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Litio, perché l’Ue fa tremare i produttori di batterie

Litio

La Commissione europea potrebbe classificare il litio tra le sostanze tossiche di elevata preoccupazione. Ma il metallo è fondamentale per le batterie, e dunque per il successo della transizione ecologica. Ecco dettagli, dichiarazioni e rischi

La Commissione europea sta esaminando una proposta della Francia per l’inserimento di tre sali di litio tra le sostanze tossiche di Categoria 1A. Alla fine dell’anno scorso il Comitato per la valutazione dei rischi dell’ECHA, l’Agenzia europea delle sostanze chimiche, aveva detto di condividere la posizione francese: il carbonato di litio, l’idrossido di litio e il cloruro di litio dovrebbero essere inseriti tra le sostanze che possono danneggiare la fertilità e i bambini allattati.

IL LITIO E LA TRANSIZIONE ENERGETICA

La possibilità di una classificazione del litio tra le sostanze tossiche ha però messo in allarme l’industria associata a questo metallo, che è fondamentale per la costruzione delle batterie per i veicoli elettrici e per lo stoccaggio di elettricità da fonti rinnovabili. L’ambiziosa agenda climatico-energetica dell’Unione europea, peraltro, prevede proprio la creazione di una filiera interna delle batterie e dei metalli necessari alla loro realizzazione, in modo da rafforzare l’economia del blocco e ridurre la dipendenza dalla Cina per le forniture di materie prime e dispositivi strategici.

La Commissione europea si esprimerà sulla tossicità del litio tra ottobre e dicembre prossimi.

INCERTEZZA SUGLI INVESTIMENTI

Roland Chavasse, segretario generale dell’International Lithium Association, un’associazione che riunisce gli operatori della catena del valore del litio, ha detto a S&P Global che “il rischio è che se i sali di litio venissero erroneamente riclassificati come 1A/SVHC, ciò introdurrebbe una grande incertezza nella pianificazione della redditività commerciale a lungo termine degli investimenti intorno a questi tre sali”.

Una sostanza presente nella categoria 1A, infatti, viene considerata “di elevata preoccupazione” (la sigla è SVHC, che sta per substance of very high concern) e il suo utilizzo verrebbe sottoposto a restrizioni, come stabilito dalla strategia dell’Unione europea per le sostanze chimiche sostenibili.

GLI OBIETTIVI DELL’UE SUL LITIO

Come ricorda Rystad Energy, l’Unione europea vuole portare la propria quota di produzione di carbonato di litio per le batterie dall’attuale 0 per cento all’8,3 per cento del totale mondiale entro il 2025. Ha obiettivi simili sull’idrossido di litio, meno comune del carbonato ma impiegato per la realizzazione di batterie per le auto elettriche dalla maggiore durata.

“Pertanto”, ha aggiunto Chavasse, “se uno di questi tre sali di litio dovesse essere classificato erroneamente come 1A ed essere inserito nell’SVHC, potrebbero esserci significative conseguenze indesiderate per gli investimenti nel loro utilizzo nell’Unione europea, mettendo così in discussione la redditività a lungo termine della produzione, della raffinazione, dell’utilizzo e del riciclo del litio negli stati membri dell’Unione”.

GREEN DEAL A RISCHIO?

Giorgio Corbetta, direttore degli affari europei per EUROBAT, associazione europea dei produttori di automobili e batterie, ha dichiarato a S&P Global che “noi produttori di batterie, insieme alle complesse industrie dei pigmenti colorati inorganici, dei lubrificanti e dei grassi e dei veicoli, siamo preoccupati perché un’ingiustificata classificazione 1A avrebbe un forte impatto sugli investimenti nella catena del valore del litio in Europa e renderebbe irrealistico il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal”.

Il Green Deal è il piano della Commissione europea per la riduzione delle emissioni di gas serra, la cui attuazione prevede una maggiore diffusione di auto elettriche e un forte aumento delle installazioni di impianti di energia rinnovabile: in entrambi i casi, il litio è una materia prima indispensabile.

CLASSIFICAZIONE IMPROBABILE?

A detta di Ledoux Pedailles, dirigente della società mineraria Vulcan Energy Resources, è “piuttosto improbabile che, dati gli obiettivi dell’Unione europea di diventare autosufficiente nella produzione di batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici entro il 2025, di puntare all’80 per cento di produzione interna di litio nei prossimi cinque anni, di puntare al 35 per cento di riciclaggio del litio entro il 2029, [è improbabile] che [la Commissione] approvi una proposta che può essere considerata controproducente”.

ESENZIONE SPECIALE?

Secondo Pedailles, se anche la Commissione non dovesse respingere la proposta francese, potrebbe comunque concedere uno status speciale ad alcuni stati membri, permettendo loro di sollevare la classificazione 1A dei tre sali di litio per alcune industrie specifiche (le batterie, appunto). Ha fatto l’esempio concreto del cobalto, che “rientra già in questa categoria (insieme ad altri 850 prodotti) e viene consumato quotidianamente nelle batterie in Europa. Tuttavia, è vero che [la classificazione 1A, ndr] potrebbe avere un impatto portato da costi aggiuntivi per il controllo, la lavorazione, l’imballaggio e lo stoccaggio”.

Roland Chavasse ha aggiunto che “una filiera interna della batterie è uno dei principali obiettivi strategici dell’Unione europea, e questa potenziale riclassificazione aggiunge molta incertezza finanziaria a lungo termine ai massicci investimenti necessari” per realizzarla.

LE CONSEGUENZE

Rystad Energy sostiene che l’inserimento dei tre sali di litio tra le sostanze tossiche non fermerà l’utilizzo del metallo, ma avrà probabilmente un impatto su almeno quattro fasi della catena del valore europea delle batterie: l’estrazione mineraria, la lavorazione, la produzione di catodi (sono gli elettrodi positivi delle batterie) e il riciclo. Inoltre, è possibile che la connotazione negativa del litio possa ridurre ulteriormente il sostegno dell’opinione pubblica all’apertura di nuove miniere.

Il rischio finale, secondo Vulcan Energy Resources, è insomma che la classificazione europea possa portare a una concentrazione ulteriore del processo di raffinazione del litio in Cina, aumentando sia la dominanza del paese su quest’industria sia la condizione di dipendenza europea.

COME VANNO I PREZZI DEL LITIO

Dall’inizio del 2022 – riporta S&P Global Platts – i prezzi del carbonato di litio e dell’idrossido di litio sono cresciuti rispettivamente del 114,5 e del 139,7 per cento. Il valore di questi sali sul mercato dell’Asia settentrionale si aggira intorno ai 72.500 e ai 76.000 dollari a tonnellata.

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