il football, quello vero, è tutt’altra cosa e sta nella determinazione con cui allenatore e calciatori si concentrano  sul torneo da disputare. Nessun problema li ferma. Francesco Totti e Alessandro Del Piero non sanno mai prima a chi tocca giocare ma poi fanno sempre e puntualmente la loro parte. Materazzi si fa espellere ma segna anche un gol decisivo. Fabio Grosso, oggi apprezzato allenatore, realizza il rigore che suggella la vittoria. Leggendo “Gli ultimi campioni” viene sicuramente un po’ di nostalgia per quella marcia trionfale ma anche un briciolo di speranza. L’Italia aveva vinto il mondiale ventiquattro anni prima e nel periodo intermedio non aveva fatto granché. Enzo Bearzot, il commissario tecnico ultimo vincitore nel 1982, augurava al successore Marcello Lippi di dargli finalmente il cambio. Chissà, forse esistono corsi e ricorsi storici per cui l’Italia vince ogni ventiquattro anni. Ne sono già passati venti e tocca aspettare il 2030. Con la speranza che “Gli ultimi campioni” diventino i penultimi.

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