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Perché i prezzi europei del gas si decidono ad Amsterdam?

Bollette

I prezzi del gas naturale scambiato ad Amsterdam sono tornati a salire. Ma perché i Paesi Bassi influenzano l’intero mercato europeo?

 

Dopo alcuni giorni di calo, ieri i prezzi europei del gas naturale sono tornati a salire: i flussi del combustibile dalla Russia, principale fornitrice del Vecchio continente, continuano a essere limitati e le tensioni geopolitiche attorno all’Ucraina (un importante punto di transito) potrebbero aggravare la situazione. L’attenzione dei mercati è attualmente concentrata sul vertice tra Mosca e la NATO fissato per oggi, durante il quale si discuterà proprio della questione ucraina.

L’AUMENTO DEI PREZZI DEL GAS

Venerdì il prezzo del gas nei Paesi Bassi, che funge da riferimento (o benchmark) per il mercato europeo, è arrivato a 92 euro al megawattora. Come ricordato anche dall’ARERA, l’autorità italiana di regolazione dell’energia, nel 2021 il prezzo del gas in Europa è cresciuto di quasi il 500 per cento, passando – in media – da 21 a 120 euro al MWh.

PERCHÉ PROPRIO I PAESI BASSI?

Il prezzo del gas in Europa si decide in territorio olandese perché è lì, ad Amsterdam, che ha sede l’ICE Endex, dove viene gestito lo scambio dei contratti (chiamati in gergo futures) di questa fonte energetica all’interno del Title Transfer Facility (TTF), il punto di scambio virtuale per il gas che funge da hub per l’Europa continentale.

Al TTF il gas si scambia in euro per megawattora. Il sistema è gestito da Gasunie, la società statale olandese che si occupa del trasporto del gas.

IL GIACIMENTO DI GRONINGEN

Nei Paesi Bassi, inoltre, si trova anche uno dei principali giacimenti di gas interni all’Europa, che generalmente dipende molto dalle esportazioni per il soddisfacimento del suo fabbisogno energetico. Il nome del giacimento è Groningen.

Inaugurato negli anni Sessanta e co-gestito dalla società petrolifera nederlandese Shell, Groningen raggiunse il suo picco produttivo nel 1976: 88 miliardi di metri cubi di gas. Negli anni Ottanta iniziarono però a verificarsi dei terremoti (fino a una magnitudo di 3.6) nell’area circostante al campo, causati dall’attività estrattiva.

AUMENTO DELL’OUTPUT?

Il governo dei Paesi Bassi dovrebbe chiudere completamente le operazioni a Groningen verso la metà del 2022, visti appunto i rischi sismici. Nell’immediato, tuttavia, i livelli produttivi del campo potrebbero aumentare da 3,9 a 7,6 miliardi di metri cubi per via della richiesta energetica della Germania, con la quale i Paesi Bassi hanno contratti di lungo termine.

Il governo nederlandese dovrebbe prendere una decisione sull’output di Groningen entro il prossimo 1 aprile.

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