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Tutti gli scazzi nell’Ue per gli stoccaggi di gas

Gas

L’Unione europea vuole stoccaggi di gas riempiti al 90% entro ottobre, e contemporaneamente ridurre le importazioni dalla Russia. È un piano fattibile? Ecco le stime degli analisti e le divisioni tra paesi membri

 

Per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia – che vale il 40 per cento delle importazioni di gas a livello comunitario, e che potrebbe interrompere le forniture come ritorsione per le sanzioni -, l’Unione europea ha messo a punto un piano di emergenza. Verrà presentato più nel dettaglio nei prossimi mesi, ma i punti principali sono due: la riduzione di due terzi delle importazioni di gas russo entro la fine dell’anno (102 miliardi di metri cubi all’anno su 155 totali) attraverso la diversificazione dei fornitori e delle fonti; e il riempimento al 90 per cento degli stoccaggi nazionali di gas entro il 1 ottobre, ogni anno.

IL PIANO EUROPEO È FATTIBILE?

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, gli obiettivi europei sono difficilmente realizzabili. L’Unione potrebbe diminuire gli acquisti di gas russo di 50 miliardi di metri cubi, non 102; potrebbe spingersi fino a un massimo di 80 miliardi qualora si affidasse a combustibili più emissivi del gas, come il petrolio e il carbone. Le stime degli analisti della banca Jefferies non sono troppo distanti da quelle dell’AIE: 65 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo in meno, un valore lontanissimo dal target di Bruxelles.

È poco plausibile, insomma, che l’Unione europea riesca ad avere accesso immediato a volumi sostanziosi di gas da fornitori diversi dalla Russia: mancano spesso gli impianti necessari, sia nei paesi che dovranno ricevere il gas sia in quelli che dovranno venderlo (e hanno bisogno di tempo per aumentare la capacità di export). La Commissione conta peraltro di acquistare 50 miliardi di metri cubi di gas liquefatto, vale a dire il 10 per cento circa dell’offerta annuale mondiale di GNL, in un mercato già sbilanciato dal lato della domanda.

DISTACCARSI DALLA RUSSIA, MA RIEMPIRE GLI STOCCAGGI

Il proposito di distacco sostanziale dalla Russia entro fine anno, benché motivato da ragioni di sicurezza energetica e di morale (ogni giorno l’Europa acquista idrocarburi da Mosca per 1 miliardo di euro, finanziando indirettamente l’invasione dell’Ucraina), entra in contraddizione con un altro proposito: quello di riempimento al 90 per cento degli stoccaggi nazionali di gas entro il 1 ottobre. Attualmente la media europea è al 26 per cento.

Di solito, le scorte per l’inverno vengono riempite in estate, quando sia la domanda di gas che i prezzi sono tipicamente più bassi. Oggi però i prezzi sono alti, e probabilmente lo resteranno anche nei prossimi mesi. Se l’Europa punterà sul GNL, andrà a creare una competizione sulle forniture con l’Asia nord-orientale che avrà l’effetto di spingere ancora più su il costo del combustibile.

Fare a meno del gas russo, fornito attraverso contratti a lungo termine, significa affidarsi al mercato spot, dove il costo del gas è maggiore. Secondo una stima del CSIS, il riempimento degli stoccaggi dell’Unione europea avrà un costo di 65 miliardi di euro, sulla base dei prezzi del gas di febbraio. Cifra che sale a 160 miliardi se si prende come riferimento i valori record toccati a inizio marzo.

TUTTE LE DIVISIONI TRA I PAESI EUROPEI

Alcuni paesi membri dell’Unione, come l’Italia, la Spagna e il Portogallo, hanno proposto un meccanismo di acquisto collettivo di gas naturale, con l’istituzione di un tetto massimo al prezzo, in modo da far valere il “peso” europeo sul mercato mondiale piuttosto che procedere singolarmente.

Ad opporsi all’idea, però, sono innanzitutto i Paesi Bassi. C’entra – come scrive Repubblica – il fatto che i prezzi europei del gas vengano stabiliti ad Amsterdam: è qui infatti che si trova l’ICE Endex, dove viene gestito lo scambio dei contratti (futures) di questa fonte energetica all’interno del Title Transfer Facility, il punto di scambio virtuale per il gas che funge da hub per l’Europa continentale. “Dalle impennate delle quotazioni che ormai superano il trecento per cento, ne ricava un vantaggio anche quel Paese”, si legge sul quotidiano.

Perché i prezzi europei del gas si decidono ad Amsterdam? Leggi l’approfondimento di Startmag

Ad avere dei dubbi sulla proposta italo-spagnola-portoghese è poi anche la Germania, che dispone di molti contratti di fornitura a lunga scadenza (e più economici) con la società russa Gazprom. Recentemente, tuttavia, Berlino ha firmato un accordo di assistenza energetica reciproca con Roma, che scatterebbe in caso di carenza di combustibile.

LE PROPOSTE

Le proposte che l’Unione europea dovrà valutare al Consiglio del 24 marzo prossimo sono tre.

La prima: regolamentare i prezzi per l’energia, ma solo per i consumatori e le imprese in difficoltà. È appoggiata anche del blocco degli stati più “rigoristi”.

La seconda, spinta dalla Spagna: procedere con acquisti collettivi di energia da fonti inframarginali (innanzitutto le rinnovabili), andando a regolamentare il prezzo attraverso l’istituzione di un prezzo unico.

La terza: fissare un tetto massimo al prezzo marginale dell’energia elettrica. Quest’ultima, benché generata a partire da un insieme di fonti diverse, sia fossili che rinnovabili, deve il suo prezzo all’ingresso a quello della fonte più costosa. Ovvero il gas.

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